“Collateral Beauty” non è un flop: che male c’è a dare speranza?

A nove anni dall’ultimo capolavoro di Muccino, Sette anime, Will Smith torna protagonista di un nuovo film drammatico. Dopo essersi tenuto ben alla larga da questo genere, l’attore di Alla ricerca della felicità si mette in gioco di nuovo per interpretare un geniale pubblicitario che perde la figlia di soli sei anni e ne rimane profondamente segnato, tanto da mettere a rischio l’intera azienda e con essa i suoi collaboratori e amici.

Diretto dal premio Oscar David Frankel, Collateral Beauty vanta un cast d’eccezione: a partire da Will Smith, passando per Edward Norton, Keira Knightley, Michael Peña, Naomie Harris, Jacob Latimore, per arrivare ai premi Oscar Kate Winslet e Helen Mirren. Nonostante negli USA il film sia stato un flop, in Italia a quasi due settimane dall’uscita è primo in classifica davanti a Assassin’s Creed, trasposizione cinematografica del celebre videogioco.

Credits: What’s On The Red Carpet

La trama è una rivisitazione in chiave molto moderna di A Christmas Carol di Charles Dickens, ma invece dei fantasmi del Natale passato, presente e futuro, gli spiriti che andranno a trovare il protagonista saranno Amore, Tempo e Morte.

«Amore, Tempo e Morte. Queste tre astrazioni collegano ogni singolo essere umano sulla terra. Ogni cosa che vogliamo, ogni cosa che abbiamo paura di non avere, ogni cosa che alla fine decidiamo di comprare è perché in realtà a conti fatti noi desideriamo l’Amore, vorremmo avere più Tempo e temiamo la Morte».

Questo è il discorso con cui il giovane dirigente apre tutto il film, prima che la più grande catastrofe che gli possa capitare avvenga. Dopo aver perso la figlia, Howard si lascia andare, perde la voglia di vivere e di vedere la bellezza nel mondo. Da qui inizia la vera vicenda, ambientata durante le feste natalizie, che ruota intorno a un inganno escogitato da tre amici e colleghi di Howard: questi assumono degli attori teatrali per interpretare gli spiriti di Amore, Tempo e Morte davanti al loro amico nella speranza di aiutarlo a superare il lutto risalente ormai a due anni prima.
I tre spiriti scuotono davvero Howard che, pensando di essere impazzito, entra finalmente in un gruppo di sostegno per genitori in lutto che spesso aveva osservato passando davanti alla loro finestra. La responsabile del gruppo si prende a cuore il caso di Howard e cerca di aiutarlo ad aprirsi, nonostante lui non riesca nemmeno a pronunciare il nome della figlia scomparsa. Sarà proprio la donna a introdurre il protagonista nella visione della «Bellezza collaterale».

La bellezza collaterale non può essere davvero espressa a parole, bisogna viverla. Se dovessimo cercare di darle una definizione potrebbe essere: la capacità di vedere la luce anche intorno alle cose più buie. È questo che Naomi Harris spiega al protagonista del film: non si può superare un dolore grande come la morte di un figlio, ma si può capire e scoprire la bellezza anche nei momenti più difficili della vita. E questa ricerca accompagna tutti i protagonisti della storia. I tre spiriti Amore, Tempo e Morte, infatti, non aiuteranno solo Howard a capire che sta lasciando andare la sua vita alla deriva, ma ognuno di loro aiuterà anche uno dei tre amici che si nascondono dietro i problemi del protagonista per non affrontare i propri. 

Credits: Cinematografo.it

Le critiche mosse verso questo film sono state tante: c’è chi lo ha definito una «valle di lacrime», chi ha ritenuto i dialoghi troppo banali per i contesti che si stavano trattando, chi ha trovato la prestazione degli attori scarsa e fredda. Di certo sono critiche mosse con delle basi solide, ma ci sembrano più che altro dovute al fatto che chi le ha sollevate abbia guardato il film senza alcun coinvolgimento emotivo. 
Sicuramente se paragoniamo il Will Smith di Alla ricerca della felicità a questo ne usciamo delusi, ma la sua interpretazione è stata carica di emotività, coinvolgente e perfettamente calzante il ruolo che stava interpretando; Naomi Harris è riuscita a costruire un personaggio con una forza incredibile, capace di accettare che non tutti superano le difficoltà nello stesso modo; Helen Mirrel riesce a interpretare la Morte in maniera quasi materna, facendo trasparire quella parte di inevitabilità che in fondo la caratterizza.

Il copione, poi, è effettivamente semplice, ma considerata la difficoltà del concetto di bellezza collaterale, come altro lo si poteva esprimere se non con parole semplici che potessero far entrare il pubblico nella storia? È semplice, ma non in senso dispregiativo: è facilmente comprensibile e permette di lasciarsi  trasportare  dall’idea che viene proposta.

Tutta la trama, del resto, è già un’allegoria della vita di ogni persona. Sicuramente non tutti perdono un figlio di soli sei anni o rischiano di morire per un tumore abbandonando moglie e figlio appena nato, quindi si può ritenere difficile immedesimarsi nei personaggi, ma ognuno di noi ha le proprie difficoltà con cui fare i conti. Questo film vuole solo ricordare che nonostante tutto c’è una luce alla fine del tunnel, che più ci concentriamo sui problemi meno notiamo ciò che di buono ci riserva la vita, che siamo sempre circondati dalla bellezza collaterale. Forse il concetto è un po’ banalizzato, forse in un momento storico come quello che stiamo vivendo la visione proposta può sembrare ridicola, ma che male c’è nel dare e avere ancora un po’ di speranza?

Immagine in evidenza presa da Parole Da Film.

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