Toponomastica femminile: sulle vie della parità

Vi siete mai chiesti quante strade nella vostra città sono intitolate a figure femminili? Quante, tra le piazze che conoscete, portano il nome di una donna? Un paio, una decina, o addirittura nemmeno una? Qualsiasi sia la vostra risposta, dati alla mano, è certo che le strade e le piazze dedicate a personaggi maschili superano di gran lunga quelle dedicate a figure femminili. Ad esempio, tra le strade censite a Roma, 7.600 sono dedicate a uomini, mentre quelle che portano il nome di una donna sono solamente 630. A Milano più della metà delle strade censite sono maschili (2535 su 4241). Così anche a Torino (1054 intitolazioni maschili e 65 femminili su un totale di 2235 strade), a Napoli (3801 totali, 1726 maschili e 279 femminili), a Bari (2263 totali, 1220 maschili e 90 femminili) e a Palermo (4925 totali, 2406 maschili e 239 femminili). Dopo un rapido sguardo è evidente che alla toponomastica italiana – anche se il discorso vale anche per la maggior parte dei Paesi europei – non piacciono i nomi femminili.

Eppure i nomi delle strade e delle piazze in cui viviamo sono innegabilmente forme d’espressione importanti della cultura di un Paese. Ci insegnano chi è stato grande nella scienza, nell’arte, nella politica o nella storia. Ci aiutano a custodire il ricordo dei suoi valori o del suo genio. L’assenza di intitolazioni alle donne non è certamente dovuta alla mancanza di figure femminili di riferimento, ma piuttosto alla loro ingiusta cancellazione nel corso del tempo. In ogni angolo del mondo ci sono donne la cui storia merita di essere ricordata. Nonostante le disparità e i pregiudizi che hanno intralciato il loro percorso, le donne ci sono e ci sono sempre state. Nell’arte, nella politica, nella fede, nella cultura o nella scienza, le figure femminili hanno innegabilmente dimostrato di essere sempre presenti. E questo, alla luce degli infiniti ostacoli, è già di per sé sbalorditivo. Se i nostri itinerari urbani non ne portano traccia è solamente perché essi non fanno altro che riflettere una dimensione storico-culturale tristemente androcentrica

Ad aver messo in luce la necessità di una toponomastica più inclusiva nei confronti delle donne è Toponomastica femminile, un gruppo indipendente di ricerca e di azione nato su Facebook nel 2012 grazie alla denuncia di un’insegnante romana, Maria Pia Ercolini, e diventato associazione senza scopo di lucro nel 2014. Un’iniziativa individuale chetopfem in breve ha catalizzato la partecipazione di moltissime altre donne, propagandosi tramite quel canale privilegiato della comunicazione contemporanea che è il tam tam dei social network: un passaparola a suon di like in grado di materializzarsi in riflessione sociale. Con l’intento di fare pressione su ogni singolo territorio affinché strade, piazze, giardini e luoghi pubblici in senso lato siano intitolati anche alle donne, Toponomastica femminile ha innanzitutto svolto un accurato e minuzioso censimento di tutti i Comuni d’Italia e di alcune realtà d’oltralpe. Il risultato, come accennato, è deprimente, dato che in media solo il 4% dei luoghi urbani censiti per ogni città porta il nome di una donna. Se poi da questa misera percentuale sottraiamo le figure di carattere meramente religioso, rimane poco o niente.

Alla raccolta dati sono poi seguite moltissime altre iniziative, come la campagna per la memoria femminile denominata 8 marzo 3 donne 3 strade, che rivolge a Comuni e Municipi l’invito di impegnarsi a dedicare le prossime tre strade a tre donne (una di rilevanza locale, una nazionale, una straniera). I progetti Largo alle Costituenti e Partigiane in città sono invece stati rivolti alla memoria delle madri della nostra Repubblica e del loro fondamentale contributo nella lotta per il raggiungimento della libertà di espressione politica delle italiane tutte. A Futura Memoria è un progetto che si pone come obiettivo quello di riequilibrare la presenza di grandi donne e grandi uomini nei famedi e nei pantheon dei cimiteri monumentali italiani. Recentemente è stata aperta anche una sezione dedicata al censimento toponomastico degli spazi universitari (facoltà, biblioteche, strutture e servizi, centri di ricerca e d’ateneo, aule e così via). Per evitare che anche i nomi di questi luoghi diventino prerogativa maschile, nel sito web di Toponomastica femminile è possibile non solo registrare i dati dei singoli atenei, ma anche proporre personalità femminili che vi hanno operato e che siano ritenute meritevoli di un’intitolazione.

In occasione del I Convegno nazionale dell’associazione è stata allestita una mostra fotografica sulla toponomastica femminile suddivisa in quattro sezioni (nazionale, estera, romana e sul tema delle partigiane). Altre mostre sono state organizzate in diversi angoli della capitale e possono essere esposte, su richiesta, in qualsiasi altra città. E per non limitarsi a far conoscere le nostre eroine solamente all’interno dei confini della nostra penisola, nell’ambito del 2016 International Youth Day (12 agosto 2016), quando Wikipedia ha promosso un grande evento volto a superare il gender gap incrementando la quantità e qualità di voci in essa presenti su tematiche femminili, l’associazione ha partecipato alla compilazione di nuove voci, alla traduzione di voci esistenti solo in altre lingue, all’ampliamento di biografie e all’inserimento di immagini. Quanto alla didattica, vari sono i progetti che Toponomastica femminile ha pensato per i più giovani. Lo scopo è quello di promuovere anche tra i banchi di scuola una cultura che rispetti le diversità, una storia in grado di valorizzare le differenze tra il maschile e il femminile, una società capace di offrire gli strumenti adatti per acquisire la consapevolezza della propria identità di genere.

Passo dopo passo, Toponomastica femminile sta quindi liberando moltissimi nomi femminili dall’oblio in cui sono stati relegati. Sì, ce la sta facendo. Si tratta di un lavoro che richiederà tempo, anni o addirittura un secolo, ma non ci si deve scoraggiare. L’Italia dispone di un lunghissimo elenco di donne che hanno inciso nella sua storia. Per secoli sono state oscurate dal maschilismo imperante, ma c’erano. Vuoti da colmare. E non solo per la battaglia al femminile in sé, ma anche perché la storia sia ricordata senza lacune. Per farlo dobbiamo servirci di tutti gli strumenti a nostra disposizione: la toponomastica al femminile è uno di questi.

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