Recensione: S.King, La bambina che amava Tom Gordon

Oggi vi parliamo di un old but gold: uno di quei classici della letteratura contemporanea che, dopo 17 anni dalla sua pubblicazione, non ha perso nemmeno una briciola del suo fascino. La bambina che amava Tom Gordon è la storia di Patricia «Trisha» McFarland, una bambina che, durante una gita con la madre e il fratello, si allontana per non sentirli discutere del divorzio e si perde nel bosco. Si ritrova così nel cuore della foresta e ha a disposizione un po’ d’acqua, una merendina e una radiolina portatile, grazie alla quale può ascoltare le notizie riguardanti la sua ricerca e seguire le partite del suo giocatore di baseball preferito, Tom Gordon.
Inizia così la permanenza di Trisha nel bosco, che diventa il terreno per saggiare le sue capacità di mantenere la salute mentale vedendo avvicinarsi la morte. Paura, fame e sete le causano allucinazioni: si trova davanti persino lo stesso Tom Gordon, il suo eroe. Dopo alcuni giorni la bambina crede di essere inseguita dal Dio dei Perduti, un mostro con la faccia formata da uno sciame di vespe, insetti che avevano punto Trisha qualche giorno prima.
In molti hanno tracciato una teologia di questo romanzo, che si esplica sostanzialmente in tre forme: il Dio dei Perduti, il Sub-udibile (presente all’inizio del libro e appare alla bambina con le sembianze del padre, rappresenta la forza che influenza gli eventi con l’appoggio della gente) e il Dio di Tom Gordon, in riferimento all’abitudine del giocatore di indicare il cielo prima di un lancio. Altre somiglianze si riscontrano nella «ricerca della visione», una tradizio
nale pratica dei nativi americani che consisteva nell’abbandono in un bosco per il raggiungimento dell’età adulta. Al di là di queste teorie più o meno attendibili, si tratta di un romanzo in cui Stehen King, il re dell’horror americano, dà il meglio di sé: la sua grandiosa penna riesce a tracciare un orizzonte di esperienze in cui reale e immaginario si fondono continuamente, in cui il confine fra essi viene spesso a mancare. Un romanzo straordinario che, dal 1999 ad oggi, non ha perso nulla della sua grandezza.

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