«To The Bone» non è certo un inno all’anoressia!

Netflix è ormai sulla bocca di tutti, il successo conquistato negli ultimi anni ha contribuito a renderla, senza dubbio, la piattaforma di streaming più popolare del momento, amata sì per il catalogo abbastanza ampio di film e serie tv, ma soprattutto per le sue recenti produzioni originali che hanno contribuito ad accelerare la sua ascesa verso la popolarità.
Tuttavia, da qualche mese a questa parte l’attenzione che la piattaforma ha attirato su di sé è stata tutt’altro che positiva e ha scatenato una serie di critiche e di polemiche: da quelle scaturite in seguito alla sua partecipazione con ben due pellicole originali al festival di Cannes, concepita dal cinema tradizionale come una minaccia, a quelle suscitate dopo l’uscita di uno dei tanto famosi prodotti originali, 13 Reasons Why che, nonostante il suo innegabile successo, è stata accusata di istigare i giovani al suicidio, reso sul piccolo schermo in maniera troppo «romantica», e di non aver saputo rappresentare in maniera adeguata un disturbo mentale così diffuso come la depressione. A queste si aggiungono, inoltre, le recenti proteste di numerosi utenti in seguito alla cancellazione improvvisa di Sense 8, una delle serie di punta del sito di streaming che – stroncata per i costi troppo elevati- promuoveva la diversità e diffondeva messaggi di uguaglianza e solidarietà.

Le più recenti polemiche sono invece nate in seguito all’uscita dell’ultima pellicola prodotta in casa Netflix, To The Bone, che affronta il tema dell’anoressia, visto dalla prospettiva di una ragazza di appena vent’anni e che ha come protagonista Lily Collins; in questo caso le critiche sono arrivate in anticipo, prima ancora dell’uscita ufficiale del film – reso disponibile agli utenti il 14 luglio-, in seguito alla pubblicazione del trailer sul canale YouTube, avvenuta il 20 giugno.

Nella sequenza pubblicata possiamo vedere una giovane ragazza, all’apparenza cinica e sarcastica – ovvero Lily Collins- pallida in viso e magra fino alle ossa, che tenta di intraprendere un percorso verso la guarigione aiutata da un dottore «inusuale» – interpretato da Keanu Reeves- insieme ad un gruppo di ragazzi.
Le immagini mostrate, accompagnate da una musica apparentemente allegra, sono bastate a far nascere un’accesa discussione su un tema così delicato e attuale come quello dei disordini alimentari, scatenata dalle preoccupazioni di esperti e di chi ha dovuto personalmente combattere questi disordini: la loro principale paura, infatti, era che il film potesse effettivamente causare dei danni a chi ne ha sofferto o ne sta ancora soffrendo, fornendo un’immagine romanzata e quindi potenzialmente pericolosa dell’anoressia.

«Ho avuto una reazione viscerale al trailer, c’è questa ragazza molto magra. È strana ed è audace, è una versione romanticizzata di una persona che soffre di disturbi alimentari, e penso che potrebbe essere istigante».

Così ha dichiarato Sara Shaw, una giovane donna di 36 anni che ha combattuto e ha sconfitto l’anoressia e che vuole impedire che altri ne soffrano.
Queste preoccupazioni sono poi state sostenute dal fatto che alcune immagini del film sono state diffuse in alcuni siti che promuovono l’anoressia e che vedono, nel corpo ridotto all’osso della Collins – che ha dovuto in prima persona lottare contro un disordine alimentare in passato e che ha deciso di perdere peso per rappresentare al meglio il suo personaggio- un’ideale di bellezza da imitare.

A scendere in campo in difesa della pellicola è stata proprio la regista, nonché scrittrice della sceneggiatura, Marti Noxon che ha voluto riportare sul piccolo schermo la sua esperienza personale e che ha sottolineato in un messaggio scritto sui social che il suo prodotto è il frutto di un lavoro pensato per essere il più veritiero possibile, un’occasione per dare il via ad un dialogo su un argomento al giorno d’oggi ancora troppo poco affrontato:

«Conosco personalmente la lotta, l’isolamento e la vergogna che una persona prova quando è afflitta da questo tipo di malattia. Abbiamo parlato con altri sopravvissuti e lavorato con Project Hope – un’associazione internazionale no profit per la prevenzione dei disturbi alimentari che è stata consultata per il film- durante la produzione con la speranza di essere veritieri senza scopo di lucro».

È stato inoltre precisato che la giovane attrice ha preso di sua spontanea volontà la decisione di perdere peso e, in seguito, è stata attentamente seguita da una nutrizionista che si è assicurata che riprendesse peso e rimanesse sana. Insomma gli ultimi prodotti rilasciati dimostrano come Netflix abbia deciso di promuovere contenuti originali incentrati su dei temi, al giorno d’oggi considerati tabù, di modo da incoraggiare discussioni e conversazioni nella comunità degli utenti.

Ma veniamo ora al film, il cui inizio è preceduto da un avvertimento, una sorta di difesa preventiva in seguito alle polemiche suscitate dal trailer, in cui viene sottolineato il coinvolgimento nel progetto di persone – in primo luogo la stessa regista- che effettivamente hanno provato e vissuto quello che Ellen, la protagonista, ha dovuto affrontare e che mette in guardia sulla presenza di «descrizioni realistiche che potrebbero risultare difficili per alcuni spettatori».
Ellen è una ragazza di appena vent’anni, un’artista, che, a causa del suo comportamento irrispettoso e del suo carattere, è stata cacciata da ben quattro centri di recupero, in cui era stata costretta dalla famiglia a ricoverarsi per affrontare la sua anoressia; visto lo stadio avanzato della malattia la matrigna e la sorellastra, che tentano di sostituire un padre assente mai presente sulla scena e una madre instabile che l’aveva abbandonata, la convincono a farsi visitare da un medico, il dottor Beckham, ovvero Keanu Reeves, e a ricoverarsi in una sorta di casa famiglia gestita da quest’ultimo dove sono presenti altri ragazzi che soffrono di disordini alimentari e che stanno tentando di intraprendere un processo di guarigione simile.
In questo luogo, così diverso dalla clinica ospedaliera, più simile ad un ambiente familiare e accogliente, Ellen cercherà con fatica di lottare per ritrovare la voglia di vivere e di guarire, aiutata sia dal dottore che dagli altri ragazzi, in particolare da Luke, un ex ballerino costretto a dire addio al suo sogno a causa di una grave lesione al ginocchio e che è quasi completamente guarito dall’anoressia, interpretato da Alex Sharp.
Il percorso di guarigione che la giovane intraprende è tutt’altro che facile: è segnato da alti e bassi, da momenti di progresso quasi positivi e ricadute preoccupanti che contribuiscono a rendere la pellicola decisamente più reale; per accettare di farsi aiutare e tentare di guarire, Ellen deve prima rendersi conto della gravità della situazione, deve insomma toccare il fondo prima di provare a risalire.

Un’immagine presa dal trailer del film.

Nel complesso il film è una combinazione fatta di situazioni più drammatiche e significative – come le scene in cui la ragazza misura ossessivamente la circonferenza del suo braccio con la mano, desiderando che le dita si tocchino o quelle in cui ci viene mostrato il suo corpo semi-nudo, decisamente di impatto-, ma anche di momenti positivi e incoraggianti e di battute sarcastiche, ed è proprio per questo che funziona.
Il punto di forza di questo film è senza dubbio la sua attrice protagonista, una Lily Collins pallida e con le guance scavate che ha saputo rendere alla perfezione il suo personaggio, comunicandoci tutte le sensazioni provate tramite gli occhi, sempre così intensi e carichi di emozioni e che ha saputo mettersi in gioco con estrema professionalità.

Sebbene ci siano alcuni punti oscuri su cui non vi- come il passato della protagonista o alcune relazioni più complesse, come quella con la madre e il padre, che non vengono approfondite troppo- To The Bone è un film che merita decisamente di essere visto, che non romanticizza o «rende di moda» l’anoressia, ma che riesce, anzi, a rappresentare un problema serio e attuale e forse troppo poco discusso come quello dei disordini alimentari, visto dalla prospettiva di chi ne soffre e che purtroppo non guarisce miracolosamente, ma che deve intraprendere un percorso di guarigione che risulta ricco di ostacoli.
L’intento della regista e di chi ha contribuito a realizzare questo prodotto era, appunto, quello di iniziare una conversazione sull’argomento, di spingere gli spettatori a dialogare e a confrontarsi e si può dire che è stato pienamente raggiunto.

Immagine in evidenza presa dal trailer ufficiale di To The Bone.

 

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