Come lo streaming NON ha ucciso il cinema

Lo streaming: una rivoluzione per tutti gli amanti dei film e delle serie tv che non vogliono aspettare l’uscita ufficiale in Italia o che, non troppo convinti dalla trama del trailer, preferiscono non «buttare via» i soldi del biglietto del cinema; oppure, ancora, per coloro che non sono riusciti ad andare al cinema prima che il film uscisse dalle sale.
È successo anche a me, non molto tempo fa, di non riuscire ad andare a vedere un film che mi interessava prima che venisse tolto dalla programmazione. Ho pensato: «Nessun problema, lo guardo in streaming!». Certo, considerato che il film era appena uscito, ero preoccupata di dovermi accontentare di una versione in bassa qualità sia video che audio; invece, a solo un mese dall’uscita al cinema, era già disponibile in ottima qualità.

Eccoli qui, i vantaggi dello streaming: veloce, gratis e usufruibile nella comodità di casa propria. Ovviamente, però, ci sono anche degli svantaggi: il mezzo preferito per lo streaming sono i computer portatili, che, in fatto di schermo e di sonoro, non possono certo competere con i sistemi del cinema; se, inoltre, la connessione via internet non è delle migliori, ma è un normale sistema come quello che la maggior parte di noi ha a casa, c’è il rischio di dover aspettare un po’ di tempo prima che il film si carichi, per poter evitare quella spiacevole situazione in cui il video si blocca, proprio sul punto più bello, e compare quella fastidiosa icona del caricamento che gira e gira facendoti sorgere dei grossi dubbi sulla possibile fine di quella situazione.

Lo streaming, inoltre, ha un’altra spiacevole questione con cui fronteggiarsi, ovvero la violazione della Legge sul Diritto d’autore. Questo punto non è sempre molto chiaro e pone delle domande che non sono indifferenti: chi risponde esattamente di questa violazione? Il titolare e creatore del sito o anche colui che si collega e ne fa uso?
Tecnicamente prendendo in analisi il testo della legge, all’articolo 171-ter, si dice chiaramente che è punibile con la reclusione da sei mesi a tre anni e con una sanzione da 2.582 a 15.493 euro «chiunque a fini di lucro: a) abusivamente duplica, riproduce, trasmette o diffonde in pubblico con qualsiasi procedimento, in tutto o in parte, un’opera dell’ingegno destinata al circuito televisivo, cinematografico, della vendita o del noleggio, dischi, nastri o supporti analoghi ovvero ogni altro supporto contenente fonogrammi o videogrammi di opere musicali, cinematografiche o audiovisive assimilate o sequenze di immagini in movimento;…». Ovvero coloro che creano i siti per lo streaming e li mettono a disposizione di tutti, non solo per uso privato.
Il problema, però, è che lo stesso testo di legge non prevede sanzioni né penali né amministrative per la fattispecie di coloro che si collegano al sito e guardano i filmati in esso disponibili; se l’uso è personale, senza download e condivisioni, allora la fattispecie non è regolamentata dalla legge e non si è quindi passibili di alcuna sanzione.

Considerato tutto, sorge spontanea la curiosità di quanto lo streaming abbia influito sull’economia dei cinema: vista la facilità di accesso ai film, probabilmente le sale cinematografiche dovrebbero essere se non vuote, quasi.
In realtà non è così. Grazie ad un articolo di ANSA, che ci riporta i dati registrati dal Rapporto Giovani,  l’indagine a cura dell’Istituto Toniolo su commissione dell’Ente Fondazione dello Spettacolo, solo il 36% dei ragazzi tra i 18 e i 34 anni utilizzano lo «streaming free» per guardare film, preferendo la tv generalista. Riguardo al cinema quest’analisi indica che tra i giovani «Il 26,2% per vedere i film usa spesso la sala cinema, il 7,2% non vi si reca mai e il restante 66,6% raramente-a volte.»

Prendendo poi in analisi le statistiche pubblicate sul sito dellISTAT, vediamo comunque che tra il 2000 e il 2013 la media degli ingressi al cinema è rimasta sostanzialmente invariata, con un picco più alto tra il 2010 e il 2011. Confrontandole poi con i dati parziali del primo semestre del 2016 (fonte: L’analisi SIAE sull’industria della cultura e della creatività pubblicate dal sito dell’ISTAT) vediamo che in realtà quel picco è stato eguagliato proprio quest’anno, aumentando gli ingressi al cinema del 14,35% rispetto il 2015.

(Fonte dati SIAE – Ufficio Statistica)
(Fonte dati SIAE – Ufficio Statistica)

È possibile quindi dire che per quanto la comodità dello streaming sia oggettiva, gli italiani ancora non rinunciano all’uscita al cinema, magari come una serata con gli amici, con la famiglia, un appuntamento tra due giovani innamorati, oppure anche senza un’occasione particolare.
Nonostante in media si spendano quasi 10 euro a testa per il biglietto, non si è ancora disposti a restare chiusi in casa davanti allo schermo di un PC, ma soprattutto non si è disposti a smettere di farsi incantare dalla grandezza di quello schermo che in un modo tutto particolare con la sua imponenza ci permette di lasciarci coinvolgere e assorbire dalla storia raccontata.

«Il cinema deve essere spettacolo, è questo che il pubblico vuole. E per me lo spettacolo più bello è quello del mito. Il cinema è mito.»

Sergio Leone

Immagina copertina presa da Nextplora 

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