Premio Strega: al via la polemica

Il Premio Strega è giunto in questo 2016 alla sua settantesima edizione: il 15 giugno è stata votata la cinquina di finalisti e adesso si dovrà attendere fino all’8 luglio per conoscere il nome del vincitore.
In primis è importante sapere che questo premio viene assegnato da una giuria di oltre 400 esperti (giornalisti, critici, scrittori, intellettuali, etc.) al migliore libro di narrativa pubblicato in Italia, tra una selezione di dodici romanzi fatta dal Comitato organizzativo. Per questo sicuramente viene considerato tra i più importanti – se non il più rilevante – premio letterario del nostro Paese. Come tale, però, suscita costantemente polemiche e dubbi sui metodi e le motivazioni che portano a scegliere uno o l’altro finalista.

La polemica quest’anno parte proprio da uno degli esclusi dalla rosa dei cinque finalisti: lo scrittore Antonio Moresco, tra i dodici candidati con il suo romanzo L’ addio, non ha accettato questa scelta e ha espresso tutto il suo disappunto in un articolo per Repubblica, in cui scrive: «Sapevo quanto il gioco fosse truccato. Eppure, certo per mia inguaribile ingenuità, a 68 anni e dopo avere scritto tanti libri e dopo quello che sta iniziando a succedermi all’estero, mi ha impressionato il fatto di non essere stato neppure ritenuto degno di entrare nella cinquina degli attuali finalisti, come mi ha impressionato che nel più noto premio nazionale tutti i finalisti, tutti, nessuno escluso, abitino a Roma.». Afferma, poi, che il mondo culturale italiano partecipa delle stesse logiche e comportamenti che vengono invece esecrati con aria di superiorità nella politica.
D’altronde lo stesso Roberto Saviano, membro della giuria di esperti del Premio Strega, l’anno scorso scrisse un articolo su Repubblica in forma di lettera alla misteriosa scrittrice Elena Ferrante per invitarla ad accettare la sua candidatura al premio promossa proprio da lui. In questa lettera aperta, l’autore del celebre romanzo Gomorra accusava il prestigioso premio letterario di essere diventato noioso e prevedibile, dichiarando quindi che la partecipazione della Ferrante avrebbe rotto gli equilibri di un gioco ormai scontato. L’accusa di Saviano era rivolta ai giochi di potere e agli accordi che si sospettano esserci tutti gli anni tra le maggiori case editrici (interessate alla vittoria per aumentare il proprio prestigio piuttosto che quello del romanzo) e non al premio stesso, al quale si dichiara molto affezionato.

Chi spezza una lancia a favore dello Strega è invece Giuseppe Fantasia dell’Huffington Post, che si dichiara annoiato da tutti i commenti che arrivano ogni anno per le nomine e i vincitori del premio letterario. Non nega i giochi di potere che possono esserci stati, ma oltre a questo fa notare che in ogni caso tutti i romanzi premiati delle edizioni passate meritavano seriamente la vittoria. Risponde, inoltre, alla polemica fatta nascere da Moresco: «Lo Strega è un premio, questo è vero, ma dovrebbe essere considerato come un gioco e – come tale – se si decide di partecipare, si deve accettare di vincere come di perdere […] È così, non ci si può fare niente, prendere o accettare, ma se si accetta di esserci, non ci si può poi lamentare di non esserci, vantando superiorità legate all’età o all’esperienza personale». 

Schermata del 2016-06-22 14-11-36
Schermata dalla pagina Wikipedia del premio.

In realtà parlare di gioco ci sembra banalizzante e anche fuorviante: non solo il podio del premio Strega è dominato, soprattutto negli ultimi anni, da grosse case editrici (e che gioco è, quando sono in pochi a partecipare,e per di più sempre gli stessi?), ma bisogna ammettere anche che la fascetta «vincitore del Premio Strega» ha il potere di attirare come mosche i lettori.
Proprio per questo è importante che sia riconosciuta la bravura degli autori, i quali non hanno bisogno di sotterfugi per vincere, ma di una sana competizione che li motivi a creare delle nuove opere sempre migliori rispetto l’anno precedente.
Il problema, quindi, non è il premio in sé, quanto l’aver permesso alle grandi case editoriali di prendere il controllo su esso. In una visione utopistica il Premio Strega dovrebbe promuovere i migliori romanzi italiani a prescindere dalla casa editoriale da cui sono appoggiati.
La realtà dei fatti è che in questo mondo  i soldi e il profitto economico vincono su tutto.

Lo stesso Saviano, nell’articolo sopracitato, afferma: «Finora si è imposta la regola “quest’anno vince il mio, l’anno prossimo vince il tuo” che sta mortificando i migliori talenti letterari italiani. Io stesso sono stato sostenitore convinto di molti dei libri che hanno vinto lo Strega negli ultimi anni e spesso mi sono chiesto come si sentissero questi amici a essere parte di un gioco che era palesemente controllato. Credo si sentissero male, sviliti, perché il loro talento era innegabile e non necessitava di alcuna macchinazione, ma solo di una reale competizione.» 

Al momento non possiamo far altro che illuderci che un giorno si giungerà a vedere una tale gara tra autori; per ora una sola cosa è certa: del premio Strega si continuerà ancora a parlare a lungo. Arrivederci alla prossima polemica!

Immagine in evidenza: manifesto pubblicitario del Liquore Strega (1902), il cui proprietario, Guido Alberti, ha contribuito alla creazione del premio. Fonte: Wikipedia. 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *