Musical, Maestro!

I musical, ovvero quei luoghi dell’arte performativa in cui dopo pochi minuti di recitazione puntualmente inizia una canzone, dove tutti intorno si mettono a ballare con coordinazione perfetta ed i protagonisti si innamorano sulle note di una ballad. I musical o li si ama o li si odia. Ma forse ora non è proprio così. Sembrerebbe infatti che il genere, troppo spesso associato al mero gusto femminile, stia diventando sempre più popolare, svincolandosi dalla limitata nicchia di appassionati. Molte sono state le trasposizioni dai palcoscenici al grande schermo, con risultati più o meno positivi.

Impossibile non citare tra i più celebri esempi di musical cinematografici quello che è stato il primo vero successo, nell’epoca in cui il cinema puntava sulla meraviglia (anche grazie al technicolor): Cantando sotto la pioggia resta un classico intramontabile che unisce le strategie della più sfarzosa Broadway alla metanarrazione dell’ambiente hollywoodiano. Ma, tralasciando gli anni d’oro del cinema americano, passiamo a tempi più recenti e ricordiamo nel 1977 l’ibrido tra musical e noir di Martin Scorsese New York, New York, nonché la divertente pellicola Sister Act – Una svitata in abito da suora del 1991 con la mitica Whoopi Goldberg, mentre dieci anni dopo compare l’innovativo Moulin Rouge! del visionario Baz Luhrmann. Con il secondo millennio, infatti, c’è una riscoperta del genere, con numerosi adattamenti dal teatro ma anche con numerose opere inedite: Chicago nel 2002, nel 2005 l’adattamento dell’esilarante The Producers – Una gaia commedia neonazista di Mel Brooks e nel 2006, oltre a Dreamgirls con Beyoncé, esce High School Musical, prova definitiva dell’impatto della commedia musicale sui giovani. Nel 2008 invece Meryl Streep stravolge il pubblico con la sua performance in Mamma Mia!, dopo che persino Tim Burton si è cimentato nel dramma musicato con Sweeney Todd – Il diabolico barbiere di Fleet Street. Ma la lista continua con il felliniano Nine, il poco riuscito Rock Of Ages, il nuovo Les Miserables e Into The Woods.

Tuttavia queste produzioni raramente riescono a soddisfare la totalità del pubblico e rimangono sempre percepite come interferenze drammatiche nel mondo del cinema, come contaminazioni sperimentali o tentativi di rendere appetibile il noioso e melenso musical teatrale attraverso il linguaggio cinematografico e nomi di note star. O almeno fino a quest’anno.

Si sta ora assistendo ad un’inversione di tendenza che finalmente renderebbe il musical molto più popolare, accessibile ed apprezzato. Che si tratti di moda o di cambio di gusti, la percezione di questo genere sta mutando: non più soltanto per isolati estimatori, ma per tutti. È la nuova stagione del musical mainstream.

Emma Stone e Ryan Gosling in La La Land, da IMDb.
Emma Stone e Ryan Gosling in La La Land, da IMDb.

Ad aprire il 73° Festival di Venezia (dal 31 agosto al 10 settembre) sarà La La Land di Damien Chazelle. Già regista di Whiplash, Chazelle conferma la sua passione per la musica, integrandola questa volta alla narrazione dell’amore tra Emma Stone e Ryan Gosling con tanto di coreografie. Certo, il film sembra essere un ricalco del vecchio musical hollywoodiano ma la particolare visione introspettiva dell’autore potrebbe sorprendere. Inoltre, il fatto che la pellicola sia stata scelta dalla Mostra indica una propensione più per il cinema indipendente o d’autore, anziché verso blockbuster da incassi facili. La La Land potrebbe essere una fresca rivisitazione del genere, fornendo un punto di vista nuovo.

Ma la prova indiscussa della nuova stagione del musical è data da Hamilton. Negli Stati Uniti non si parla d’altro, persino Obama l’ha citato: Hamilton è il musical che narra la storia di Alexander Hamilton, il quale, da umili origini caraibiche come figlio illegittimo, diverrà uno dei Padri Fondatori, dando un necessario contributo durante la guerra d’indipendenza. Con musiche, testi e libretto di Lin-Manuel Miranda, che riveste anche il ruolo di protagonista, l’opera unisce il patriottismo e le origini americane ad una rappresentazione sorprendente per il panorama di Broadway: non solo trama e cast multietnico ammettono finalmente la diversità che troppo spesso è lasciata fuori da Hollywood, ma tutto è reso interessante e nuovo grazie alla mescolanza di stili musicali, tra cui una notevole dose di hip hop. Non è un caso, dunque, che questo spettacolo ai recenti Tony Awards abbia vinto ben 11 premi su 16 nomination ricevute, ovviamente comprensivi dei riconoscimenti maggiori.

Il successo inoltre pare reciproco: non solo la più importante cerimonia dell’industria teatrale ha sancito il successo di Hamilton, bensì lo stesso Hamilton ha innalzato notevolmente il pubblico della messa in onda televisiva dei Tony. Infatti, come riporta il Los Angeles Times, i telespettatori della cerimonia sono stati 8,7 milioni, il 35% in più rispetto all’anno scorso; probabilmente il merito non è solamente dell’indipendenza in chiave rap, ma anche dello straordinario James Corden che ha presentato la serata, però sicuramente il più ambito musical di Broadway ha fatto la sua parte.

Il successo di Hamilton inoltre apre alla «moda del musical», ma non è solo moda: ad insignirlo di serietà e rispettabilità è l’assegnazione del Premio Pulitzer alla drammaturgia al suo autore Lin-Manuel Miranda. Si tratta del nono musical in cento anni a ricevere tale riconoscimento, per di più con la motivazione di essere «un epocale musical americano sul dotato e autodistruttivo padre fondatore, la cui storia diventa ora contemporanea ed irresistibile».

Un pieno riconoscimento per un genere che non riusciva a mettere d’accordo. Come si è detto in precedenza, i musical o li si ama o li si odia, tuttavia questo spettacolo riesce a soddisfare, oltre ai fan e ai professionisti del settore grazie all’intrattenimento che fornisce, anche coloro che ricercano nell’arte un valore ulteriore, un significato profondo che permetta allo spettatore di arricchirsi interiormente.

Queste notizie segnano perciò quella che si spera essere la nuova stagione del musical mainstream, del musical come opera d’arte completa ed universalmente riconosciuta, come prodotto artistico fruibile da tutti e che tutti ricompensa. Forse un giorno si riuscirà a superare la manichea distinzione tra amore e odio riguardo questo genere, forse un giorno, sempre all’interno dei gusti personali, si riuscirà a dare un giudizio su un’opera musicale andando oltre la sua classificazione, così come oggi si può dire che un film è bello sia che si tratti di un film d’azione o di una commedia. Noi di certo lo speriamo.

Nell’immagine di apertura, Obama saluta il cast di Hamilton, da Wikipedia.

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