Banksy a Padova: «Spazio Anna Breda» sta per chiudere?

Martedì mattina a «Spazio Anna Breda», la galleria padovana che ha ospitato il 15 e il 16 dicembre la molto discussa mostra di Banksy, la tensione è tanta. Anna Breda, la responsabile, è fuori di sé mentre discute a dir poco animatamente con un gruppo di collaboratori. Ce n’è uno, a cui non riusciamo a dare purtroppo un nome e un volto, con cui la gallerista litiga anche duramente ma le cui decisioni pare tenere molto in considerazione.
Il climax ascendente della discussione parte già ad alti livelli: «Non farmi incazzare», «Ti attacchi sugli specchi», queste le frasi utilizzate da Anna Breda, comprensibilmente furibonda dopo la polemica sulle copie delle opere di Banksy esposte nella sua galleria. Il suo interlocutore le fa presente in maniera molto franca che «hai fatto una figura di merda». La gallerista obietta «Il nome venuto fuori è “Anna Breda”» e il suo interlocutore le risponde «Per fortuna!». Ma la donna non ha ancora finito di sfogarsi: «Di nomi, su GazzettinoMattinoCorriere è venuto fuori il mio!», urla, forse ritenendosi sì responsabile ma non l’unica a dover salire sul patibolo. «I falsi di Anna Breda… sono io!», come per rimarcare di essere l’unica «colpevole» almeno per i media.
La discussione poi si sposta su una presunta mostra che avrebbe accostato Andy Warhol a Kenny Random, lo street artist padovano che, ironia della sorte, è stato il primo a far nascere la polemica su Banksy. «Quando 7 mesi fa tu (l’intercolutore, ndr) mi hai detto che sarebbe stato bello fare questa mostra di Andy Warhol con Kenny Random, io non ti ho detto di invitarlo alla festa». Anna Breda qui si riferisce probabilmente al fatto che l’artista padovano è stato invitato alla mostra su Banksy, di cui è grande estimatore: «Io non sapevo che avevate mollato l’invito a Kenny Random», insiste la gallerista.
Poi il litigio trascende e qui è importante spiegare il rapporto che pare intercorrere fra la Breda e il suo interlocutore: la donna è furente però pare tenerlo in considerazione, come se quest’uomo fosse qualcosa di simile a un suo superiore, o comunque qualcuno che ha molta influenza sulla galleria. «A fine mese sei fuori di qua», e la Breda risponde «Sei proprio uno stronzo, te ne approfitti! Te ne approfitti!». «A fine mese te ne vai da qua», insiste lui senza darle una risposta. La gallerista risponde, quasi per ripicca, «Ti comporti in maniera meschina, quando il posto te l’ho dato io». Ma lui è irremovibile: «A fine mese sei fuori di qua: invece di chiedere scusa…». E la Breda risponde: «Io? Chiedere scusa? Vergognati!». È curioso che, al di là dei numerosi «Vergognati» usati quasi come intercalare, Anna Breda non ribatta nel merito della questione sulla propria permanenza in galleria, come se – lo ripetiamo – la decisione del suo interlocutore possa davvero fare la differenza.
Sapevamo che la polemica sulla mostra di Banksy aveva assestato un bruttissimo colpo alla reputazione della galleria, ma sinceramente non pensavamo che avrebbe compromesso in tempi così ridotti l’esistenza di «Spazio Anna Breda».

Noi siamo sempre a disposizione di chiunque volesse intervenire sulla vicenda. Ci teniamo però a chiarire in modo preventivo che possiamo dimostrare ogni nostra affermazione.

In copertina: un’immagine dell’opera Caveman hunting shopping carts usata dalla galleria per promuovere l’evento. 

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