Selene Biffi mostra come cambiare il mondo un’idea alla volta

In un Paese in guerra da ben 37 anni come l’Afghanistan, dove la disoccupazione sfiora il 35% e dove ancora otto persone su dieci non sono in grado di leggere e scrivere (secondo i dati di indexmundi.com), la parola rimane l’unico strumento possibile per conservare la cultura e per salvaguardare l’identità di un’intera popolazione. Un tempo, erano i cantastorie ad occuparsi della cultura orale; oggi, in un Paese annichilito dalle proibizioni e dalla paura, non lo fa più nessuno.

È stato questo intreccio di considerazioni ad aver spinto la giovane imprenditrice sociale monzese Selene Biffi – che certo di paura sembra non averne mai avuta – a fondare a Kabul una vera e propria scuola per raccontare storie. Nata nel 2013 grazie al denaro ottenuto con la vittoria del prestigioso premio Rolex Awards for Enterprise, la Qessa Academy – «qessa» significa «storie» in lingua dari – è un’iniziativa unica nel suo genere che è stata in grado di raggiungere risultati a dir poco sorprendenti. Il suo obiettivo principale è quello di aiutare i giovani afgani ad imparare il mestiere di cantastorie da anziani che rischiano di veder scomparire con loro quest’arte. Giunta quest’anno al suo terzo ciclo di studi, l’Accademia delle Storie si rivolge a ragazzi disoccupati con un’età compresa tra i 18 e i 25 anni, offrendo loro lezioni di inglese, di sviluppo locale (salute pubblica, mitigazione dei disastri naturali, diritti umani nell’Islam) oltre che di storytelling (storytelling tradizionale, scrittura creativa e teatro). Venti è il numero massimo di iscritti accolti annualmente, ai quali Qessa fornisce borse di studio complete ed un programma altamente professionalizzante che conta insegnanti eminenti, tra i quali Partaw Naderi – il più famoso poeta afgano vivente – e Mamnoun Maqsoudi, attore per la BBC Radio.

I primi risultati ottenuti sono sbalorditivi: nel 2014, 6 ragazzi sono riusciti a diplomarsi e hanno poi intrapreso stage presso fondazioni afgane e ministeri, esibendosi alla radio e alla televisione nazionale. Il secondo ciclo di lezioni, tenutosi nel 2015, ha invece visto diplomarsi 17 ragazzi, di cui 6 ragazze. Molti di loro lavorano ora come cantastorie presso fondazioni e radio. Oggi, il nuovo corso conta 15 studenti, ben 11 dei quali sono ragazze, un grandioso risultato dato che l’istruzione femminile è tutt’altro che supportata nel difficile contesto afgano.

Copertina de La maestra di Kabul (Sperling&Kupfer, 2014, 216 pp.)
Copertina de La maestra di Kabul (Sperling&Kupfer, 2014, 216 pp.).

Nel 2014, la coraggiosa e proficua avventura di Selene Biffi è diventata anche un libro intitolato La Maestra di Kabul (Sperling&Kupfer, 2014, 216 pp.) e realizzato in collaborazione con il giornalista Carlo Annese. Un libro vincente e più che consigliato. Un balsamo per l’anima. Una storia che, con uno stile asciutto e diretto, catapulta il lettore nelle strade polverose della Kabul dell’integralismo religioso e degli attacchi terroristici, nell’Afghanistan delle spose bambine, dei mullah, della corruzione, della coltivazione di oppio che alimenta il terrorismo. Un romanzo autobiografico che racconta una storia a lieto fine, una storia di determinazione e coraggio, una storia di umanità e ardore che svela l’aspetto più bello del volontariato senza confini: quello che ha come protagonista chi ci crede davvero, chi rischia il tutto e per tutto perché è convinto che il mondo si possa cambiare, sì, semplicemente iniziando a farlo.

Del resto, chi conosce la storia di Selene Biffi sa bene che quello di cambiare il mondo è sempre stato il suo sogno. Anzi, più che di sogno è meglio parlare di progetto, vista la concretezza dei risultati. Nata a Monza nel 1982, dopo la laurea triennale in International Economics and Management presso l’Università Bocconi e un NOHA Master in International Humanitarian Action presso UCD (Irlanda) e Universidad de Deusto (Spagna), ha completato la sua formazione accademica con diplomi presso INSEAD (Francia) e Harvard University (USA). È stata poi trainer e relatrice per organizzazioni quali ONU, Consiglio d’Europa, OSCE, Oxfam, Columbia University e Microsoft. Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti per le sue imprese umanitarie e nel 2009 è stata eletta, la più giovane europea di sempre, tra gli «Young Global Leaders» del World Economic Forum.

A soli 22 anni, mentre le sue coetanee erano impegnate sui banconi degli happy hour, Selene ha fondato Youth Action for Change (YAC), organizzazione no profit volta ad offrire a ragazzi di tutto il mondo l’opportunità di diventare protagonisti attivi del cambiamento in ambito sociale, fornendo loro strumenti e conoscenze per migliorare le cose in contesti chiave come i diritti umani, l’ambiente, la salute, l’educazione e così via. Il tutto è offerto in maniera gratuita e prevalentemente online. Oggi, Youth Action for Change è attiva in oltre 130 Paesi ed è riuscita a coinvolgere più di 4 mila giovani.

La copertina di un fumetto didattico distribuito da Plain Ink (credits: Bing)
La copertina di un fumetto didattico distribuito da Plain Ink (credits: Bing).

Ma YAC non è altro che il primo di una lunga serie di progetti umanitari by Selene Biffi. Dopo aver fondato Forgotten Diaries – piattaforma di citizen journalism per notizie dai conflitti dimenticati – e dopo aver trascorso sei mesi in Afghanistan, Selene nel 2010 crea Plain Ink, un’organizzazione attiva in India, in Afghanistan e in Italia, che si occupa di trasmettere strategie e soluzioni alla povertà e all’esclusione sociale mediante fumetti e libri per bambini. Le storie raccontate spiegano, infatti, in modo semplice e visuale come migliorare la vita del proprio villaggio o del proprio paese, prendendosi cura della salute pubblica e della propria igiene personale. La convinzione che lega questa esperienza alle precedenti si mantiene ben salda: l’accesso all’istruzione, anche a quella non formale, può realmente cambiare la vita delle persone, delle comunità, del mondo intero.

Dopo essersi occupata della Qessa Accademy, nel 2014 la mente brillante di Selene ha dato vita a Spillover, startup per avvicinare i più giovani alla scienza attraverso i videogame e l’interattività. Infine – anche se siamo certi che le idee si Selene non siano finite qui – nel 2015, tra le mura della Singularity University (un’istituzione accademica ospitata dal centro ricerche NASA di Moffett Field), è venuta alla luce Bibak, startup che punta a realizzare un sistema di identificazione delle mine antiuomo in Afghanistan, il quale è tra i cinque Stati più minati al mondo.

Che dire, quella di Selene Biffi è oggettivamente una storia esemplare. Una storia che racconta il cambiamento, o meglio, racconta come si genera in cambiamento: iniziando a fare, passo dopo passo. Fare. Perché, come ci ricorda Selene citando il proverbio afgano riportato subito dopo i ringraziamenti nel sopracitato La maestra di Kabul:

«Per quanto possa essere alta la montagna, c’è sempre una strada per arrivare».

Taschakor, Selene.

Immagine di copertina tratta da Bing.

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