Una convivenza da costruire

Sin dall’alba dei tempi, l’uomo si è dovuto confrontare con la presenza degli altri inquilini terrestri, gli animali. La fauna è da sempre una risorsa, una fonte di cibo, ma anche un pericolo, così come, in alcuni casi, un patrimonio da proteggere. La convivenza, si sa, non è sempre facile, e il progredire della società ha reso via via più indispensabile una regolamentazione del rapporto uomo-animali che tuteli sia noi che loro.
L’Italia aderisce a diverse convenzioni e accordi internazionali in materia di protezione della flora e della fauna selvatica, la prima delle quali è la Convenzione di Parigi (1950), ratificata nel 1978, a cui sono seguite diverse convenzioni per la tutela dell’ambiente, del territorio e della biodiversità. La regolamentazione in materia ha subito un nuovo slancio negli anni ’90, con l’entrata nell’UE e la necessità di recepire le direttive europee (le due principali sono la Direttiva Uccelli e la Direttiva Habitat). Con queste nuove norme si realizza un’evoluzione nell’approccio alla biodiversità, che non si limita più all’elencazione delle specie da proteggere, ma richiede l’elaborazione di strategie per la sua conservazione e lo sviluppo sostenibile. Infatti l’Italia è tra i paesi europei più ricchi su questo piano, possedendo la metà delle specie vegetali e un terzo di quelle animali presenti nel territorio europeo
Le norme nazionali per la conservazione della flora e della fauna selvatica attualmente tutelano una parte di tale importante patrimonio. In particolare esse si sono rivolte alla creazione e regolamentazione di aree naturali protette: i territori caratterizzati da rilevante valore naturalistico e ambientale sono sottoposti a uno speciale regime di tutela e di gestione, allo scopo di proteggerne le qualità particolari e renderle anche fruibili al pubblico per attività di ricerca e di formazione. Al fine di proteggere la fauna selvatica, poi, sono state emanate leggi a regolamentazione della caccia, la quale è competenza delle regioni all’interno del quadro di norme nazionali. La legge 157 del 1992 stabilisce che la fauna selvatica è «patrimonio indisponibile dello Stato» ed è tutelata nell’interesse della comunità nazionale e internazionale. Per questo le specie non domestiche non possono essere cacciate, ad eccezione di particolari circostanze, come nel caso della «caccia di selezione», compiuta per mantenere stabile il numero di capi di ungulati (cinghiali, cervi, caprioli…) sul territorio, poiché la loro proliferazione potrebbe diventare dannosa per altre specie o per l’ambiente. 

Un cinghiale che cerca cibo in città.

Proprio la proliferazione dei cinghiali sul territorio italiano ha provocato diversi danni in varie regioni. L’introduzione negli anni passati di capi provenienti dal centro Europa, più grossi e prolifici, ha causato una sovrappopolazione. I cinghiali danneggiano le piantagioni e risultano pericolosi per l’uomo, tanto che in diverse regioni le quote di abbattimento sono state alzate. Questo però non sembra sufficiente a contenere il danno. L’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha dichiarato la necessità di uno studio capillare sul territorio per comprendere il problema e poterlo contrastare in modo efficace, nella tutela sia dell’uomo che dell’animale. 

Reintroduzione di un lupo in natura.

Il cinghiale non è l’unico caso di ripopolazione di una specie che causa dibattito. Negli anni ’70, infatti, il lupo era quasi scomparso dal nostro territorio e da allora, grazie all’intervento di associazioni e dello Stato, ha decuplicato la sua popolazione. La protezione di questa specie animale le ha permesso di proliferare e di tornare a cacciare sulle nostre montagne, per la gioia di ambientalisti e appassionati, entrando però in diretto conflitto con gli allevatori, i quali subiscono numerosi danni ai pascoli. Le proteste di quest’ultimi hanno portato alla proposta di reintrodurre l’abbattimento selettivo, il quale porterebbe il processo di salvaguardia del lupo indietro di cent’anni. Per evitare ciò, le istituzioni stanno attuando una serie di iniziative volte al supporto degli allevatori, come il progetto Life Wolfnet, finanziato dalla Comunità Europea, che prevede risarcimenti e miglioramenti ai sistemi di prevenzione degli attacchi. Indispensabile, anche, lo snellimento della burocrazia per l’accesso ai risarcimenti, obiettivo su cui lo Stato deve ancora lavorare. Infine, fondamentali sono la ricerca e l’informazione a proposito di questa specie, che numerosi studi hanno dimostrato come fondamentale per l’equilibrio della flora e della fauna e per la conservazione della biodiversità. La divulgazione di questi dati è importante per rendere consapevoli allevatori e non dell’importanza della salvaguardia del lupo. Le iniziative sono quindi molte, ed è un dato estremamente positivo. D’altra parte è inevitabile che ci sia un periodo di assestamento per rendere possibile questa convivenza. Salvaguardare il lupo senza danneggiare gli allevatori appare comunque possibile, come dimostra il Parco Nazionale dei Monti Sibillini, in cui il miglioramento dei sistemi di prevenzione già in uso ha ridotto del 60% i danni agli allevamenti. 

Insomma, nonostante a volte la convivenza uomo-animale possa apparire difficile (pensiamo, come  esempio più recente, all’aggressione di un uomo da parte di un orso in Trentino), indispensabile è non farsi prendere dall’emotività e dalla rabbia, rimanendo invece ancorati al proposito di salvaguardare la natura e allo stesso tempo tutelare le attività umane. Le istituzioni e le associazioni competenti hanno di certo un gran lavoro da fare. Prima di tutto è indispensabile la ricerca, per cui i fondi scarseggiano sempre, per poter raccogliere dati certi che permettano di pianificare la salvaguardia e l’eventuale controllo della proliferazione delle specie selvatiche. Dopodiché è molto importante l’informazione, per rendere consapevoli i cittadini sui rischi e i benefici della tutela ambientale. Infine è ovviamente da attuare il supporto alle eventuali vittime degli animali, che devono sentirsi protette a loro volta. Purtroppo, o per fortuna, in questo pianeta non siamo soli, ed è quindi indispensabile riuscire a trovare il modo di convivere pacificamente con le altre specie che abitano la Terra e che, come noi, hanno diritto ad essere tutelate e salvaguardate nella loro importanza per la biodiversità ambientale. 

L’illustrazione di copertina è stata realizzata da Alessandro Pastore in esclusiva per Incipit.

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