Fare divulgazione in Italia: il fenomeno Angela

Che cosa si intende quando si parla di divulgazione scientifica? La divulgazione scientifica può essere definita come una sorta di traduzione di un sapere specialistico da un linguaggio di settore al linguaggio comune. Lo scopo centrale di questa è quello di far comprendere, anche ai non esperti in una specifica materia, un argomento di quella stessa. Semplificare, senza banalizzare, diffondere la cultura scientifica per accrescere la percezione dell’importanza della scienza e rafforzarne il radicamento nella società.

La capacità di divulgare e quindi di essere comprensibili è molto importante, visto che se le cose sono spiegate in un modo accattivante e accessibile, ognuno di noi può interessarsi a qualunque argomento. Se qualcuno riesce a spiegarvela bene, probabilmente potreste riuscire a capire anche qualche complicata teoria di fisica, pur non essendone esperti. Ci sono settori in cui, perciò, la capacità di arrivare ad un pubblico vasto è fondamentale, come ad esempio nell’ambito dei beni culturali. Quante volte vi è capitato di trovarvi ad un museo dove le didascalie e i cartellini apposti all’esposizione erano noiosi o poco comprensibili? Riferimenti al Cenozoico e al Mesozoico forse risvegliano qualche impolverato ricordo delle elementari, ma se non vi siete appena letti un libro di paleontologia può risultare complicato collocare nomi e date, senza che ad essi siano aggiunte altre informazioni di interesse culturale. Se invece le spiegazioni sono scritte in maniera divulgativa, alla fine della mostra saremmo in grado di avere un’idea chiara su ciò che abbiamo visto. Il problema è che spesso i musei e le mostre sono curate da esperti nel settore che usano il loro linguaggio specialistico senza pensare che il pubblico a cui si rivolgono sia variegato e che magari risulterebbe più vantaggioso adottare un linguaggio divulgativo. È infatti importante mettersi nei panni del lettore per poter capire come e cosa potrebbe risultare più interessante e, sulla base di quello, adeguare il proprio modo di esporre le informazioni. Per questo sarebbe molto utile ingaggiare un esperto di comunicazione, che si incarichi di rendere il contenuto adatto ad un pubblico ampio e diversificato, collaborando allo stesso tempo con gli esperti che forniscono le proprie conoscenze specialistiche.

Un settore sicuramente in crescita per quanto riguarda la divulgazione scientifica è il web, che permette a chiunque di raggiungere informazioni in modo veloce e semplice. Il problema della divulgazione scientifica in rete è però, come sempre, quella dell’attendibilità del materiale reperito. Tra le pagine più visitate abbiamo ad esempio Wikipedia, che pur essendo abbastanza controllata, può essere modificata da chiunque e spesso non presenta fonti attendibili. Altri siti invece forniscono una buona varietà di materiali, usando come fonti riviste scientifiche specialistiche e rendendo gli articoli divulgativi, tali da essere capiti dal grande pubblico (per esempio siti come Le Scienze, Gravità Zero, Scienza in Rete e OggiScienza). Una grave assenza nel campo della divulgazione scientifica in Italia è quella delle università: i centri di ricerca universitari infatti raramente sono coinvolti in progetti di divulgazione dei propri lavori, orientando le proprie pubblicazioni per un pubblico quasi solo specialistico. La divulgazione scientifica è svolta prevalentemente da giornalisti: il numero di scienziati italiani attivi in campo divulgativo è molto limitato, questo ha aumentato il distacco tra ricercatori e società e ha favorito la diffusione di cattive informazioni scientifiche da parte dei media, i quali agiscono spesso senza il supporto di esperti. Un’indagine del 2011 sulla comunicazione scientifica svolta dal CNR ha dimostrato che i loro ricercatori partecipano ad attività di comunicazione soprattutto con aziende e amministrazioni, mentre quelle che le prevedono il coinvolgimento diretto del pubblico sono una piccola percentuale e sono concentrate su pochi argomenti di attenzione sociale, come l’ambiente e la salute. Queste lacune andrebbero riempite, in quanto una buona divulgazione scientifica è estremamente importante per rendere noti alla società gli avanzamenti e le scoperte fatte in ambito scientifico e creare una consapevolezza sull’importanza della ricerca in Italia.

