Recensione: «1984 Movies» di Spectre

Gli anni Ottanta sono stati cruciali per lo sviluppo di quello che sarebbe diventato l’attuale «uomo del terzo millennio», ed è visibile a tutti come avvenimenti, mode, sonorità caratteristiche di quel decennio siano entrati a far parte dell’immaginario comune, continuando tuttora ad influenzare il pensiero, le azioni e le opere di molti. Di ciò è prova, ultima di una lunghissima serie, il nuovo album del produttore torinese Spectre, al secolo Aldo Sulotto, non a caso intitolato «1984 Movies», uscito il 10 aprile scorso per l’etichetta indipendente Indastria Records.
Il DJ sabaudo ha debuttato l’anno scorso con «Miami»: bastano pochi secondi di una sua canzone per tornare con la mente agli Eighties; da quel periodo di creazione e affermazione della figura del DJ, Spectre trae la tendenza allo sperimentalismo virtuoso, cercando soluzioni echeggianti nostalgia, ma al contempo fresche e originali.
Sempre guardando al suddetto decennio come modello e punto di riferimento, l’artista si mantiene su una vena synthwave, ma dà l’impressione, in ampie sezioni, di star compiendo una decisa virata verso sfumature più attinenti alla tech house. «1984 Movies» è stato interamente registrato nella camera da letto del produttore, così da permettergli di dedicare anima e corpo alla sua creazione, come esperienza totalizzante, in quanto unica attività quotidiana.

La traccia di apertura è Electro (Remix), singolo di lancio che potete ascoltare qui sopra, canzone che, a detta stessa dell’autore, «unisce le sonorità dei Daft Punk agli anni ’80» e, in fin dei conti, è improbabile che ci siano parole più adatte a descriverla: la formula scelta da Spectre è semplice, ma del tutto efficace e di successo.
Segue Overdrive (Remix), che si attesta su sonorità più gravi, ma al contempo vivaci ed evocative: traccia nel complesso meno «ballabile» ma più «atmosferica» e riflessiva.
La title-track invece parte in sordina e si evolve seguendo una progressione lenta, che si risolve in basi minimali, azzeccate nella loro essenzialità minimale, che va via via complicandosi, in un gioco di audaci sperimentazioni, sino a sorprendere l’ascoltatore con un passaggio che sembra uscire direttamente dalla colonna sonora di un gioco per il NES, che chiude il brano in maniera inaspettata e scherzosa.
Lust (Remix) è la traccia più cupa dell’album, tormentata, come pare, da un’atmosfera greve e tetra, che non lascia spazio ad eccessive variazioni sul tema, che permane, nella sua martellante ripetitività, per la maggior parte della canzone.
Il brano conclusivo è Oh! Eh! (Remastered), in cui Spectre dà il meglio di sé quanto a campionatura di voci e struttura compositiva, una traccia che non lascia respiro all’ascoltatore fino alla fine, degna chiusura di questo «1984 Movies».

In ultima analisi, l’ultima fatica discografica di Spectre è una piccola perla electro pop, che nessun estimatore del genere, ma nemmeno alcun profano curioso, dovrebbe lasciarsi sfuggire: il produttore torinese non delude il seguito ottenuto con l’album di debutto, sfornando un prodotto diverso, più maturo ed altrettanto originale.
Poscritto conclusivo: parallelamente alla sua carriera solista, Spectre suona, assieme al concittadino Alberto Appiano, nei «The Basement», duo synthpop, con un nuovo disco, il terzo, di prossima uscita (giugno 2017), intitolato «Renaissance».

 

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