Jo Spence, quando l’insueto diventa consuetudine

Non mi vedo né come un’eroina né come una vittima, ma semplicemente come una persona in lotta.

Jo Spence è stata una fotografa inglese (1934-1992) la cui vita fu tutt’altro che abitudinaria: se Gabriele D’Annunzio sosteneva di fare della propria vita un’opera d’arte, lei ci riuscì quasi totalmente.

Sovversiva fin dal principio, utilizzò la fotografia come mezzo di comunicazione e di propaganda contro una società ancora chiusa da molti punti di vista, occupandosi anche senza timore di tabù come il divorzio e soprattutto come quella malattia che la accompagnò per lungo tempo, il cancro al seno. 

Nella serie di foto Remodelling photohistory, Jo Spence pone al centro il divario tra corpo e paesaggio, mostrandoci il rapporto tra oggetto e soggetto in una relazione conflittuale e utilizzando la fotografia come intermediario tra le due parti. Lei stessa si pone al centro dell’immagine, suscitando nell’osservatore numerosi quesiti riguardanti, per esempio, il perchè una donna nuda si trovi nel bel mezzo di un campo erboso.

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Jo Spence and Terry Dennett, Remodelling Photohistory (Industrialization), 1982. Credits: jospence.org.

Probabilmente Spence intende accentuare quel che è un rapporto molto spesso conflittuale tra natura ed artificio, in un locus in cui forse ciò che è apparentemente più naturale (il paesaggio) sembra molto meno consueto di un corpo nudo, in cui appaiono evidenti i segni naturali del ciclo della vita di ogni essere umano che invecchia nel tempo. Forse il paesaggio industrializzato presente sullo sfondo dell’immagine sta ad evidenziare maggiormente questo divario, rendendo il corpo meno teatrale e «finto» di quanto inizialmente la nostra mente lo abbia percepito, tendendo a vederlo istintivamente come un elemento insolito.

La rivoluzione della fotografia di Jo Spence è stata rendere visibile l’invisibile in una società dove ancora vigevano pregiudizi, e utilizzare proprio un mezzo di comunicazione visiva per mostrare i segni della propria malattia, il tumore, considerato a quei tempi ancora un tabù.

In copertina: particolare di Jo Spence and Dr Tim Sheard, Narratives of Dis-ease (Included), 1990. Credits: jospence.org.

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