Brunori Sas: «All’università tutto bene» contro la paura del diverso

È cominciato il 30 gennaio a Siena il minitour di Dario Brunori, in arte Brunori Sas, che arriverà in diverse università italiane (Cassino, Politecnica delle Marche, Cosenza e Padova), per dialogare con gli studenti e presentare il suo ultimo album «A casa tutto bene». L’incontro, svoltosi nell’Aula Magna del Rettorato dell’ateneo senese, ha visto alternarsi le parole alla musica, in un clima rilassato che ha permesso al cantautore di coinvolgere la platea e di rispondere a tutte le domande.

Foto del cantautore.

«A casa tutto bene» arriva a distanza di tre anni dall’ultimo album, tempo che Brunori afferma di aver ritenuto necessario per autoanalizzarsi e riuscire ad esprimere ciò che voleva veramente da questo disco. La volontà era quella di mettere nero su bianco le paure, quelle che è facile ritrovare sotto i post su Facebook, quelle paure infondate ma anche ancestrali, paure che lo stesso Brunori ha ritrovato in sé e che ha cercato di esorcizzare con le canzoni. Esemplare il brano L’uomo nero che da una parte critica tutta una serie di personaggi che aizzano la paura del diverso, dall’altra ammette come sia facile cadere nello stesso meccanismo. Brunori inserisce in questa canzone un episodio che gli è accaduto veramente, su un autobus a Milano, quando un ragazzino arabo si è messo a leggere il Corano ad alta voce; il cantautore ha raccontato di avere, in quel momento, temuto  per la propria vita e di aver avvertito un «attrito» in se stesso, diviso tra la voglia di scappare e la volontà di non cedere ad un terrore così facile. Insomma un brano che unisce uno sguardo sulla società contemporanea, filtrata attraverso i social network, e una soggettività molto presente. Allo stesso modo il resto dell’album affronta la tematica onnipresente del rapporto con l’altro, col diverso. Brunori ha affermato come egli stesso si senta «uno e altro», quando cerca di unire la sua parte «antica» ‒ rappresentata simbolicamente dal nonno, quella parte legata al suo paesino calabro, chiusa al nuovo, forse spaventata dal diverso ‒ a quella parte che invece ha deciso di uscire dalla propria comfort zone per esplorare il mondo, quella parte che ha bisogno di passare dei periodi a Milano per «vedere cosa c’è là fuori, che riesce a zittire il nonno calabro quando si tratta di assaggiare strani cibi fusion come il sushi brasiliano». In questo ultimo lavoro Brunori ha quindi deciso di parlare di se stesso attraverso il proprio incontro col mondo, cercando di privarsi di alcuni elementi che avevano caratterizzato la sua precedente produzione, come l’ironia, scrivendo dei pezzi più sobri ma anche più incisivi. 

Cover dell’album «A casa tutto bene» di Brunori Sas.

Probabilmente la volontà di cominciare la presentazione di «A casa tutto bene» dalle università è dovuta al desiderio di comunicare un messaggio forte alle generazioni più giovani, quelle più esposte all’influenza dei social media che diffondono tutta una serie di paure che poi innescano sentimenti di odio. Con questo album Brunori Sas cerca di rendere scoperta la propria interiorità col fine però di essere di esempio, di diventare un personaggio in cui tutti si possano riconoscere, poiché tutti proviamo paura, ma che afferma che attraverso la musica e la conoscenza di se stessi si può arrivare a esorcizzare quei «mostri». Un’iniziativa davvero utile, perché spesso ci si ferma alla musica senza badare a ciò che ci sta dietro, mentre grazie all’incontro con il pubblico Brunori è riuscito a spiegare (con molta simpatia) ciò che si nasconde dietro a delle canzoni «poco intelligenti», ma che a volte possono aiutare a vedere il mondo sotto una nuova prospettiva.

Tutte le immagini di questo articolo sono tratte dalla pagina Facebook ufficiale dell’artista.

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