Dalle stelle ai like: Netflix vuole farti vedere sempre le stesse cose

È una verità universalmente riconosciuta che più scelta c’è, più è difficile scegliere. E ciò non è valido soltanto per importanti decisioni sulla vita, ma anche e soprattutto per le cose più irrilevanti quali l’intrattenimento: ecco che passiamo ore a trovare il libro che vorremmo leggere o il film che vorremmo guardare. Riguardo a quest’ultimo ambito, poi, la selezione della pellicola perfetta per la serata è un’operazione ancora più delicata: i più nostalgici (e i meno giovani) forse ricorderanno le ore trascorse a passeggiare tra gli scaffali di Blockbuster; adesso, invece, si trascorrono sempre ore intere, con la differenza però che lo si fa sfogliando il catalogo di Netflix. Perché, ammettiamolo, si perde un sacco di tempo, ma il bello è anche quello; il bello è anche solo guardare cosa c’è.

La sede di Netflix a Los Gatos (California), dove il 17 marzo si è tenuta la presentazione del nuovo sistema di valutazione. Credits: Netflix Media Center.

Netflix, piattaforma leader dello streaming che sta decisamente rivoluzionando la visione di serie tv e film, questo lo sa bene e per migliorare e velocizzare l’esperienza di selezione di contenuti da parte dell’utente ha recentemente cambiato il sistema delle stelline con quello delle valutazioni a «pollice su e pollice giù» (come i più perspicaci series addicted avranno notato). Le ragioni di questo cambiamento? Innanzitutto è innegabilmente un metodo più facile e più immediato, infatti The Verge riporta un aumento del 200% delle votazioni rispetto alla vecchia scala: semplicemente, mi piace metto il like, non mi piace metto il dislike; con le stelle, invece, valuto la qualità del contenuto oppure quanto quel contenuto si adatta a me? È inoltre un sistema molto più familiare, adottato in parte da Facebook e già da tempo affermato su Youtube (stona perciò la dichiarazione di innovazione del metodo fatta dal vice presidente del prodotto Todd Yellin, il quale ha affermato: «le cinque stelle sanno molto di ieri»).

La differenza più evidente tra i due sistemi è che i pollici eliminano ogni sfumatura offerta, al contrario, dalle stelle, riducendo la valutazione ad un mero sì o no e creando grande difficoltà a tutti gli indecisi per natura. È vero, ad attenuare questa rigida divisione è presente una percentuale che comunica allo spettatore la compatibilità tra quel determinato programma ed altri contenuti da lui apprezzati. Ma cosa significa tutto ciò?

La logica alla base del nuovo metodo è semplice, essenzialmente se metti il like a un prodotto ti saranno suggeriti prodotti simili mentre, se metti il dislike non ti saranno più proposti. La percentuale indica quanto quel contenuto assomiglia agli altri. Insomma, Netflix ti fa vedere sempre le stesse cose. Che ne è stato della scoperta di film nuovi, dell’ampliamento dei propri orizzonti, della curiosità di addentrarsi in territori cinematografici inesplorati? Volendo fare un esempio, con questo nuovo sistema si perde la possibilità di scoprire se un certo contenuto acclamato da tutti effettivamente si adatta ai tuoi gusti, si perde la possibilità di verificare il cosiddetto hype. Guardando più in generale, inoltre, ci si rende conto che manca il confronto con gli altri.

Considerando che il sito americano sta puntando ad un’analisi dei dati su scala globale, anziché locale, in seguito all’elevata visione di serie tv e film di produzione estera rispetto al paese dello spettatore, la contraddizione è ancora più evidente. Perché ridurre la visibilità di cose nuove e diverse da quelle a cui siamo abituati? Certo, non tutto è per tutti. Ma anche chi è abituato a generi cinematografici più tradizionali e mainstream può apprezzare produzioni più particolari, raffinate e sì, magari più difficili, che tuttavia meritano di essere mostrate e proposte. Ne risentono particolarmente le opere indipendenti, i film a budget ridotto, i contenuti più sperimentali e, in generale, quei prodotti di difficile classificazione, come quelle commedie indie dolceamare che sfiorano i limiti del dramma e che deluderebbero facilmente chiunque si aspetti la classica American comedy.

Apparentemente, alla base del passaggio ai pollici ci sarebbe il nocivo impatto del sistema a stelle su alcuni programmi, tra cui gli stessi prodotti da Netflix. Come fa notare Vulture, in passato contenuti di alta qualità hanno ricevuto valutazioni bassissime, come The Leather Special della fantastica Amy Schumer a cui sono state assegnate soltanto 2.75 stelle. Il motivo sarebbe l’opera di vari troll schierati contro la comica statunitense, ma di certo l’utente medio nel vedere il voto non è invogliato ad iniziare la visione dello show. È anche vero, però, che con il sistema attuale quel contenuto non sarebbe neanche proposto ad un cliente che non metta specificamente il like ad altri programmi di stand-up comedy (genere peraltro di limitata popolarità).