Cosa serve, allora, per essere divulgativi? Non esistono particolari regole o tecniche: un buon divulgatore è in grado di essere chiaro e di coinvolgere i propri lettori/ascoltatori, catturando la loro attenzione. Per fare questo, deve cercare di fare appello all’emotività del suo pubblico con aneddoti, storie, racconti che possono interessare anche i non esperti (attenzione, sempre cercando di mantenere un certo livello, non parliamo di rifarsi a storielle splatter o volgari solo per attirare la curiosità), anche l’uso di animazioni e grafiche può aiutare a tenere acceso l’interesse. Un esempio di divulgazione scientifica ben riuscita in Italia sono senza dubbio le trasmissioni televisive di Piero e Alberto Angela: i loro programmi sono tra i pochi nel loro genere ad essere sopravvissuti per così tanto tempo nei palinsesti televisivi e Superquark va in onda da 22 anni, resistendo nonostante tutto alla prima serata, registrando nel 2017 il 15% di share in media. Piero Angela è stato uno tra i primi divulgatori ad utilizzare le tecniche di animazione in modo esplicativo nei suoi servizi, accompagnandosi con grafiche ed effetti al computer (chi non ricorda un mini Piero Angela che “nuota” tra i globuli rossi?). A seguire le sue orme è stato il figlio, Alberto Angela, il quale con Ulisse: il piacere della scoperta va in onda da 17 anni e conquista sempre più successi. Sempre Alberto Angela, con la serie di documentari Stanotte a… ha raggiunto un inaspettato risultato di pubblico, riuscendo con Stanotte a San Pietro a tenere incollati allo schermo quasi sei milioni di telespettatori. Gli Angela non sono amati solo dai seguaci delle loro trasmissioni, ma anche da un’ampia schiera di giovani, i quali hanno reso la famiglia Angela un tormentone sui social. A suon di meme e vignette umoristiche la schiera degli “angelici” (che si ritrovano in particolare nella pagina facebook Piero Angela noi ti obbediamo ) venerano e idolatrano Piero, come un’entità superiore che dona la conoscenza, e ammirano anche per il suo sex appeal Alberto, che è diventato un’icona sessuale per molte giovani.

Meme dalla pagina “Piero Angela noi ti obbediamo”

Ad ogni puntata delle loro trasmissioni televisive i commenti su Twitter e Facebook si sprecano; con molto umorismo e affetto, la famiglia Angela è apprezzata e stimata per la sua capacità di arrivare a tutti e per la loro presenza stabile nel palinsesto Rai, cosa che li ha fatti diventare ricordo comune di ogni italiano. Il fenomeno Angela dimostra che una buona capacità di divulgazione può portare anche un pubblico vasto e variegato come quello televisivo a seguire con passione programmi scientifici e culturali. Il fatto che gli Angela siano ammirati da così tanti giovani fa capire inoltre come la cultura sia cool e attiri pubblico: la curiosità è infatti insita in ognuno di noi, abbiamo solo bisogno di qualcuno che la accenda e la renda attiva.  Se la comunicazione scientifica è fatta bene, questa potrebbe quindi aiutare la ricerca italiana ad attirare interesse, dimostrando come essa sia non solo fondamentale nella nostra società, ma anche divertente. Una prima dimostrazione è il fatto che proprio la pagina “Piero Angela noi ti obbediamo” ha lanciato, in occasione del compleanno di Piero Angela, una raccolta fondi da donare alla ricerca contro il cancro, a Torino, il 18 dicembre. La capacità di narrare e incuriosire di questi due divulgatori, ha fatto sì che una parte del loro pubblico si sentisse talmente coinvolto da agire in prima persona per la ricerca.

In conclusione, appare evidente come la diffusione delle conoscenze scientifiche sia fondamentale in una società evoluta che basa sempre di più il suo progresso sulle innovazioni in campo tecnologico e scientifico. Le novità che ci permettono di migliorare il nostro stile di vita devono essere divulgate e rese comprensibili a tutti, in modo da rendere partecipe la società in toto degli avanzamenti condotti da un’élite, quella dei ricercatori. 

Immagine di copertina da Today.it

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