La rivincita del disco in vinile, che supera il digitale

Tutti noi conosciamo il magico suono della puntina del giradischi quando per la prima volta entra in contatto con la superficie del disco in vinile. É un suono iconico, rilassante, che preannuncia l’inizio della riproduzione di un brano musicale.

Benchè le nuove generazioni, dai Millenials in poi, siano cresciute con un diverso modo di riprodurre la musica, attraverso il compact disc, il download, lo streaming, anche i piú giovani possiedono ben fissa nella loro mente l’immagine elegante ed essenziale di un 33 giri in vinile nero, grazie ai loro genitori e ai loro nonni, ma soprattutto per l’ impatto che il vinile ha avuto sulla societá moderna. Dalla seconda metá degli anni ottanta, però, il mondo del business musicale si é allargato ai piú pratici CD e agli walkman, per arrivare col nuovo millennio alla musica scaricabile digitalmente, agli mp3 e agli iPod. Il mondo del vinile é diventato così un ambiente nostalgico di collezionisti ed affezionati, un mondo sempre più di nicchia, a cui guardiamo con affetto e curiosità, consapevoli del fatto  che ormai non ci appartiene più. In effetti il settore della tecnologia tende ad evolversi verso una crescente praticità, quindi il vecchio giradischi può essere sì utile per ascoltare un buon vinile in compagnia, ma se bisogna muoversi per la città, magari con i mezzi pubblici, un paio di cuffiette collegate al nostro smartphone risultano piú congeniali.

Eppure non sono solo i puristi e i nostalgici ad affermare che il suono di un brano musicale ascoltato tramite un giradischi presenti sfumature più intense di un qualsiasi dispositivo portatile.

Il mondo del vinile, infatti, non é mai veramente morto:  possiamo piú che altro dire che abbia avuto un periodo di crisi e che ultimamente il vento stia cambiando. Infatti l’industria musicale, giá in crisi, quest’anno  sta avendo un nuovo boom  grazie  proprio al ritorno in auge dei 33 giri. Secondo i dati dell’Entertainment Retailers Association, nel Regno Unito quest’anno si è speso di più per gli LP che per i download digitali, come dimostrano i dati schiaccianti: 2.1 milioni di sterline per il formato digitale contro i 2.4 milioni di sterline per il vecchio formato. Ma il fatto piú  sorprendente é che la fascia dei maggiori acquirenti di LP non combacia con i vecchi affezionati bensì con le giovani generazioni sui 25 anni. Questi dati sarebbero sembrati assurdi ed impensabili fino a qualche anno fa, e invece pare che la situazione stia cambiando anche fuori dal Regno Unito, un paese sempre all’avanguardia nel campo musicale.

Da cosa dipende questo cambiamento netto? Forse é il definitivo sintomo del collasso di idee dell’industria della musica moderna, che porta l’ascoltatore  medio a preferire materiale vecchio di decine d’anni rispetto alle novitá sempre meno convincenti? Non sarebbe così strano dal momento che anche nel mondo del cinema si risente di questa sorta di rifiuto per la musica contemporanea, alla quale si preferisce magari una colonna sonora di classici degli anni ’70 e ’80, come è successo in uno dei film più di tendenza degli ultimi anni, Guardiani della galassia, di cui il vinile va oltretutto molto forte nelle vendite. O forse la risposta è un’altra: che un’icona come quella del disco in vinile non tramonterá mai, sia per il fascino vintage o per la qualità del suono. L’effetto prodotto dalla puntina del giradischi sul vinile è una costante della nostra vita, un suono così piacevole, associabile a quello prodotto dal fuoco che scoppietta in un caminetto, un suono caldo che colpisce la nostra anima, nostalgico ma anche attuale e molto probabilmente proiettato verso l’infinito, che continua a far parte del nostro immaginario comune e lo farà ancora a lungo.

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