Tokio Hotel: mai davvero scomparsi, infiammano Milano

Vi siete mai chiesti che fine abbia fatto la band di Monsoon?
A due anni dal Feel It All Tour, i Tokio Hotel sono tornati in Italia con due date: il 28 marzo a Milano e il giorno seguente a Roma. La data di Milano del Dream Machine Tour 2017 è stata organizzata nella discoteca Fabrique, come due anni fa, e già alle 17.00 del pomeriggio la coda davanti l’ingresso era di circa mezzo chilometro, nonostante l’apertura dei cancelli fosse prevista per le 19.00.

Credits: pagina Facebook ufficiale dei Tokio Hotel

La verità è che la band tedesca non ha fatto nessuna «fine»: dopo essere stati idoli dei teenager europei tra il 2007 e il 2010, i gemelli Kaulitz, fulcro del gruppo, si trasferiscono a Los Angeles e escono dal radar del gossip, smettendo di fare notizia, mentre emergono altre band e altri teen idols a scatenare folle di ragazzine urlanti.
Dopo qualche anno di pausa, i Tokio Hotel tornano nel 2014 con un nuovo album. Riappaiono sulle scene un po’ in sordina, senza scatenare il delirio che li aveva perseguitati negli anni precedenti, ma tornano anche con un sound e dei personaggi più maturi: i cambiamenti infatti riguardano sia il look, sia la musica, che si allontana definitivamente dal rock per avvicinarsi al pop e all’elettronica.
Certamente alcuni fan, passata la moda, hanno smesso di seguire la band, ma restano ancora molti «irriducibili», come mostrano anche le lunghe code di fronte al Fabrique di Milano e all’Atlantico di Roma, dove qualcuno era lì già di prima mattina, facendosi anche dodici ore di fila per accaparrarsi i posti migliori.

Quando finalmente il sipario si apre, un boato fa tremare il Fabrique e, attorno a una struttura scenografica molto colorata e innovativa, appare la band che è stata chiamata a gran voce. Lo spettacolo inizia con Something New, primo singolo estratto dal nuovo album Dream Machine uscito a inizio marzo. Il pubblico è in delirio e l’emozione che nasce è quasi palpabile: come ad ogni grande concerto, i fan sembrano un’unica grande famiglia; non ha importanza se non conosci il ragazzo o la ragazza che ti sta accanto, quando parte la musica si balla insieme, si canta insieme e ci si conosce così. Le canzoni in scaletta filano una dietro l’altra con ottimi arrangiamenti, creando una bella sequenza tra i brani nuovi e quelli che hanno segnato il successo della band.

Fan sul palco durante Automatic al concerto di Milano. Foto dell’autrice.

I momenti emozionanti non sono mancati: durante Automatic, alcune fan che possedevano uno speciale VIP Ticket sono potute salire sul palco insieme ai loro idoli per ballare e cantare con loro; inoltre il pubblico è impazzito quando Bill Kaulitz, il cantante, ha salutato l’Italia come «il suo Paese preferito».
Particolarmente nostalgica, per i fan, è stata l’esecuzione di Black, canzone che la band non eseguiva da ormai dieci anni; nel presentarla, infatti, il cantante ha chiesto quanti tra il pubblico l’avessero già sentita live e ha invitato tutti quelli che se ne ricordavano il testo a cantarla con loro; non poteva mancare, poi, Durch De Monsun (la versione in tedesco di Monsoon), primo singolo in assoluto della band, uscito 12 anni fa.

Un aspetto positivo di tutto lo show è il fatto che c’è stato, effettivamente, un vero live show: partecipando a eventi del genere, in cui si è consapevoli che la maggior parte delle canzoni sono elettroniche e costruite in studio, si teme sempre di assistere solo ad un grande spettacolo di luci e scenografia, ma con il rassicurante appoggio della base registrata. Non è stato così: tutto era live.
Tom Kaulitz, gemello del frontman e compositore di tutti i brani, ha mostrato di essere un versatile polistrumentista, passando dalla tastiera, ai tamburi, ai sintetizzatori e ovviamente alla chitarra, strumento con cui appare in quasi tutti i videoclip della band; ovviamente il concerto non sarebbe di certo stato lo stesso, per i fan, senza gli altri due componenti del gruppo: George, conosciuto come bassista ma circondato anche lui di sintetizzatori e altri strumenti elettronici, e Gustav, batterista; anche loro hanno trascinato il pubblico con la loro energia.

Un breve accenno merita la sobrietà della scenografia, molto meno invadente rispetto a quella dell’Humanoid City Tour del 2010, più semplice nelle strutture, ma comunque molto d’effetto grazie ai giochi di luce, e anche dei vari costumi del cantante, l’unico che ha fatto alcuni cambi d’abito; certo, si tratta sempre di look particolari e futuristici, con elementi e colori metallici, luccichii e paillettes, ma questi non hanno preso il controllo della scena e sono stati più semplici rispetto a quelli del tour di due anni fa. In generale quindi tutto l’apparato scenografico si è semplificato, con l’intento di dare più valore ed evidenza alla musica.

Un gran concerto, dunque? Partiamo dal principio: per chi avesse voluto acquistare un biglietto per il concerto di Milano dei Tokio Hotel la spesa era di circa una cinquantina di euro (volendo erano poi disponibili, come spesso accade, diversi pacchetti Vip che vanno dal centinaio al migliaio di euro a seconda di ciò che offrivano). Con questi cinquanta euro i fan non «vip», dopo la coda, si sono goduti lo spettacolo, puntuale sia nell’ora di inizio che in quella di fine: dopo un’ora e mezza esatta di spettacolo, dopo 18 brani eseguiti, la band è scesa dal palco. E questo tempo ad alcuni fan è sembrato troppo poco.
La scelta delle canzoni in scaletta, poi, ha presentato sì un giusto equilibrio tra i nuovi brani e le canzoni storiche, ma con qualche scivolone: perché la canzone che da titolo al nuovo album e al nuovo tour, Dream Machine, non è stata inserita? Per alcuni la causa sarebbe la lentezza del brano, che non si sposa bene con il resto del concerto molto pop ed elettronico. Allora perché dedicare un intero momento acustico a Black e a Run, Run, Run? In particolare quest’ultima, che dell’album da cui è tratta è decisamente la canzone più lenta e triste?

Se dovessimo dare un giudizio generale, considerando sia le cose positive sia quelle negative, allora si può dire che il ritorno dei Tokio Hotel in Italia è stato sicuramente un successo: l’organizzazione del concerto e il suo svolgimento sono stati impeccabili e la sintonia tra questa band e i suoi fan è qualcosa di eccezionale. L’energia che il gruppo sprigiona sul palco trascina e coinvolge anche chi per quella sera è solo l’accompagnatore (un’amica, un amico, un genitore, un fidanzato, ecc). Nonostante il successo e i cambiamenti, questi quattro ragazzi tedeschi mostrano un grande amore per il live e per il contatto con il pubblico, emozionandosi quando vengono accolti con così tanta frenesia e felicità.
Ciò che davvero si augurano adesso coloro che seguono i Tokio Hotel è di non dover aspettare troppo per rivederli nel nostro Bel Paese.

Immagine in evidenza presa dalla pagina Facebook ufficiale dei Tokio Hotel.

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