Recensione: «Time Machine» dei Supercats and the Badger

Devo ammettere che quando mi sono approcciata all’album «Time Machine» dei «Supercats and the Badger» (uscito a luglio per Areasonica Records), non conoscevo nulla della loro storia. Si tratta di un gruppo nato dall’incontro tra Mike Nash (voce e chitarra), americano, e i due bolognesi Marco Tassoni (basso) e Claudio Testoni (batteria). I generi a cui si riferiscono sono il Rock, il Funk e il Blues; questo secondo album è nato anche grazie all’aiuto di Massimo Zanotti (che ha arrangiato anche per Celentano, Mina, Renato Zero) ed è un lavoro che stupisce positivamente.

Foto dalla pagina Facebook del gruppo

Infatti, nonostante i «Supercats» si rifacciano ad una tradizione rock consolidata, che arriva direttamente dagli anni settanta (soprattutto nei riff di chitarra di Mike Nash), il loro sound ha una freschezza sempreverde. Riescono a mescolare sapientemente brani più pop-rock come la title track Time Machine, Infinity e il primo brano dell’album, Melody, con altri invece più funk, con una buona dose di blues, come in The Hill con le sue trombe squillanti. In qualche passaggio la band sfiora anche, a mio parere, la migliore tradizione new wave inglese anni ’70, come nel brano New Eye, che sembra strizzare l’occhio ai The Cure dei tempi migliori.
Il dittico finale, che punta per il contenuto ad una dimensione celeste, presenta suoni distorti in Distant Star, per poi tornare ad un tipo di rock più puro negli assoli di chitarra di Sky Over Sky, che si pone a chiusura dell’album.

I «Supercats and the Badger» hanno dato prova di loro stessi, in questa commistione melliflua di funk e rock che riesce perfettamente a riportare in vita un genere che potrebbe in altre occasioni risultare trito. Un album che riesce davvero a stupire e a catturare l’orecchio anche degli ascoltatori più esigenti. «Time Machine» merita senza dubbio un ascolto!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *