Intervista a Paolo Mereghetti: il «Dizionario dei film» e il cinema nel 2017

Mercoledì 21 Dicembre alle ore 19 Paolo Mereghetti è stato ospite della libreria Limerick di Padova per presentare l’ultima edizione aggiornata del suo Dizionario dei film. Mereghetti, classe 1949, è un giornalista e uno dei critici cinematografici italiani più quotati e famosi, collabora con il Corriere della Sera e dal 1993 pubblica il dizionario dei film più venduto in Italia, conosciuto ormai universalmente come Il Mereghetti. Quest’anno ne è uscita la decima edizione, aggiornata con le nuove schede dei film usciti dal 2014 fino a quelli che vedremo nei cinema nelle prossime settimane. Mereghetti è stato cordiale e disponibile con gli ospiti della libreria, discutendo con chiunque avesse dei dubbi o curiosità, e noi di Incipit non abbiamo perso l’occasione per fargli qualche domanda sulla situazione attuale del mondo del cinema.

Come è cambiato negli anni il rapporto tra il cinema ed i suoi fruitori? È stato almeno in parte colmato il divario tra pubblico di nicchia e pubblico popolare?

Se c’è effettivamente stato un cambiamento con gli anni, allora secondo me si è allargata la differenza tra un pubblico genericamente cinefilo, che apprezza il cinema più impegnato, e un pubblico tra virgolette tradizionale che invece segue soltanto certi blockbuster. Gli ambiti del cinema di qualità si sono un po’ ristretti, forse non solo per colpa del pubblico ma anche perché in una città come Milano è più facile trasformare un cinema in un supermercato o in un grande magazzino a causa del costo elevato dell’affitto, quindi gli spazi per far crescere l’amore per il cinema si sono ridotti. Da questo punto di vista non vedo un futuro radioso.

Foto dell’autore con il celebre Paolo Mereghetti, scattata durante l’intervista.

Può il fenomeno dello streaming, molto in voga tra i giovani, aiutare  un certa diffusione della cultura cinematografica?

Io penso che i film vadano visti al cinema. Per esempio, un film che vedo in un televisore, anche abbastanza grande, lo ricordo meno di uno visto al cinema. Poi il problema dei giovani è come usano lo streaming, visto che molte volte, quando mi  invitano a parlare all’università, sento ragazzi che mi dicono di aver visto solo un pezzo di un film e non il resto. I giovani di oggi fanno fatica ad essere curiosi: hanno tutto e non sono curiosi di niente, quindi quel tutto non li soddisfa. Ai miei tempi si prendeva il treno per andare a vedere un film. Io presi il Lombardia express, che partiva da Milano a mezzanotte e arrivava alle otto alla Gare de Lyon di Parigi, per vedere il primo spettacolo dell’Andrej Rublëv di Tarkovskij e, anche se fu impegnativo, me lo ricordo bene ancora adesso. Una volta si faceva fatica per le cose, non solo per i film, ma anche per i libri, le mostre, i concerti, mentre ora è tutto sul computer; in questo modo però rimane meno impresso nella memoria, e questo è un peccato.

Il suo Dizionario dei film come si inserisce in questo contesto? 

La mia speranza per il Dizionario dei film in un contesto simile è che possa aiutare a diffondere un maggiore interesse e una maggiore cultura per il cinema per chiunque lo legga. Oltre alle votazioni in asterischi che assegno ad ogni film come giudizio generale, spero che le stesse schede di commento aiutino ad apprezzare di più i film e quindi magari  invogliare a vederne un altro e poi un altro ancora.

Cosa ne pensa del mondo delle serie TV? Sono veramente il futuro del cinema?

Partiamo dal presupposto che io non sono un amante delle serie TV e che ne guardo veramente poche. Penso comunque che il mondo del cinema e della televisione siano due mondi completamente diversi e quindi non paragonabili. Poi sul futuro del cinema non vorrei esprimermi, però non sono d’accordo con chi dice che sia una realtà ormai atrofizzata e legata principalmente a film d’azione o remake: è la Hollywood tradizionale che produce molti remake, poiché gli investitori hanno paura di rischiare e vanno su quello che loro pensano sia il sicuro. Mentre dal resto del mondo, come per esempio dall’Oriente, arrivano prodotti innovativi e stimolanti. Quindi non penso che la televisione e le serie televisive possano rappresentare alcun futuro per il cinema.

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