Quei 1000 volontari, ultimo sotterfugio del MiBACT

Più di qualcuno aveva già fiutato puzza di bruciato quando, il 27 novembre 2014, è stato firmato un accordo tra il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MiBACT), il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (MiLPS) ed il Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale (DGSCN), che prevede la realizzazione di progetti per l’impiego di 1000 volontari in supporto a tutela, fruizione e valorizzazione del patrimonio culturale (musei, archivi e biblioteche) italiano.

Una prima realizzazione di questo patto nefasto si è avuta con la pubblicazione, il 15 ottobre 2015, di un bando straordinario per 29 giovani volontari, i quali, per 14 euro al giorno, avrebbero svolto umili incarichi di accoglienza ed assistenza alle «fasce deboli della popolazione», ma anche mansioni specializzate, come ad esempio «creare schede scientifiche con foto sulle caratteristiche storiche dei beni», togliendo, di fatto, il lavoro a numerosi professionisti. Trascorso più di un anno da allora, il Ministero presieduto da Franceschini pare voler proseguire sulla medesima linea: un primo bando, uscito il 2 gennaio scorso, per 71 volontari per il MiBACT, 17 per il Ministero dell’Ambiente e 22 per il Ministero dell’Interno, è stato seguito da un altro, pubblicato il 4 gennaio scorso, per 1050 volontari per «progetti di Servizio Civile Nazionale in Italia», con le medesime premesse e modalità: rivolto a giovani dai 18 ai 28 anni, esso, per 433,80 euro al mese, dispiega i suddetti in 215 sedi su tutto il territorio nazionale, tra le quali spiccano luoghi di notevole interesse artistico e culturale quali Villa Adriana a Tivoli e la Galleria degli Uffizi a Firenze.

Ma, nei fatti, in cosa saranno impiegati questi giovani volontari? Che vantaggi porteranno al patrimonio culturale italiano? Tra i tanti, anticipare gli orari di apertura e posticipare quelli di chiusura di musei, archivi e biblioteche, incrementarne ed internazionalizzarne l’accoglienza al pubblico, svolgere servizi di portineria e vigilanza, archiviare, digitalizzare, informatizzare e catalogare materiale anche antico, creare e aggiornare siti Web e social media, organizzare mostre ed eventi, tenere visite guidate, promuovere la divulgazione culturale on- ed offline… La lista è lunga e, come già accennato sopra, la cosa preoccupante è che la maggior parte di queste mansioni, in questo caso come durante lo scorso anno giubilare, sarà svolta da questi giovani volontari al posto ed in spregio di tutte quelle categorie professionali (dagli archeologi agli archivisti, dagli antropologi agli storici dell’arte e molti altri ancora) legate ai Beni Culturali, che vedono il proprio lavoro svalutato e ceduto a chi accetta le condizioni a dir poco indegne poste dal MiBACT.

Credits: miriconosci.wordpress.com.

In risposta e contro questo modo di pensare e procedere, da novembre 2015 un gruppo, in continua crescita numerica, di figure provenienti dalle sopracitate categorie professionali ha lanciato una campagna per la valorizzazione e la riqualificazione dei titoli di studio del settore: la suddetta, denominata Mi riconosci? Sono un professionista dei beni culturali, ha denunciato e continua a denunciare, dal proprio blog su WordPress e dalla propria pagina su Facebook, lo status quo determinato dallo scellerato modus operandi del MiBACT, che dall’anno scorso ha cominciato a servirsi del Servizio Civile Nazionale (che ha festeggiato l’anno scorso i 15 anni di attività, essendo stato istituito dalla legge 64 del 6 marzo 2001), per guarire l’emorragia di uomini e mezzi di cui tale Ministero sta soffrendo.

Sotto organico, soprattutto, ma non solo, a causa di pensionamenti mai coperti da nuove leve, il MiBACT sta impiegando i fondi europei inseriti in quel fallimentare programma che prende il nome di Garanzia Giovani per svilire e i volontari e i professionisti del settore e ritoccare i dati già di per sé allarmanti della disoccupazione giovanile, che saranno di certo rinfrancati da ciò che, più che impiego, sarebbe forse meglio definire utilizzo di manodopera a buon mercato: utilizzando le parole forti, ma decise, del titolo di un articolo apparso l’altro ieri sul blog di Mi riconosci?«un’opportunità da non perdere per salvare il culo allo Stato», il quale ha «trovato, secondo i timori della campagna, un buon modo per avere altri #1000schiavi», sostituendo le assunzioni di personale qualificato e specializzato con l’uso di un corpo che non dovrebbe comportare un rapporto di lavoro.
In conclusione, non rimane che unirsi all’accorato appello di Mi riconosci?, che si rivolge direttamente allo Stato, implorando: «Possiamo evitare di fornire al Ministero #1000schiavi?»

L’immagine di apertura è presa da ilmanifesto.info

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