Voyage Of Time: La Genesi riscritta da Terrence Malick

Nell’ormai lontano 1978 Terrence Malick, subito dopo l’uscita del suo secondo film, I giorni del cielo, cominciò la pre-produzione di quello che era sempre stato uno dei suoi sogni: un lungometraggio che raccontasse l’origine della vita sulla sulla terra. Questo ambizioso progetto venne provvisoriamente chiamato Q. Però, come molti dei fan del regista texano sanno, Malick improvvisamente e inspiegabilmente scomparve dalla scena cinematografica per vent’anni esatti e, una volta tornato con quello che forse é il suo piú grande capolavoro, La sottile linea rossa (del 1998), il progetto di sembrava ormai dimenticato. Nel 2011 peró uscí il suo quinto lavoro, il molto discusso e premiato The tree of life, che inseriva all’interno della storia scene quasi arbitrarie che mostravano la creazione dell’universo e del pianeta terra fino ad arrivare alle prime forme di vita. Sembrava quindi che il regista fosse finalmente riuscito a portare al cinema questo suo storico progetto, nonostante lo avesse inserito all’interno di un altro; ma, non soddisfatto di ciò, decise comunque di procedere con la produzione vera e propria di un film intero su questo argomento cambiando il titolo provvisorio di Q in quello definitivo di Voyage of Time: life’s journey.

Finalmente é giunto quindi in concorso alla 73esima mostra del cinema di Venezia il lavoro forse più ambizioso del regista texano, il quale negli anni ormai ha assunto il soprannome di regista-filosofo, con il suo stile unico, che racconta attraverso lunghi monologhi i dubbi e i sentimenti piú profondi dei suoi protagonisti e allo stesso tempo riesce sempre a meravigliarci con maestose riprese della natura, l’elemento più importante dei suoi film. Se però nei lavori precedenti il mondo naturale faceva da sfondo, in Voyage of time viene posto proprio al centro della narrazione.

Per i primi minuti sullo schermo campeggia un vuoto nero, che lentamente viene illuminato prima dalla comparsa dei primi astri, poi dalle galassie vere e proprie e dai pianeti del sistema solare. Focalizzandosi sul pianeta Terra, si ha un paesaggio di lava e roccia, di geyser; poi lo spettatore assiste alla formazione dei primi oceani. Ben presto si arriva alla formazione degli ancestrali essere viventi monocellulari; dalle prime divisioni mitotiche giungiamo a una lenta formazione della fauna marina e poi terrena. Vediamo meduse, i primi molluschi, gli squali, i dinosauri e poi il cataclisma che li estingue. Dalla rinascita della vita sulla terra si giunge alle scimmie e poi finalmente ai primi ominidi.

Malick ricrea l’intera creazione dell’universo e poi si focalizza sulla nascita della vita, mostrandoci anche i primi passi dell’uomo con la scoperta del fuoco o la costruzione delle prime abitazioni per poi fare uno salto lungo migliaia di anni, da questa ultima scena al palazzo più alto di una futuristica Dubai, il Burj Khalifa. Questa ripresa è una delle più significative perché ci parla del processo evolutivo dell’ingegno dell’uomo, dalle prime tribú che vivevano in capanne di fango e terracotta alle città futuristiche dei nostri giorni.

Il film non si sofferma però solo sulla fredda e scientifica genesi dell’universo perché le splendide immagini ricreate al computer di questa natura strabiliante, oltre a essere accompagnate dalle sublimi e raffinate musiche di Ennio Morricone, sono guidate dalla soave voce fuori campo di Cate Blanchett che, facendo spesso riferimento  alla «Madre», molto probabilmente una personificazione della natura, pone domande quasi ovvie ma con una tale sincerità e autenticità che sembra quasi sentire parlare una neonata vita che dialoga con l’intero universo dal quale è stata appena generata. 

image
Fonte: blastr.com

L’originalità di Malick si può riscontrare in relazione a quello che, invece, appare come il paragone più ovvio del lungometraggio.
Si intervallano le immagini epiche della nascita della vita e le riprese quasi amatoriali di un’umanità odierna in totale degrado (lo sfacelo dei bassifondi dell’India, di alcuni paesi Africani e del mondo arabo in particolare). Ora la Blanchett chiede alla «Madre» dove sia finita, perché adesso il mondo, nato da tanto splendore, sia diventato un posto così crudele e la risposta implicita del regista sembra indicare l’uomo come la causa di tutto ciò. Il messaggio finale però non è negativo, anzi: c’è speranza per la nostra Terra, poiché la voce narrante scopre che la vita e l’intero creato si basano su un solo concetto: l’amore. La vita è amore e senza di esso non ci sarebbe alcuna esistenza. Anche le immagini strazianti della miseria di certe popolazioni ora svelano un altro lato dell’esistenza: una vita gioiosa e felice, una felicità che nasce dal semplice fatto di essere vivi; e la vita è il più grande miracolo dell’intera creazione. Nonostante Malick descriva il viaggio del tempo del titolo in modo
scientifico e dal punto di vista visivo, le parole fuori campo hanno una forte componente religiosa: la fede qui è fondamentale, come del resto in tutta la sua produzione precedente, quindi possiamo parlare di una vera e propria riscrittura della Genesi biblica. La figura di Dio non è direttamente presente, ma la presenza indiretta di una divinitá è percepita fortemente.

Molti l’hanno definito un documentario per l’assenza di attori e per l’argomento apparentemente scientifico, ma il pensiero dell’autore è troppo presente per non definirlo come un vero e proprio film. Questo lavoro, poi, sebbene mantenga uno stile impegnato e filosofico, risulta nel complesso meno impegnativo e più accessibile degli ultimi del regista, anche grazie ad una durata più breve (90 minuti).

Terrence Malick, nonostante sia ormai over 60, appare all’apice della sua carriera per averci regalato questo gioiello, arricchito, come anticipato sopra,sia della colonna sonora di Morricone sia del talento dello storico creatore di effetti speciali Douglas Trumbull, che lavorò persino a 2001: Odissea nello spazio di Kubrick, film che è servito non poco da ispirazione per questo Voyage of Time. Alla fine del Festival di Venezia il film non si è aggiudicato nessun premio, ma ne è comunque uscito a testa alta, dopo l’applauso scrosciante durato quasi un quarto d’ora all’anteprima nella Sala grande. Sarà proiettato negli Stati Uniti a partire dal 7 ottobre.
Voyage of Time é un’esperienza, un viaggio che attraversa il nostro passato, presente e ci proietta verso il futuro,  un viaggio dalla nascita delle stelle all’origine dell’umanitá, un viaggio che ci fa capire cosa significhi oggi essere noi.

2 thoughts on “Voyage Of Time: La Genesi riscritta da Terrence Malick

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *