Golden Globe 2017 tra diversità, trionfi e delusioni

Domenica 8 gennaio si è tenuta presso l’hotel Beverly Hilton (California) la 74ª edizione dei Golden Globe, i premi assegnati annualmente ai migliori film e serie tv dell’anno appena trascorso. Sono stati trasmessi sulla NBC, come di consueto, mentre in Italia hanno potuto seguire la diretta gli abbonati a Sky, sintonizzandosi su Sky Atlantic nella notte tra l’8 e il 9.
Sebbene siano meno popolari degli Oscar, ne costituiscono una premessa importante aprendo la stagione delle grandi premiazioni sfarzose nella loro magica bellezza, fatte per celebrare e rendere onore ai più grandi prodotti del cinema americano e annunciando quali saranno, con molta probabilità, i titoli cinematografici che si contenderanno la tanto pregiata statuetta d’oro.
Già le nomination, rivelate il 12 dicembre, avevano preannunciato una serata all’insegna della diversità e dell’integrazione: tra i candidati per il miglior film drammatico, per esempio, spiccano titoli di spessore e di impatto come Moonlight, che illustra la vita, divisa in tre tappe diverse, di un ragazzo di colore omosessuale o, ancora, Lion, tratto da una storia vera che ha come protagonista un giovane bambino indiano che, salito per sbaglio su un treno verso Calcutta, perde ogni contatto con la sua famiglia e viene successivamente adottato.
Ma veniamo ora all’evento in sé.
A condurre la cerimonia è stato il comico Jimmy Fallon, già conosciuto per il suo ruolo di irriverente presentatore del Tonight Show, talk show televisivo americano sempre ricco di ospiti di prima qualità, giochi stravaganti e battute esilaranti; Fallon ha letteralmente aperto le danze con un numero musicale – ispirato al film favorito della serata, ovvero il musical La La Land. Un numero fresco e divertente, accompagnato da alcune delle star più famose presenti, che si è poi concluso con un simpatico scambio di battute con il cantante e attore Justin Timberlake.
Le battute di Fallon nel corso della serata sono state frizzanti e mai noiose e, tra queste, non sono mancate le frecciatine rivolte al neoeletto presidente Trump; insomma, nonostante la bravura e la fama del suo predecessore, Ricky Gervais, che prima di lui ha presentato l’evento per ben quattro volte, Fallon ha fatto un ottimo lavoro, introducendo i presentatori delle varie categorie in modo originale e sempre diverso, mantenendo l’atmosfera allegra e coinvolgente.

Emma Stone e Ryan Gosling, rispettivamente migliore attrice e migliore attore in una commedia. Immagine presa da weheartit.com.

Per quanto riguarda le premiazioni ci sono state delle vere e proprie sorprese: come La La Land il musical favorito della serata che si è portato a casa ben sette Golden Globe, vincendo in ogni singola categoria in cui era nominato, raggiungendo così un record, e facendo vincere Ryan Gosling ed Emma Stone rispettivamente come miglior attore e miglior attrice in una commedia; o, ancora, Isabelle Huppert, miglior attrice drammatica per Elle (che si è portato a casa, inoltre, la vittoria come miglior film straniero) e che ha ritirato il suo premio con voce rotta dall’emozione e dalla sorpresa.
Qualche vittoria forse inaspettata anche per il piccolo schermo: la migliore serie tv drammatica, infatti, è The Crown, il dramma storico targato Netflix incentrato sui primi anni del regno della Regina Elisabetta II, di cui riveste i panni una a dir poco splendida Claire Foy, vincitrice del premio come miglior attrice in una serie drammatica, lasciando, invece, a bocca asciutta un altro importante attore della serie, ovvero John Lithgow, che interpreta Winston Churchill, candidato come miglior attore non protagonista in una serie drammatica che è stato assegnato, alla fine, a Hugh Laurie per The Night Manager.
Insieme alle sorprese, insomma, c’è stata anche qualche delusione: il film drammatico Moonlight, basato sull’opera teatrale In Moonlight Black Boys Look Blue e diretto da Barry Jenkins ad esempio, nominato in ben sei categorie diverse è riuscito a conquistarne solamente una, sebbene particolarmente rilevante, ovvero quella di miglior film drammatico; torna a casa a mani vuote anche Stranger Things, un altro degli ultimi gioellini di Netflix che meritava sicuramente qualche riconoscimento in più, se non per la trama originale e la brillante sceneggiatura almeno per il cast tra cui spicca fra tutti un’eccezionale Winona Rider.
Mentre le categorie sono state presentate in modo divertente e originale – come hanno fatto, per esempio, Steve Carell e Kristen Wiig che per introdurre i candidati per il miglior film d’animazione hanno raccontato la prima volta in cui ne hanno visto uno, dando vita ad una scena esilarante in cui quello che dovrebbe essere uno spensierato ricordo d’infanzia diventa, in realtà, una comica esperienza traumatica – i vincitori delle rispettive categorie hanno pronunciato parole toccanti, ispirate, commosse e di incoraggiamento, tutte rivolte a chi viene giudicato o si sente diverso: da Tracee Ellis Ross, che si è aggiudicata il premio come miglior attrice in una serie comica per il suo ruolo in Black-ish– diventando tra l’altro la prima donna di colore, dopo trentacinque anni, a vincere nella sua categoria– e che ha voluto dedicare la sua vittoria non solo alle donne, ma anche alle persone di colore la cui storia merita di essere raccontata; ai creatori di Zootropolis, che si è portato a casa il premio come miglior film d’animazione e che hanno voluto ricordare che la pellicola, pensata per i bambini ma rivolta anche agli adulti, si ripropone di evidenziare come la diversità che ci circonda sia qualcosa da valorizzare e da abbracciare e non da condannare e da tenere lontana, che, in un’epoca come la nostra, fatta di barriere e di pregiudizi, risulta essere un messaggio di particolare rilevanza e impatto.

Meryl Streep con il premio Cecil B. DeMille
Immagine presa da weheartit.com.

Ma la vera stella della serata è stata Meryl Streep, a cui è stato consegnato il premio Cecil B. DeMille per la carriera dopo trenta nomination e otto vittorie, e che ha pronunciato un ispirato e sentito discorso, a favore della diversità e contro la politica discriminatoria di Trump e ricordando gli oneri e gli onori degli attori:

«Quindi Hollywood è piena di stranieri e se dovessero essere tutti cacciati, non rimarrebbe altro da guardare se non il football e le arti marziali miste, che non sono arti. L’unico compito di un attore è quello di entrare nella vita delle persone che sono diverse da noi e lasciare che il pubblico senta che cosa si provi.».

Decisamente commovente è stato anche il tributo a Debbie Reynolds e Carrie Fisher, rispettivamente madre e figlie, scomparse a distanza di un giorno l’una dall’altra appena due settimane fa.
In conclusione la cerimonia non si è rivelata solamente piacevole e divertente, ma anche un importante momento di riflessione, un momento per ricordare quella diversità che troppo spesso viene attacca a e denunciata e che viene gravemente minacciata dall’uomo che, tra pochi giorni, occuperà uno dei posti più prestigiosi e potenti del mondo; insomma, una premessa decisamente buona in vista della prestigiosa notte degli Oscar che, si spera, sia caratterizzata da nomination altrettanto variegate.

L’immagine in evidenza è presa dalla pagina Facebook ufficiale dei Golden Globes.

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