Le censure della Rai? Un fenomeno italiano

Riguardo agli evoluti Paesi occidentali del terzo millennio, parlare di censura potrebbe sembrare paradossale, visto che, in genere, siamo abituati ad associare la mancanza di ogni forma di libertà a regimi totalitari lontani da noi. Certo, possiamo ricordare che in Italia come nel resto d’Europa le libertà di pensiero, voto, opinione, sono garantite; eppure, specialmente nel nostro Paese, non ce la passiamo bene per quanto concerne la libertà dei mezzi d’informazione. Se Finlandia, Norvegia e Danimarca occupano infatti il vertice della classifica stilata da Reporter Senza Frontiere, in quanto Stati in cui è garantita la libertà di stampa, dobbiamo scendere fino al 77esimo posto per trovare la nostra cara Italia. Rispetto al 2014 siamo scesi di ben 4 posizioni.
Il motivo? «Nel maggio 2015 il quotidiano La Repubblica ha riportato che ci sono tra i 30 e i 50 giornalisti scortati dalla polizia. Il livello della violenza contro i reporter (comprese le intimidazioni fisiche e verbali e le minacce di morte) è allarmante», si legge nel sito di RSF, che ovviamente fa anche un particolare riferimento allo scandalo Vatileaks, dato che i due giornalisti Nuzzi e Fittipaldi, prima dell’assoluzione, hanno rischiato otto anni di carcere «per la pubblicazione di libri che rivelano i malaffari della Santa Sede».
D’altronde, già nei primi dieci mesi del 2014 si erano registrati ben 43 casi di aggressione fisica a danno di giornalisti e  7 casi di attacchi incendiari a case e macchine di tali professionisti; erano aumentati anche i casi di ingiustificata diffamazione: da 84 del 2013 a 129 nei primi 10 mesi del 2014. E chi ha presentato tali querele per diffamazione? «Nella maggior parte dei casi – si legge nel rapporto di Rsf di due anni fa – le cause sono state fatte da politici».
Tuttavia, i tentativi per censurare ciò che è considerato «scomodo» non sono sempre legati a motivi politici e non riguardano solo i giornali, bensì anche la televisione. Mamma Rai non è nuova a tali trucchetti: nel 2008 fece scalpore la cancellazione delle scene più esplicite de I segreti di Brokeback Mountain, trasformandolo in un filmetto sull’amicizia (e non sull’amore ed il sesso) tra due uomini. Dopo le proteste di alcune associazioni tra cui Arcigay, in un comunicato la Rai ha parlato di «una serie di casualità che ha impedito la messa in onda della versione originale».
Una figuraccia come questa sarà servita da lezione, no? Invece Rai2 ci è ricascata: dopo aver annunciato in pompa magna la trasmissione di una serie americana di successo come How to Get Away with Murder, venerdì 8 luglio ne ha trasmesso i primi tre episodi censurando ogni scena di affetto e/o di sesso tra Connor e Oliver, due personaggi centrali del telefilm.
La serie non è nuSchermata del 2016-07-10 18-51-16ova in Italia (Fox, uno dei canali a pagamento di Sky, ha già mandato in onda le due stagioni che sono state finora realizzate) e ha una folta schiera di fan, che hanno deciso di intervenire: a differenza del 2008, in questo caso la protesta è esplosa su tutti i social network, con i telespettatori infuriati che hanno cominciato a diffondere l’hashtag #RaiOmofoba. Lo sdegno è arrivato fino al produttore della serie, Pete Nowalk, e all’attore Jack Falahee, che interpreta Connor, i quali hanno «cinguettato» basiti su Twitter. D’altronde in America tale serie è stata trasmessa fin da subito sull’ABC, il network televisivo con più share negli Usa. 


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La polemica è stata così forte che la Rai ha deciso di ritrasmettere gli episodi senza tagli lo scorso 10 luglio. Tutto è bene ciò che finisce bene? Non proprio: anche in questo caso le motivazioni della censura appaiono quanto mai ridicole: «Un eccesso di pudore ci ha fatto sbagliare e ci scusiamo», si legge sulla pagina Facebook del canale. Alcuni utenti commentano sdegnati ribadendo che non si tratta di pudore, ma di «semplice» omofobia: d’altronde in Rai non sembra esserci lo stesso zelo nell’eliminazione delle scene di sesso tra persone eterosessuali, anche all’interno della stessa serie. Colpa di un tecnico del montaggio troppo zelante? Può essere, si vedrà. È certo però che il cambiamento per garantire una tv libera dai tabù dovrebbe partire proprio da un network pubblico come la Rai. E, viste le premesse, crediamo che ci sia ancora molta strada da fare.

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