Banksy a Padova, la figlia della gallerista: «Opere firmate e numerate»

Finalmente siamo riusciti anche noi, seppur con una settimana di ritardo, a «entrare» alla mostra di Banksy che si è tenuta il 16 dicembre scorso alla galleria «Spazio Anna Breda» di Padova. 
Siamo riusciti ad avere «accesso» alla mostra grazie a un video, condiviso dalla stessa galleria d’arte, di una «amica di Vitamina Project – Blog di Viaggi».

Questa ragazza, di cui non viene menzionato il nome, ha filmato e commentato sia la coda fuori sia le opere all’interno della mostra. Si tratterebbe, secondo le sue parole di un «evento incredibile sull’arte», grazie a «quest’arte meravigliosa che ha risvegliato, e risveglia oggi, un sacco di coscienze».
Fin qui sembra una descrizione onesta, anche se un po’ naïf, della mostra, ma a un certo punto, guardando tutte le persone presenti, la blogger si lascia sfuggire un «Che soddisfazione!». Un’esclamazione a prima vista quasi incomprensibile perché estremamente personalizzante.
La blogger poi fa una affermazione che, alla luce delle nostre scoperte, è falsa: «Sono tutte copie arrivate da Londra, ieri mattina (il 15 dicembre, ndr), sono tutte serigrafie autografate e numerate dall’autore». Invece almeno 6 delle 7 opere, come già sapete, erano delle copie, quindi ovviamente né «autografate» né «numerate».
Altro commento sospetto: «Questa è la meravigliosa galleria». Nulla da togliere a «Spazio Anna Breda», che chi scrive ha visitato personalmente, però per quanto possa essere bella non lo è così tanto da suscitare reazioni come quella dell’anonima blogger.
Giunti ormai alla conclusione, la ragazza si lascia andare: «Siamo felicissimi di poter partecipare e di poter divulgare a tutti questo momento assolutamente importante per Padova, per l’arte, ma anche proprio per il messaggio che quest’arte trasmette». Anche qui si tratta di un commento innocente, magari non molto approfondito. Poi, per finire: «Siamo aperti fino a stasera alle 18». Come «siamo»? «Sono», casomai.
Chi scrive, dopo aver visto questo video, pensava di contattare la blogger per avvisarla che aveva detto delle inesattezze e che aveva pubblicizzato con tanto fervore una mostra di fotocopie. Facendo una rapida ricerca vediamo che si chiama Giulia Magnaguagno e che… è la figlia di Anna Breda, la gallerista.
Ammettiamo di aver avuto qualche attimo di sconcerto dopo aver appreso questa notizia: possiamo anche ritenere non particolarmente elegante ed efficace spiegare che a pubblicizzare l’evento fosse la figlia dell’organizzatrice, però in quella famiglia sono incorsi in qualche fraintendimento per arrivare a parlare di «serigrafie autografate e numerate dall’autore».

Come può una persona vicina a «Spazio Anna Breda» parlare di «serigrafie autografate e numerate dall’autore»? Forse si dovrebbe riprendere un po’ la comunicazione in famiglia.

Update (23/12/16, 18:45): ci è stato fatto notare che abbiamo pubblicato un’inesattezza. Abbiamo indicato come Giulia Magnaguagno una persona presente in un’immagine nel sito della galleria, persona che ci segnalano non essere la figlia della gallerista. Ci scusiamo con l’interessata e con la persona raffigurata nella foto e abbiamo proceduto alla correzione dell’articolo. Fatto sta che la natura dell’articolo non cambia perché la notizia rimane: la figlia di Anna Breda dichiara che si trattava di una mostra di originali. (t.b.)

Immagine in evidenza: a sinistra «Love si in the air» presente alla mostra. A destra una edizione della serigrafia originale

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