Ricordando il dolore di Francesca Woodman

Una storia non viene raccontata solo attraverso il testo scritto o la fonte orale, ma anche attraverso le immagini. Può non avere un incipit, nè uno sviluppo, ma essere solo un’istantanea di dolore, domande, dubbi, che potrà o meno catturare la vostra attenzione oppure lasciarvi persino spiazzati, l’effetto che ha provocato in me.

Lei è Francesca Woodman, aveva 23 anni quando decise di porre fine alla sua vita.

Le sue inquadrature mostrano corpi, volti, paesaggi, persone, per le quali ci basta una singola ma profonda osservazione per raggiungere un grande stato di coinvolgimento emotivo, tale da renderci vulnerabili.

Guardando le sue fotografie si riconosce una ragazza dalla poetica estremamente sensibile. Anche senza analizzare lo stato psico-fisico della persona rappresentata (che tra l’altro è sempre la Woodman stessa), si può solo osservare, lasciare che il flusso di fragilità e paure pervadano il nostro animo; forse perchè quelle stesse paure hanno colto pure me che scrivo (o voi che leggete) in determinati momenti della vita e in parte è inevitabile non immedesimarsi completamente in quella fuga dall’obiettivo o in quella figura corporea cosi rigidamente fredda da togliere il respiro.

credits: FIAF.net
credits: FIAF.net

Un corpo che impersona lo stato di un’anima: questo è ciò che rappresenta la Woodman anche in altre fotografie, uno spirito libero che aleggia sempre in una stanza vuota, con pochi oggetti, una sedia e degli specchi.

Gli specchi, che forse riflettono il suo disagio, il suo essere nel mondo nel modo che decide lei stessa, senza condizionamenti, ma che molto spesso viene mal interpretato.

Non è necessario cercare invano risposte per capire, a volte ci si può rifugiare nella mera osservazione di ciò che abbiamo davanti e lasciare che le domande entrino a far parte di noi. La Woodman, con la sua modalità d’espressione e la sua relazione corporea con l’ambiente circostante lascia un punto interrogativo.

L’invisibile si rende visibile, lasciando da parte il mondo contingente e portandoci verso il mondo che appare, che appare a lei ma che forse  appartiene un po’ anche a noi.

 

 

 

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