Spectacles: il futuro davanti ai nostri occhi

I rumour circolavano già da tempo, ma ora è una certezza: lo scorso 24 settembre sono stati presentati gli Spectacles, gli occhiali high tech di Snapchat, social network diffuso principalmente tra giovani e giovanissimi.
Nato nel 2011, quest’anno vanta più utenti giornalieri di Twitter e ha superato anche Facebook per il numero di video visualizzati in media ogni giorno: 10 miliardi, stando a quanto diffuso da Bloomberg; il dato è ancora più impressionante se si pensa che c’è stata una crescita del 100% rispetto al 2015.

Il successo di Snapchat sta proprio nell’immediatezza: tale app consente di condividere foto, gli «snap», e video (della durata massima di 10 secondi) che si cancellano in automatico una volta visualizzati. Contiene al suo interno una sezione in cui si può chattare e un’altra in cui si possono vedere album pubblici di foto e video accessibili solo per un periodo di ventiquattro ore (sono le «storie»).
Un mezzo moderno per «cogliere l’attimo», operazione da oggi ancora più semplice grazie a questi occhiali da sole con lenti che mirano a sostituire lo smartphone: si registrano brevi video, sempre di 10 secondi al massimo, con le mani libere; grazie a lenti circolari, di 115 gradi, si ottengono filmati molto simili a quelli «registrati» dall’occhio umano, che poi sono inviati al telefonino, il quale diventa un’ampliamento della nostra memoria naturale, cerebrale, a lungo termine.

Gli Spectacles arriveranno nei prossimi mesi in America e costeranno circa 130$: niente male per quello che la stessa azienda definisce come un «giocattolo», di certo molto più economici dei celeberrimi Google Glass, rispetto ai quali, però, ci sono più differenze che elementi in comune. Gli occhiali di Google sono stati presentati come dei prototipi e non hanno mai raggiunto il mercato di massa, per i problemi tecnici che continuavano a presentare (in particolare la breve durata della batteria), anche se si è fatto credere che sarebbero divenuti, a breve, un prodotto per tutti. In realtà Google sta ancora lavorando al progetto; di certo tali strumenti, con la loro fotocamera da 5 mp, il Wifi, il Bluetooth e 12 gb di memoria utilizzabile, sarebbero utili a professionisti come piloti d’aereo o medici: permettono ad esempio di visitare un paziente pur essendo lontani.

Gli Spectacles invece sono più che altro un prodotto «modaiolo» che, per ora, sembra non avere particolari applicazioni nella quotidianità: non ci rimane da capire se Snap Inc., la società che li produce, vorrà proseguire la sua ricerca in questa direzione, producendo modelli sempre più «smart» che permettano di registrare video più lunghi, di fare foto – di filmare in tempo reale, perché no. Siamo sicuri che non sarà l’unica azienda a investire in tal senso: d’altronde proprio l’anno scorso la stessa Google ha brevettato un sistema per permettere di rivivere i ricordi: filmandoli con i suoi Glass, sono poi salvabili in cloud e riproducibili in ogni momento.
Se da un lato tutto ciò sembra davvero poterci semplificare la vita (per far vedere agli amici il filmato della vostra vacanza basteranno uno schermo, che sia di uno smartphone o di una tv, e un paio di occhiali ad esso collegati), d’altro lato non può che suscitare in noi una certa inquietudine: in un mondo sempre connesso, sapere di poter controllare anche il nostro vissuto – e quello degli altri – fa un certo effetto.
Agli appassionati potrà ricordare alcuni episodi di Black Mirror, serie tv inglese: nella seconda puntata della prima stagione, The Entire History of You, i personaggi guardano i loro ricordi su schermi sparsi in ongi angolo della casa, mentre nella terza puntata i protagonisti, che vivono in un futuro prossimo, hanno un «grain», un microchip piantato dietro un orecchio che registra ogni attimo della loro vita per far sì che i ricordi possano essere riprodotti poi sugli schermi; questo causa non pochi problemi nella vita dei personaggi e un bel po’ di angoscia negli spettatori – visto che tutto ciò non è più semplice utopia.
Non sarebbe giusto anche dimenticare certe cose che ci succedono, perché in fondo è un meccanismo di auto-difesa? Siamo noi a controllare la tecnologia o sono i nuovi strumenti a controllare noi? Quanto conta ancora la privacy delle persone?
Senza per forza doversi arroccare in una posizione di estrema difesa del passato o, al contrario, di adesione entusiastica ad ogni invenzione lanciata sul mercato, è lecito porsi delle domande; interrogativi che, per ora, sembrano destinati a non avere risposta.

 

L’immagine di copertina è tratta dal video pubblicitario.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *