Moda: quando la bellezza è coraggio, non perfezione

Se pensiamo al mondo della moda, alle lunghe passerelle, agli abiti firmati e a volte stravaganti di solito ci salta in mente un unico tipo di modella esistente: alta, slanciata, magra, insomma il prototipo, secondo la società, della donna perfetta.
Pensiamo, per esempio, alle bellissime ragazze che sfilano in intimo per Victoria’s Secret, il famosissimo marchio americano che produce lingerie: sembrano fluttuare sulla passerella, con le loro ali d’angelo, la loro pelle liscia e lucente, strizzate nei completi sexy e colorati, contribuendo a diffondere un’immagine decisamente stereotipata di donna, fatta di misure impossibili e, nella fotografia, di ritocchi al computer.
Ma in questo 2016 si intravede qualche speranza di cambiamento: in alcuni casi, la moda può anche essere usata come veicolo di denuncia.

Reshma Qureshi è una ragazza indiana di 19 anni. Nel 2014 ha subito una barbarie che ha cambiato la sua vita per sempre:  il suo volto è stato brutalmente sfigurato dall’acido che le è stato versato addosso dal cognato, violento nei confronti della moglie  e a cui Reshma si era opposta. Questo attacco le ha lasciato cicatrici profonde, non solo esteriori – il suo volto è completamente sfregiato, ha perso l’occhio sinistro e anche quello destro è rimasto danneggiato – ma soprattutto interiori che l’hanno costretta a chiudersi in casa e ad isolarsi per la vergogna.
Ma, un anno dopo, Reshma è diventata il volto di un’importante campagna lanciata da un’organizzazione non governativa indiana chiamata Make Love Not Scars, la cui fondatrice Ria Sharma è stata personalmente accanto alla giovane, incoraggiandola a non nascondere il suo volto; la campagna è finalizzata alla raccolta di firme per la proibizione della vendita dell’acido: in India, infatti, nonostante un tentativo di regolamentazione da parte della Corte Suprema, è ancora terribilmente semplice trovare questa sostanza nel mercato.
Per diffondere il messaggio di questa campagna, chiamata #EndAcidSale, sono stati realizzati una serie di video che hanno come protagonista proprio Reshma: uno di questi la vede impegnata in un tutorial su come applicare alla perfezione il rossetto; il video si conclude con tale spaventosa dichiarazione: «Troverete un rossetto rosso facilmente sul mercato, proprio come l’acido concentrato. Ecco perché ogni giorno una ragazza è vittima di un attacco con l’acido».

L’organizzazione, infatti, si occupa di aiutare le vittime degli attacchi con l’acido, raccontando la loro esperienza e confrontandola con quella degli altri: la loro missione è quella di incoraggiare i sopravvissuti a questi attacchi a vivere con dignità e a reintegrarsi nella società senza alcuna vergogna.
Inoltre, appena due giorni fa, Reshma ha sfilato sulle passerelle di uno dei più grandi eventi del mondo della moda, la New York Fashion Week: indossando un abito della designer indiana Archana Kochhar ha mostrato fieramente il suo volto, terribile prova di un atroce crimine ancora terribilmente diffuso in tutto il mondo.
L’opportunità le è stata offerta da FTL Moda, una piattaforma fondata nel 2006, che ha lanciato di recente una campagna, intitolata #takebeautyback, finalizzata anch’essa alla sensibilizzazione sugli attacchi con l’acido.

Sulla linea di questo potente messaggio ha lavorato anche Amy Herrmann, una fotografa australiana che ha voluto immortalare 100 donne in intimo, tutte molto diverse tra loro, scoprendo tutti i loro «difetti», dando vita ad una campagna, intitolata Underneath We Are Women– che promuove la diversità e distrugge qualsiasi stereotipo sul corpo femminile.
Le donne ritratte sono sorridenti, fiere, forti, sicure del proprio corpo e pronte a dimostrare che non c’è un solo ideale di bellezza, ma che una donna può essere bella in mille modi diversi, perché un corpo è solo un corpo e dietro c’è molto di più.

Progetti come questi dimostrano che ci sono migliaia di sfumature nel concetto di «bellezza» e che una donna non deve essere rinchiusa in determinate categorie per essere e, soprattutto, per sentirsi bella.
Avere «Bellezza» non vuol dire rientrare in canoni assurdi fissati dalla società: al contrario, vuol dire sentirsi sicuri e fieri del proprio corpo, mostrarlo senza vergogna e a testa alta, guardarsi allo specchio e accettarsi per ogni singolo piccolo particolare, compresi i «difetti» che, in fondo, ci rendono unici.

 

L’immagine di copertina è presa da Flickr.

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