Netflix, infatti, dichiara di concentrarsi sul singolo utente, ma così facendo elimina il dialogo con realtà diverse, toglie l’accattivante sfida data dal confronto con prodotti al di fuori delle nostre «zone di conforto», isola ulteriormente il consumatore in se stesso ed atrofizza lo sviluppo di un pensiero critico.

Come fa notare IndieWire:

«By depriving viewers of the opportunity to broaden their range, Netflix denies an essential aspect of the maturation process for the critically engaged viewer»

«Privando il pubblico dell’opportunità di ampliare la propria varietà di scelta, Netflix nega un aspetto essenziale all’interno del processo di maturazione di uno spettatore coinvolto criticamente».

Il confronto e la sfida con l’insolito, invece, sono esperienze meravigliose: vi è mai capitato di vedere un film particolare e, alla fine, non riuscire a capire se è geniale o se è demenziale, se è il vostro nuovo film preferito o se è solo una cavolata? E di sentire quindi il bisogno di parlare con qualcun altro che l’ha visto per confrontarsi e capire? Tale sensazione di straniamento difficilmente si manifesterà se guardiamo sempre i soli simili titoli. Senza contare che, in un caso del genere, mettere il like o il dislike corrisponderebbe ad eliminare per sempre quel film dalle proposte o essere perseguitati a vita da una cosa che non ci convince fino in fondo. Al contrario, le stelle offrivano un feedback per la nostra stessa valutazione, per affinare il nostro stesso pensiero.

Inoltre, alcuni fattori non sono stati adeguatamente considerati dalla piattaforma. Un esempio sono quegli show –solitamente di bassa qualità- che guardiamo soltanto perché c’è quel determinato attore o attrice, perché non possiamo non ridere di fronte a certe insulse gag, perché è tratto da un libro che adoriamo, perché ormai ci siamo affezionati e vogliamo vedere se alla fine quei due stanno insieme… insomma i cosiddetti guilty pleasure. In una situazione del genere, mettere il pollice in su significherebbe venire perseguitati da programmi simili, con la sola differenza che l’unica cosa che ci piace dello show di partenza (l’attore, l’attrice, il libro…) non c’è. Altro esempio è il fatto che alle persone possono piacere più generi, persino molto lontani tra loro: c’è chi adora i thriller ad alta tensione ma allo stesso ama le commediole romantiche di Richard Curtis, come la sottoscritta.

Todd Yellin dice che l’obiettivo di Netflix è arrivare a proporre all’utente un solo contenuto, quello perfetto. Ma forse ciò non sarà possibile finché non si terrà conto che (per ora) siamo umani e cambiamo: una sera siamo dell’umore giusto per una bella commedia felice, un’altra volta vogliamo solo piangere, una sera con gli amici vogliamo divertirci e vedere l’ultimo kolossal uscito e, soprattutto, magari la volta successiva ci va di vedere qualcosa di diverso, insolito, qualcosa che non abbiamo mai visto.

Personalmente, le gioie più grandi che cinema e serie tv mi hanno dato sono state quando ho visto qualcosa che non era come mi aspettavo: una commedia un po’ più triste del previsto, un dramma un po’ più vivace del solito, un finale veramente sorprendente, una tecnica o un effetto speciale che mi fa rimanere con il fiato sospeso, un colpo di scena che mi fa saltare sulla poltrona. E soprattutto, qualcosa che dopo la schermata nera con i titoli di coda mi faccia restare lì sospesa in quell’atmosfera, in quel limbo fittizio, a riflettere su ciò che ho appena visto. Tutto questo non può accadere se so già a cosa vado incontro.

One thought on “Dalle stelle ai like: Netflix vuole farti vedere sempre le stesse cose

  1. Ero abbonato a Netflix da anni e ho disdetto l’abbonamento perchè il nuovo sistema di valutazione non mi piace per niente. Oltre ai motivi esposti nell’articolo c’è il fatto che non riuscivo più a riconoscere quali film avevo già visto. In un primo momento ho pensato che d’ora in poi Netflix mi avrebbe proposto solo film che non avevo mai valutato e quindi mai visto ma poi mi sono accorto che numerosi film che in passato avevo visto e valutato mi venivano riproposti come ‘Film suggeriti per te’.
    Me ne sono accorto perchè ho sempre tenuto aggiornato un elenco dei film visti con la valutazione che avevo dato su Netflix.
    Netflix mi impedisce di vedere il giudizio medio degli altri spettatori e io mi rifiuto di essere un abbonato a tale servizio che ha tutta l’aria di voler in futuro propinare ciò che vuole ai suoi abbonati.

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