L’Archivio Diaristico Nazionale è uno scrigno della memoria

C’è la storia della contadina Clelia Marchi, che decise di scrivere la sua vita su un lenzuolo a due piazze; c’è il racconto crudo e coraggioso di Gaddo Flego, in missione umanitaria in Rwanda durante il genocidio dei Tutsi; c’è la storia del cantoniere siciliano Vincenzo Rabito, semianalfabeta, che si chiuse in una stanza per imparare ad usare la macchina da scrivere finendo col raccontarsi in oltre mille pagine; c’è la cronaca dell’assurdo legame matrimoniale di Vanda Ormanto, giovane maestra costretta a sposare il marito violento della sorella scomparsa; c’è, ancora, la storia di Orlando Orlandi Posti, che si raccontò in messaggi clandestini scritti dal carcere di via Tasso a Roma, prima di essere fucilato alle Fosse Ardeatine. Sono tutte storie, storie da ascoltare. E assieme a queste nell’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano ce ne sono altre settemila. Lì, una accanto all’altra. Preziose, come gioielli di uno scrigno.

Dal 1984 il paesino di Pieve Santo Stefano, in provincia di Arezzo, ha innalzato nei quattro punti cardinali del suo perimetro un curioso cartello giallo sotto a quello della toponomastica ufficiale, con su scritto: «Città del diario». Nella sede del municipio, la cittadina di poco più di tremila abitanti ospita infatti un archivio pubblico che raccoglie diari, epistolari, memorie autobiografiche di qualsiasi tipo. Ideato e fondato dal giornalista e scrittore Saverio Tutino, dietro autorizzazione dell’allora sindaco Pietro Minelli, l’Archivio nacque con lo scopo preciso di dare spazio alla storia individuale e ai ricordi delle persone comuni, realizzando così un luogo pubblico in cui custodire le memorie private. Il risultato è un racconto corale e concreto, tra uno scaffale e l’altro, ora sgrammaticato ora colto, ma sempre autentico, irremovibilmente autentico.

Per incentivare l’invio di testi memoriali, gelosamente custoditi nei cassetti dei comodini o dimenticati tra la polvere delle soffitte, in quello stesso anno Tutino dette vita al Premio Pieve. I diari giunti durante l’anno sarebbero stati esaminati da una commissione di lettura, incaricata di scegliere i dieci finalisti. I testi prescelti sarebbero stati  poi presi in esame da una commissione nazionale, che avrebbe premiato un diario garantendone la pubblicazione. La risposta fu decisamente positiva: più di mille testi furono archiviati nell’arco di cinque o sei anni. Erano storie della Prima guerra mondiale: la vita in trincea, la fame, il freddo, le malattie, i bombardamenti e la gioia della Liberazione; erano storie dell’Unità d’Italia, con quel suo clima di confusa speranza; erano storie di sopravvissuti, racconti di chi aveva vissuto il secondo conflitto mondiale o di chi era scampato ad un attacco terroristico durante gli anni di piombo; erano storie di coraggio: donne, esili, fughe, amori, missioni umanitarie. Tutto visto dal popolo, in diretta, con i propri occhi e il proprio personale punto di vista. Bocconi di storia, tesserine di un puzzle che spiegano il presente partendo dal passato. Col passare del tempo, l’appuntamento con il Premio Pieve si è andato arricchendo e la manifestazione di premiazione – le Memorie in piazza – gode oggi di un’ampia partecipazione. Il calendario della giornata (normalmente una domenica di settembre) prevede che al mattino in Piazza delle Oche si svolga la Lista d’onore, vale a dire l’incontro tra quei diaristi che, pur non essendo nella rosa dei finalisti, sono stati particolarmente apprezzati dalla Commissione di Lettura. Nel pomeriggio, invece, sul palco di piazza Plinio Pellegrini prendono posto gli otto finalisti e dopo varie letture viene incoronato dal sindaco di Pieve il vincitore.

Senza-titolo-12Negli anni successivi, le iniziative e i traguardi dell’Archivio sono andati moltiplicandosi. Nel 1991, su iniziativa del Comune di Pieve Santo Stefano, nasce la Fondazione Archivio Diaristico Nazionale, divenuta poi una Onlus e riconosciuta con Decreto Ministeriale il 7/6/2000. Dal settembre 1998 con cadenza semestrale viene pubblicata la rivista Primapersona, una delle molte iniziative editoriali promosse dall’Archivio, con l’obiettivo di divulgare testi autobiografici inediti, accompagnati dalle riflessioni di chi, antropologo o storico, letterato o linguista, crede che la scrittura autobiografica sia un gesto da interrogare. Inoltre nel 2011 l’Archivio ha realizzato uno spettacolo teatrale scritto e diretto da Mario Perrotta, intitolato Il paese dei diari, diventato prima testimonial dell’istituzione toscana, poi ispirazione per l’apertura del Piccolo Museo del Diario, un percorso aperto al pubblico per raccontare l’Archivio. Altra grande tappa avviene a partire dal 2009, quando il patrimonio documentario dell’Archivio di Pieve Santo Stefano è inserito nel Codice dei Beni Culturali dello Stato.

62c3ae5069d9ef64887aebb35cff507c_XLL’ultimo traguardo raggiunto dalla fondazione è forse il più grande. Nel marzo 2016, dopo tre anni di intenso lavoro, l’intero patrimonio documentale conservato è stato digitalizzato. Con il progetto Impronte digitali circa settemila testimonianze, suddivise tra autobiografie, diari, memorie e raccolte di lettere, scritte da persone comuni e depositate presso la banca della memoria fondata 32 anni prima da Tutino, sono state scansionate e archiviate in formato elettronico. Si tratta di circa 840 mila pagine autografe, riempite a mano o dattiloscritte: una straordinaria ed irripetibile enciclopedia popolare della storia d’Italia che grazie a questa operazione è stata sottratta al naturale deperimento che subiscono i tradizionali supporti cartacei. Il tempo potrà continuare la sua corsa, i fogli diverranno più fragili, l’inchiostro perderà il suo colore, ma i preziosi contenuti di quei documenti, oggi trasferiti su file, non rischieranno più di disperdersi. La conservazione del patrimonio documentale è, però, solo il primo degli obiettivi del progetto Impronte digitali. Ce n’è un altro altrettanto importante a cui arrivare: la condivisione online dell’intero fondo archivistico. Un’operazione che avverrà in maniera graduale attraverso l’implementazione della digital library dell’Archivio dei diari, accessibile online.

Oggi, guardando indietro, sorprende e incanta il lungo viaggio compiuto dalla valigia della memoria di Tutino. Grazie ad essa, Pieve Santo Stefano, con i suoi settemila abitanti di carta (più del doppio degli abitanti all’anagrafe), riesce ancora a coniugare passato e futuro, uniti nella pacifica missione di raccogliere e di far tesoro della memoria, rendendola fruibile a tutti e facendone comprendere il valore. Un valore inestimabile. È come una piccola ruga su un volto, la memoria. Una ruga che pian piano si fa spazio, si allunga, ci segna. Una ruga che cresce con il fluire dei nostri giorni, ci accompagna ad ogni nostro respiro. Una ruga incancellabile come la memoria di ogni singolo uomo, anche la più semplice, anche quella di chi non ha cambiato il mondo. Ogni memoria, insieme a mille altre, parla di noi e della nostra storia. Una storia che non si può trovare nemmeno nel più accurato tra i manuali. Quella che conosciamo tutti, la grande storia, non è che il fondale del teatro: è quello che accade sul palco, tra il pubblico, dietro le quinte, nei camerini, che va visto, ascoltato, conservato, custodito.

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Un dettaglio del lenzuolo in cui Clelia Marchi ha raccontato la sua vita.

 

Le immagini sono tratte dal sito ufficiale dell’Archivio.

3 thoughts on “L’Archivio Diaristico Nazionale è uno scrigno della memoria

  1. In confronto ai diari qui descritti certo non interessano all’Archivio Diaristico Nazionale i miei diari di adolescente scritti negli anni ’60. e forse nei primi anni 70. Adesso non ricordo

  2. Caro paese Pieve Santo Stefano, che idea bella e lungimirante la vostra! Sono contenta di sapere che c’è ancora chi rispetta la memoria e la preserva grazie ai diari della gente comune. Confortante all’ interno di una nazione così smemore… Verrò a trovarvi! Chiara

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