Grey Adames: un’arte che abbatte gli stereotipi

«Vivere nel mondo di oggi ed essere contro l’uguaglianza  per motivi di razza o di colore
è come vivere in Alaska ed essere contro la neve».
William Faulkner

 

artinclusion5C’è un’artista italiana di cui non si può non parlare. Si chiama Grey Estela Adames, in arte Grey Adames, nata in Repubblica Dominicana, cresciuta in Venezuela e residente in Italia; i suoi dipinti sono tanto vari quanto la sua vita, che la ha vista cambiare paese e patria più volte e, forse, le giustapposizioni di colori sgargianti dei suoi quadri sono proprio il risultato di questo insieme di esperienze. Si trasferisce in Italia per amore per poi scoprire in modo altrettanto casuale e coinvolgente un altro amore, in questo caso per la pittura. Passione che, come riporta lei stessa in un’intervista, nasce un pomeriggio in cui, spinta dal desiderio, decide di provare a dipingere: proverà una forte emozione che le farà capire che quella è la sua strada.

Le sue esposizioni, prima ad Alatri, in provincia di Frosinone, poi in Emilia Romagna ed infine in tutta Italia, riscuotono successo presso la critica e risonanza internazionale: di lei si occupano giornali italiani, latinoamericani e francesi. Nel 2012 è tra i protagonisti di una serata di beneficenza organizzata dal presentatore TV Fabrizio Frizzi, durante la quale mette all’asta la sua opera Carne de mi carne («carne della mia carne») devolvendo il ricavato ad iniziative di solidarietà. Nello stesso anno riceve il premio «Hermanedad del mundo» (Fratellanza del mondo). È riconosciuta come membro onorario della Norman Academy, avente sede in Florida.
Attualmente le opere dell’artista si possono trovare nella galleria Art&Co di Milano e Urbis et Art di Roma.
E, ciò che in particolar modo ci interessa, dal 2014 si occupa di educare gli studenti a temi come l’integrazione e la lotta al razzismo tramite il linguaggio visivo. Sta portando avanti da ormai due anni il progetto «Art Inclusion» presso l’istituto IV di Frosinone, prendendo parte ad otto incontri aventi il fine di utilizzare diversi linguaggi per parlare di diversità e di come questa trovi il suo posto nel mondo di oggi. I ragazzi hanno avuto modo di cimentarsi nella pittura e nel disegno di opere il cui tema principale era appunto il razzismo.

Come Grey stessa scrive nella sua rubrica contro il razzismo, ci sono domande a cui è essenziale dare una risposta: «Che cos’è l’integrazione? Cosa si deve integrare? Perché si ha bisogno di definire una pratica che dovrebbe essere normale?» Grey ricorda come i bambini non discriminino in base al colore della pelle e sottolinea che questa «abitudine» – perché questo è ciò di cui si parla – sia qualcosa che riguardi gli adulti, i quali hanno bisogno di porre limiti e dare definizioni. «Perché?» si chiede Grey, ed io vi giro la domanda. Perché abbiamo bisogno di valutare noi stessi ponendoci a confronto con l’altro? Perché temiamo questo confronto al punto da chiuderci in facili stereotipi? Credo che queste domande meritino una risposta sincera, ed in particolare oggi, quando l’azione di cellule terroristiche come l’Isis rischiando di farci chiudere in noi stessi e guardare con sospetto il «portatore di diversità». È importante allora sottolineare quanto questa diversità non sia una minaccia, bensì una possibilità. Possibilità di nuove amicizie, esperienze, conoscenze e storie. Possibilità di capire che non necessariamente i nostri usi e costumi sono quelli giusti, o gli unici possibili; possibilità di capire che se il tramonto ci appare così bello è per via dei suoi colori – e perché allora dovremmo disprezzare i colori quando li troviamo in una persona? «Libertà di pensiero» significa prima di tutto rispettare i pensieri degli altri e che l’unico modo per sapere qualcosa è chiedere, non giudicare.
E l’opera di Grey Adames, fatta di colori belli perché contrastanti e di figure fluide che si abbracciano e uniscono, dice tutto questo attraverso il linguaggio figurativo, che l’artista sfrutta «per dialogare con la parte più profonda delle persone». Quella che ci rende tutti uguali, tutti umani. È un dialogo a cui tutti sono invitati a partecipare.

In copertina: un ingrandimento del dipinto Madre Fratellanza, simbolo del progetto «Art Inclusion».

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