«Tol» di Murat Uyurkulak: quando la letteratura diventa profezia

La letteratura gioca spesso d’anticipo con la cronaca e con Tol. Storia di una vendetta pare proprio averne dato un’esemplare dimostrazione, anticipando di ben quattordici anni argomenti scottanti dell’odierno dibattito politico europeo. Se poi ci aggiungiamo che il romanzo è stato pubblicato in Italia da Passigli proprio quest’anno, solo qualche mese prima dei recenti sconvolgimenti politici turchi, allora non pecchiamo di presunzione nel definirlo un libro profetico.

Fortunatissimo romanzo d’esordio di Murat Uyurkulak – con le sue oltre 50mila copie vendute solo in Turchia, insignito per giunta del premio di miglior romanzo turco del decennio da Radikal (uno dei maggiori quotidiani turchi) – Tol racconta il viaggio in treno compiuto dal giovane Yusuf, protagonista nonché voce narrante, sospettato di terrorismo e costretto ad abbandonare la sua città e a lanciarsi verso un destino che non conosce. Fermata dopo fermata, da Istanbul a Diyarbakir, Tol trascina lettori e personaggi verso la terra dei curdi, l’unica area della Turchia dove ancora arde il fuoco della rivoluzione, altrove soffocato con il colpo di Stato del 1980. È chiaro il messaggio di Uyurkulak: in Turchia solo i curdi sono stati in grado di conservare lo spirito radicale pre-1980, solo loro, resistendo ad ogni forma di oppressione e di assimilazione, hanno mantenuto saldi gli ideali della sinistra del Paese. È dai curdi che bisogna iniziare per riassemblare i cocci di una contrastata eredità politica. È dai curdi che bisogna iniziare per comprendere fino in fondo il caos politico in cui è piombata la Turchia. Non a caso, «Tol», la parola che dà il titolo al romanzo, significa sì «vendetta»… Ma in curdo.

Continuando con quel gioco di profetiche coincidenze, l’anno in cui Tol è stato pubblicato, il 2002, è l’anno in cui Recep Tayyip Erdoğan è salito al potere. Da quel momento, in Turchia il vento del capitalismo ha iniziato a soffiare più prepotentemente e le giovani generazioni, addolcite da un inedito benessere economico, hanno accantonato la propria partecipazione politica. Agli sconfitti valori sostenuti dai padri, i figli hanno iniziato ad anteporne altri, come la voglia di affermazione e la fame di successo. Non tutti però hanno fatto questo: la generazione di Yusuf è anche quella di Occupy Gezi, vale a dire quella generazione scesa in massa nelle strade di Istanbul nel maggio 2013 per opporsi ai metodi autoritari di Erdoğan. Manifestazioni di uno spirito sovversivo, queste, che non hanno mai cessato di esistere in Turchia, come i recenti fatti di cronaca hanno ben dimostrato.

L'edizione italiana di Tol, pubblicato da Passigli Editori
L’edizione italiana di Tol, pubblicato da Passigli Editori.

È facile immaginare che Yusuf, il protagonista, possa assomigliare al suo autore, Murat Uyurkulak, robusto, alto, scuro e barbuto, come ben s’addice ad un sovversivo di sinistra. E infatti, nell’intervista rilasciata al Salone del Libro di Torino e riportata da Il Corriere della Sera, non nega che «come spesso accade a molti scrittori al loro primo romanzo, c’è una parte autobiografica in questo libro». Anche Uyurkulak da ragazzo ha coltivato sogni rivoluzionari, ma mentre Yusuf ad un certo punto fallisce nel suo progetto, l’autore ancora oggi non ha perso la speranza: «Continuo a credere che una rivoluzione sia necessaria, la si debba fare», ha aggiunto nell’intervista per Minima&Moralia«Il senso del romanzo, la bellezza che intravedo nei suoi personaggi, che sono degli sconfitti, consiste nell’aver vissuto con quell’urgenza rivoluzionaria. La rivoluzione quando si compie purtroppo degenera e diventa un’altra forma di potere. La cosa più bella della rivoluzione è il vivere impegnandosi per renderla possibile. Al contempo però dovremmo cominciare a immaginare una rivoluzione che, una volta concretizzata, non perda la propria anima. Non ho mai smesso di immaginarla».

Sempre al Salone del Libro dello scorso maggio, Uyurkulak ha parlato con Mario Calabresi della deriva autoritaria della Turchia, dove è nato 44 anni fa, ad Aydin, nel sud ovest, e dove è cresciuto tra i libri di letteratura e le idee comuniste del padre insegnante: «Non ci sarà pace, né democrazia, finché non saranno soddisfatte le richieste minime di autonomia dei curdi all’interno dell’unità nazionale turca» – ha assicurato lo scrittore. «È una lotta giusta perché reclama diritti sacrosanti, come la libertà di usare la madrelingua e il federalismo. Ma sarebbe giusto anche un Kurdistan territorialmente unito e indipendente, anziché ripartito come è ora tra Siria, Iran, Iraq e Turchia». Tol vuole infatti essere il racconto del percorso e delle difficoltà di un popolo, quello curdo, frazionato tra Paesi mediorientali, del quale nessuno pare voler riconoscere cultura, politica ed indipendenza, tutti interessati unicamente ai giacimenti petroliferi del territorio conteso per ovvie ragioni economiche. È la narrazione di una rivoluzione utopica, un viaggio alla ricerca di un cammino democratico non condiviso dalla politica estera e dai sogni presidenziali di Erdoğan.

Per questo motivo, leggere Tol oggi fa uno strano effetto. Mentre capitolo dopo capitolo tuonano le bombe innocue del romanzo di Uyurkulak, non può che giungerci l’eco di quelle tragicamente reali dell’ISIS. Tuttavia, mentre tra le coraggiose righe di Tol le bombe scandiscono una sorta di marcia trionfale verso l’affermazione di un’utopia, la realtà dei nostri giorni declina precipitosamente verso una terrificante distopia: un mondo distopico in cui le bombe non affermano alcunché, ma uccidono. Uccidono e basta. E così, nonostante il colpo di Stato dello scorso 15 luglio scorso sia fallito, la tensione crescente, gli arresti di massa, il paventato ripristino della pena di morte, proiettano sulle pagine di Tol un marcato spettro d’attualità, come se tutto fosse già stato scritto.

L’immagine di apertura è una foto dell’autore tratta da Twitter.

3 thoughts on “«Tol» di Murat Uyurkulak: quando la letteratura diventa profezia

    1. Devo darti ragione: non mi sono resa conto di aver tratto troppi spunti dal suo articolo, senza per giunta indicarlo tra le fonti. Spero possa accettare le mie scuse!

  1. Non c’è problema Elisa.
    Sempre giusto citare le fonti che si leggono.
    Grazie comunque per l’interesse a TOL e a Uyurkulak. Un saluto.

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