Intervista all’ideatore del violino in seta di ragno, cervello in fuga

Le giornate di tutti noi sono caratterizzate da scelte; scegliamo cosa mangiare, dove andare in vacanza, se comprare la maglia rossa o quella blu, e scegliamo anche cosa e dove studiare. Una volta presa la decisione di proseguire gli studi siamo sottoposti ad un’ulteriore scelta: “Parto o rimango in Italia?“. Si sentono quotidianamente storie di persone che hanno deciso di partire. Alcuni sono nostri amici, altri ragazzi di cui non conosciamo né il volto, né la voce, ma che hanno deciso di condividere la loro storia con noi, magari scrivendola su un blog. Raccontano di quanto sia stato difficile lasciare l’Italia, ma ci parlano anche di quanto sia cambiata la loro esistenza dopo quella decisione. Ascoltandoli sembra quasi una scelta obbligata portatrice di felicità. Una felicità raccontata che il più delle volte sembra essere sincera.

È il caso di Luca Alessandrini, un ragazzo del Gallo di Petriano (paesino in provincia di Pesaro e Urbino) che, dopo essere stato ammesso al master biennale del Royal College of Art e dell’Imperial College – su innovazione, ingegneria, e design – decide di trasferirsi a Londra. Non credo che Luca, al momento della partenza, avrebbe mai immaginato che sarebbe diventato il futuro vincitore dell’International Student Innovation Award 2016, un riconoscimento assegnato ogni anno dall’Imperial College di Londra alle idee più innovative.

Grazie, infatti, all’ideazione di un violino costruito in seta di ragno, il trentenne Luca Alessandrini è riuscito a surclassare centinaia di studenti provenienti da cinquanta paesi diversi, ricevendo un premio dal sindaco di Londra Sadiq Khan, del valore di diecimila sterline.

Il progetto del suo violino nasce dalla volontà di rivoluzionare e trasformare in modo del tutto innovativo uno strumento restio al mutamento ormai da 400 anni. Dalla collaborazione con il dipartimento di zoologia dell’Università di Oxford, nasce l’idea peculiare di utilizzare, per la realizzazione del violino, la seta dei ragni australiani. La combinazione della resina e della seta dei ragni, sembrerebbe, infatti, produrre un materiale cinque volte più resistente dell’acciaio ma più elastico.

Abbiamo deciso di fare alcune domande a Luca accantonando l’aspetto tecnico della geniale invenzione per focalizzarci un po’ di più su quello umano.

Qual è il tuo rapporto con lo studio? Studiare è sempre stata la tua passione?

No, lo consideravo una rottura di scatole enorme, anche se sapevo che era una cosa che dovevo fare. Lo studio è stato per me una tortura fino all’università. Ognuno è fatto a suo modo; io, sinceramente, ho sempre avuto difficoltà ad impegnarmi e ad essere propositivo di fronte a progetti in cui non mi sentivo coinvolto.

Dopo la laurea triennale ad Urbino, non hai mai pensato di proseguire il tuo percorso di studi in Italia?

No, anche perché lavoravo già da anni come export manager ed andavo per lavoro a Londra. Grazie a questa esperienza ho capito che avevo la possibilità di ampliare i miei orizzonti.
È stato un caso, ho capito che cercavo altro ed il master è stata una delle cose possibili. Finalmente, dopo essermi sentito una figura incompleta e senza futuro dal punto di vista professionale, avevo la possibilità di affermarmi e completarmi dal punto di vista professionale come designer.

Come hai reagito quando hai saputo di aver vinto la borsa di studio? Oltre all’entusiasmo iniziale, la nuova esperienza ti intimoriva?

Il timore c’è sempre. Significava cambiare completamente vita. il passo era enorme…avevo il mio percorso e lo stavo portando avanti. Non è stato semplice dire ai miei: «mi trasferisco a Londra perché mi hanno preso ad un master».

Dal Gallo di Petriano a Londra…come ti sei trovato nella grande metropoli?

Vivere a Londra ha aspetti estremamente positivi e allo stesso tempo estremamente negativi. Probabilmente sono più quelli positivi rispetto a quelli negativi. Un grande problema è il costo della vita, è davvero vergognoso e sbilanciato rispetto agli stipendi. Non permette più nemmeno a chi voleva cercare di fare fortuna di andare a farla. Si potrebbe quasi dire che Londra sia diventata una Svizzera.
Per quanto riguarda, invece, le persone che puoi incontrare, o le cose che puoi fare, ha sicuramente moltissimo da offrire. Devo ammettere però che dopo la Brexit l’aria è cambiata, ho avuto la sensazione di sentirmi poco desiderato sebbene Londra sia sempre stata una realtà a sé stante rispetto al resto dell’Inghilterra.

Ci sono aspetti che non ti convincono del sistema d’istruzione italiano?

Non ho mai fatto un master in Italia. Quello che ho capito facendo un master in Inghilterra è che qui lo studente investe dei soldi che poi si traducono in contatti e possibilità lavorative future quasi certe. Questo avviene anche perché le Università mettono i ragazzi fisicamente in contatto con le persone che potrebbero assumerli…in Inghilterra sono  estremamente concreti.
La cosa positiva dell’Italia è che, ancora oggi, esistono degli istituti considerati eccellenze a livello europeo pur essendo degli organi pubblici. Qui, invece, l’università è per pochi.

Pensi che in futuro tornerai in Italia a lavorare o lo farai solo per passarci le vacanze?

In realtà vorrei portare il mio progetto in Italia. Ci sto provando.

Ad ascoltare queste parole sembrerebbe proprio che la capacità di inventare e di sapersi reinventare sia ancora più fondamentale del luogo in cui si vive e si cresce. In bocca al lupo a Luca per il suo progetto!

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