Recensione: «Avalanche of Debutantes» dei Man City Sirens

Dalla remota Australia, più precisamente da Melbourne, arrivano i Man City Sirens, gruppo formatosi nel 2011 ma che nel 2016 produce il proprio primo album «Avalanche of Debutantes» sotto l’etichetta bolognese Areasonica Records. Questa band, formata dall’unione del lead singer Walter Musolino, con la chitarra solista e le tastiere di Davide Musolino, nonché da Rick Valeliuk al basso e dalla batterista Tara Foster, mostra una raffinata ricercata dietro ogni scelta. Il nome stesso del quartetto fa riferimento ad una precisa identità: l’appartenenza alla specie umana («Man»), l’ambiente fisico e sociale in cui essa vive («City») e le sirene («Sirens») della nevrosi che ne contraddistingue l’esistenza e che si manifesta nei testi delle loro canzoni. Anche il titolo dell’album cela un significato più profondo, in quanto «avalanche» -letteralmente «valanga»- richiama il ricco bagaglio di influenze della loro musica e contrasta invece con il loro «debutto» ufficiale nel mondo discografico. Se poi a tutto ciò aggiungiamo che il genere di riferimento è il risultato dell’incontro tra il glam rock e la pop opera, allora il quadro appare completo.

Il singolo del disco è Do, Do, Do It, e propone una linea di chitarra che appare subito semplice, familiare all’orecchio e in generale ben assimilabile; tuttavia, l’originalità del pezzo sta nell’uso della voce distorta, nel testo contemporaneo e nella apprezzabile associazione della chiara melodia del ritornello, che intona le sillabe che vanno accuratamente a comporre il titolo. Il risultato è un mix di atmosfere leggermente tetre, teatrali e -potremmo dire- «dense», le quali però si bilanciano perfettamente con la freschezza e la leggerezza degli elementi più pop. Ed è proprio questo il motivo per cui il singolo riassume sapientemente l’album: ancora una volta c’è estrema cura e nulla è lasciato al caso.

Le sette tracce (più un remix apposta per il dancefloor) sono aperte da A Girl, A Picture, A Wall, a cui segue Will I Ever… Never, una ballad dall’inizio di ampio respiro che intreccia più voci in dialogo tra loro. Altra ballad è il pezzo Cry When You See Me che tuttavia si differenzia per il crescendo finale. La traccia più rock è invece I Believe, la quale presenta un giro di accordi tradizionale arricchito da più complessi cori e da un cantato vagamente ironico e ribelle.

Le canzoni più interessanti sono però quelle in cui emergono maggiormente le diverse e sofisticate influenze del gruppo australiano; si tratta quindi di Strawberry Fields e di Life Coming Down On You Today. Il primo brano si svolge seguendo un ritmo più lento, adatto a sviluppare un testo poetico affermando così l’importante contributo della lirica italiana del diciottesimo e diciannovesimo secolo nell’opera di questi artisti.  Tale tradizione è comunque svecchiata dai vari cambi che compongono una struttura musicale più elaborata e vivace, capace di mantenere alta l’attenzione dell’ascoltatore.

Sebbene Life Coming Down On You Today sia anch’essa caratterizzata da un’elevata drammaticità, la provenienza è differente: il modello che si può intuire dall’arpeggio iniziale e che successivamente si conferma quando subentra la componente elettronica è la musica degli anni ’80, con atmosfere che ricordano i Queen. La teatralità  del canto -insicndibile dal ruolo fondamentale svolto dalle parole- è enfatizzata dall’inserimento del celebre discorso I have a dream, pur non distanziandosi troppo dal pop.

Questa è infatti la forza dei Man City Sirens, ovvero la capacità di unire differenti apporti senza appesantire troppo il suono, di fondere la ricercatezza e la profondità dell’opera con la spensieratezza della popular music, di ricordare la scena delle grandi band del passato mantenendo la freschezza dell’indie rock contemporaneo: l’operazione è sicuramente molto interessante, non resta che aspettare e scoprire quale strada sarà perseguita nei prossimi lavori. Sicuramente una band da tenere d’occhio.

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