Di cultura e studi umanistici si mangia?

 «Di cultura non si mangia»: questa frase è divenuta un tormentone negli ultimi anni. Secondo parte della stampa, a pronunciarla sarebbe stato Giulio Tremonti nel 2010: l’allora Ministro dell’Economia avrebbe risposto così all’ex Ministro dei Beni e delle Attività Culturali Sandro Bondi, il quale si lamentava con il collega dei tagli alla cultura e delle elargizioni ai ministri leghisti. Tremonti ha sempre smentito di aver pronunciato queste parole (la citazione corretta è infatti «Non è che la gente la cultura se la mangia») e, ironicamente, le ha rese il titolo del manifesto culturale e politico scritto a quattro mani con Sgarbi e pubblicato di recente.
A mo’ di slogan, però, tale espressione è divenuta di uso così comune che è inevitabile pensare che almeno una parte di chi la pronunci o la scriva pensi davvero che con la cultura no, non si guadagna. D’altronde le arti sono storicamente considerate prerogativa dell’otium e l’idea dell’arte, della cultura, degli studi umanistici come discipline inutili poiché improduttive è un leitmotiv della società basata sul capitale, sul profitto, sulle nuove tecnologie.
Per l’approfondimento di febbraio ci siamo posti proprio questa domanda: quanto c’è di vero nella frase attribuita a Tremonti e quanto invece è da attribuire a pregiudizi ben radicati?
Quanta responsabilità abbiamo noi, come Paese, nella promozione della cultura? Nicolò Andreotti ci parlerà della «miniera d’oro» dei beni culturali italiani, secondo alcuni sfruttata senza scrupoli, secondo altri non ancora valorizzata a dovere.
A proposito di studi umanistici, Matteo Maretto ci proporrà un’appassionata difesa del corso di laurea in Scienze della Comunicazione; sempre riguardo al mondo universitario, poi, Laura Ferla ha cercato di capire come gli studenti di facoltà scientifiche considerino i propri colleghi umanisti, mentre Giulia Mattioli ha intervistato Stefano Feltri e Tomaso Montanari sull’utilità o inutilità delle facoltà umanistiche, sulla scelta del corso di studi e sulle prospettive lavorative che oggi il mondo accademico può offrire.
Elisa Maruzzo inoltre ci parlerà di ricerca, o meglio delle difficoltà di fare ricerca nel nostro Paese, soprattutto in ambito umanistico ma non solo.  Elisa Santoro invece si  è occupata di divulgazione: grazie al web e alla tv, la divulgazione scientifica in Italia riscuote un grande successo (e non potevamo esimerci dal citare l’eccellente lavoro svolto, in questo senso, da Piero e Alberto Angela) ma pochi sono gli specialisti e i ricercatori coinvolti, cosa che inevitabilmente allontana il mondo accademico dalla parte restante della società.
Eppure una corretta informazione appare urgentemente necessaria, oggi più che mai, nell’era di Facebook, Twitter e delle fake news: Davide Travaglini ci offre il resoconto del suo viaggio nel mondo delle bufale, dei complotti e dell’analfabetismo funzionale in rete; un quadro tragicomico che ci fa capire quanto in fondo di cultura non solo si dovrebbe mangiare, ma innanzitutto si dovrebbe vivere.

L’illustrazione di copertina è stata realizzata da Marina Ichigo in esclusiva per Incipit.


Solo un appunto, cari lettori. Questo è l’ultimo editoriale che scriverò per Incipit; d’ora in avanti infatti sarà Felicity Zaccaria, già mia fedele vicedirettrice, a occuparsi della gestione di questo blog. È difficile congedarsi da un progetto che ho creato e visto maturare, nonché da un team affiatato di persone che ho visto crescere – professionalmente, s’intende – nel corso di questi due anni di lavoro di redazione: collaboratori ma anche artisti, uniti dalla passione per il mondo dell’arte e per una corretta e libera informazione.
Sono stati due anni intensi, di grande impegno di squadra e di grandi soddisfazioni: saluto Incipit con un sorriso. Forse non si tratta di un addio e vi capiterà di leggere ancora qualche mio scritto da queste parti; nel frattempo, auguro un buon lavoro a Felicity e a tutta la redazione.

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