I classici della lettura non sono mai stati così contemporanei

Ammettiamolo, ognuno di noi ha ben presente quel libro (se non addirittura più di uno) che, considerato un «classico», viene costantemente citato da professori, pubblicazioni, altri libri o amici – che forse un po’ «se la tirano»– e che, nonostante questa onnipresenza, non si è mai letto. Magari lo abbiamo comprato o preso in prestito dalla biblioteca ma è sempre rimasto lì, mai iniziato, come una sorta di continuo monito delle nostre mancanze.

Infatti siamo cresciuti con l’idea che i cosiddetti classici vadano letti, ma chi si è avvicinato a questo tipo di letture sa bene che si tratta di una missione impossibile tanto quanto raggiungere l’arcobaleno. Ogni titolo, specialmente se importante, apre a una valanga di altri titoli, per cui più si legge, più si leggerebbe, più libri si tolgono dalla lista e più se ne aggiungono, in misura quasi esponenziale.

Ma va bene. Non si possono conoscere tutti i capolavori della letteratura mondiale, perciò qualche lacuna è perdonabile. Rimane tuttavia un’aurea di autorevolezza che avvolge i grandi romanzi ricordando l’eccezionalità del valore di tali opere all’interno dell’esperienza umana, in secoli e secoli di storia, ma anche l’enorme comune background che esse hanno costituito, terreno su cui affondano, seppur inconsapevolmente, le radici del nostro pensiero.

Dunque se da un lato c’è questa magnetica attrazione verso quegli autori che non passeranno mai di moda (e un senso di colpa per non averli letti), dall’altro lato ci sono innegabilmente anche il distacco, la noia, la pesantezza che milioni di studenti provano davanti alla lettura, imposta dalle scuole, di libri vecchi, complicati e dalla lingua pressoché incomprensibile.

In bilico tra questi due antitetici sentimenti riguardo i libri classici, si trova l’iniziativa promossa da Rafael Casal, poeta performativo, scrittore, drammaturgo, produttore musicale (e chi più ne ha più ne metta), e Daveed Diggs, rapper e attore vincitore del Tony per il suo ruolo nel musical Hamilton.

Si tratta di #Bars Mixtape Musical Medley Vol. 2, ovvero il progetto che porta sul palcoscenico (e nel video che trovate qui sopra) la letteratura. I due ideatori hanno infatti invitato la comunità teatrale a proporre le proprie rivisitazioni e reinterpretazioni dei propri classici preferiti, da cui hanno poi selezionato diciassette partecipanti per un risultato eccezionale. Se pensate che si tratti del solito rifacimento alla Kenneth Branagh vi sbagliate di grosso. Il risultato è un esplosivo insieme di versi rap (bars, «barre» appunto) che raccontato i libri non solo citandoli o riassumendoli ma trasmettendone l’emozione; inoltre la fusione tra la musica – R’n’B e hip hop, ma anche suoni più melodici alla Broadway – e la drammaticità teatrale, passando per il cinema, produce un approccio tutto nuovo all’opera letteraria, facendone risuonare ogni sua fibra.

1984, Il giovane Holden, Frankenstein, Il grande Gatsby, Il signore delle mosche o Orgoglio e pregiudizio si susseguono insieme a molti altri titoli in un continuum che lascia senza fiato per la sua spettacolarità ma anche per il suo significato. Ad ogni opera non sono dedicati che pochi minuti, eppure in questo brevissimo lasso di tempo la si esprime al meglio, sintetizzandola e realizzandola con mezzi nuovi affinché arrivi anche a chi ha difficoltà nell’identificarsi con le molte pagine scritte degli antichi volumi; allo stesso tempo, però, non si svaluta il capolavoro come invece farebbe un suo semplice riassunto bensì lo si innalza a esperienza che cambia la vita, a mattone che costruisce chi siamo, a specchio che mostra chi siamo stati. #Bars Mixtape non è solo l’ultima novità pop, ma mostra il potere che hanno i grandi libri, mostra perché esistono dei «classici».

Diverso è lo spirito delle illustrazioni di John Atkinson, che nel suo sito Wrong Hands ha pubblicato un’intera sezione dedicata ai classici, o meglio ai loro spoiler. Il destinatario perfetto dei comici disegni di Atkinson sembra apparentemente chi non ne può più di sentir parlare di capolavori letterari senza sapere di cosa si stia parlando, infatti i suoi colorati lavori mostrano i libri alla base del nostro patrimonio culturale riassunti in poche parole. Ed ecco che le 1400 pagine di Guerra e Pace diventano:

Tutti sono tristi. Nevica.

atkinson-spoiler-wp
L’illustrazione Abridged Classics dal sito ufficiale dell’artista.
atkinson-spoiler-austen
I romanzi di Jane Austen confrontati dall’illustratore. Credits: sito ufficiale.

Potrebbe sembrare una provocazione che allontana ulteriormente dalla lettura, come a indicarne la futilità, come a dire «non ti stai perdendo niente». Ma a un’analisi più approfondita si può cogliere la sottile ironia dietro a queste illustrazioni. Dietro ai serafici spoiler dei classici si nasconde innanzitutto una conoscenza delle opere che strizza l’occhio all’intento didattico: vi è infatti una sottocategoria di illustrazioni che pare porre l’accento sulla mancata originalità di un determinato autore ma che, in realtà, trasmette il pensiero poetico-filosofico di quel letterato in modo ben più efficace rispetto a noiosi capitoli dei vari manuali scolastici.

Soprattutto, però, John Atkinson, riducendo tali capolavori al mero finale della loro trama, enfatizza tutto ciò che manca, tutto ciò che il disegno non dice: un libro diventa classico non per la trama particolarmente efficace o per il finale, non per il fatto di non poter essere ridotto a poche righe, bensì per tutto il resto. Per lo stile, per il modo di raccontare ciò che tutti avrebbero potuto raccontare senza tuttavia raggiungere quel risultato, per le riflessioni che vi sono fatte, per il non-detto che soggiace ad ogni parola. Insomma, per tutto. Una delle definizioni di Calvino nel suo articolo Italiani, vi esorto ai classici uscito su L’Espresso il 28 giugno 1981 è:

10. Chiamasi classico un libro che si configura come equivalente dell’universo, al pari degli antichi talismani.

Ecco perché il minimalismo di artisti, fotografi, illustratori che ripropongono i classici non sono tentativi disperati di rendere la materia più fresca, divertente, semplice e appetibile – anche se questo è sicuramente uno dei risultati –, ma piuttosto una ricerca per raggiungere l’essenza dei romanzi, per cogliere quella strana sensazione che improvvisamente assale il lettore e gli fa capire che ciò che sta leggendo è un «classico», è qualcosa di importante, di significativo. In sostanza, non sono progetti che mirano a sostituire i classici, bensì a rispondere alla domanda «Cosa sono i classici?». Ovviamente chi scrive non ha risposte e del resto non intende darne. L’unica mira è lodare progetti come questi perché tengono vivo l’interesse su questo genere letterario (che poi genere non è) e alimentano la questione, diffondendo nel frattempo un po’ di genuina curiosità in chi non lo conosce o ne è spaventato.

In mancanza di risposte, perciò, non posso che citare quella che tra le definizioni del già citato Calvino è la mia preferita:

6. Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire.

Forse è per questo che c’è ancora chi li ascolta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *