Politica e LGBTQI: due mondi che si incontrano e si scontrano

All’interno del nostro approfondimento riguardo alla Giornata internazionale contro l’omofobia e in un periodo in cui in Italia sono state approvate le unioni civili, non possiamo non parlare delle quote LGBTQI (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e intersessuali) nella politica odierna, sia nel nostro Paese, sia negli stati esteri.

È una notizia proprio di questi giorni l’elezione della prima parlamentare transgender nella storia delle Filippine. In un paese cattolico come questo, ciò è un gran segno di apertura, benché la sua candidatura e la conseguente campagna politica non siano state facili (non sono mancati insulti pesanti e forti opposizioni). Tutti i detrattori sono stati, però, messi a tacere quando Geraldine Roman ha ottenuto il 62% delle preferenze nel proprio collegio provinciale e si è conquistata di diritto un posto in Parlamento. Le sue prime parole dopo l’annuncio della nomina sono state: «Oggi festeggiamo il superamento di bigottismo, dell’odio e della discriminazione».

Credits: profilo ufficiale Facebook Di Geraldine Roman
Credits: profilo ufficiale Facebook Di Geraldine Roman

Nel panorama politico mondiale non è di certo la prima persona transgender o la prima personalità di spicco nel mondo LGBT a riuscire a conquistarsi la fiducia di molti elettori. Negli ultimi anni, infatti, alte cariche politiche sono state assunte da persone transessuali e/o di orientamento diverso da quello eterosessuale, dimostrando almeno in parte un certo superamento dei pregiudizi che purtroppo circondano ancora gli appartenenti a questa comunità.
Ad esempio, al 2001 al 2014, Bertrand Delanoë, secondo personaggio politico a dichiarasi pubblicamente omosessuale nella storia di Francia, è stato sindaco di Parigi, subendo anche un aggressione (con un pugnale!) da parte di un islamista omofobo, nel 2002.
Johanna Sigurðardottir, invece, fu la prima lesbica dichiarata ad essere a capo di un governo: infatti venne eletta nel 2009 premier in Islanda; l’anno seguente, fece approvare la legge a favore dei matrimoni omosessuali ottenendo il 100% dei voti favorevoli. Dopo di lei, Elio Di Rupo fu il primo gay ad essere eletto come primo ministro in Belgio, carica ricoperta dal 2011 al 2014.
Nel 2011, poi, Anna Grodzka fu la prima politica transgender a venire eletta come parlamentare in Polonia. 

Non ci sono moltissimi esempi, questo è sicuro, ma possono rappresentare i primi passi verso un futuro in cui non ci sarà scalpore o non farà notizia il fatto che un candidato ad una qualunque carica politica appartenga alla comunità LGBTQI. 

In Italia, in quanto a personaggi politici, Vladimir Luxuria è stata la prima parlamentare transgender della Camera dei Deputati e dello scenario europeo. Eletta nel 2006, resta in carica fino al 2008, chiudendo poi definitivamente la sua carriera politica nel 2010, ma restando fortemente attiva nella difesa dei diritti civili. Nichi Vendola, invece, è il primo uomo politico omosessuale a governare una regione italiana (dal 2005 al 2015) e leader del partito politico Sinistra e Libertà.

Il nostro paese, quindi, non è certo estraneo alle quote LGBTQI (dichiarate) in politica. Tralasciando la linea politica di queste persone, condivisibile o meno, si tratta semplicemente della dimostrazione che fare il proprio lavoro non c’entra nulla con la propria identità di genere e/o orientamento sessuale. Scontato? Forse. Ma le discriminazioni certo non mancano, sia contro le persone transgender (la stessa Luxuria è stata spesso oggetto di violenze verbali e fisiche di stampo omofobo), sia contro le persone omosessuali – a tal proposito un paio d’anni fa Il Fatto ne ha raccolti alcuni, proprio nello stesso periodo in cui un sondaggio condotto dalla Ue e riportato da l’Espresso ha rivelato che i politici italiani sono i più omofobi d’Europa. 

Non si ha invece ancor la parità per quanto riguarda i diritti civili: a pochi giorni dall’approvazione del ddl Cirinnà sulle unioni civili, impervia ancora un forte dibatto tra chi è favorevole e chi no: c’è chi dice che si è fatta la storia; c’è chi afferma che è stato un errore; c’è invece chi pensa che la strada sia ancora lunga.

Situazione europea prima dell'approvazionde del ddl Cirinnà. Credits: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Europa-quali-sono-le-leggi-in-vigore-ffb268df-7b6a-41e3-b583-66450271277e.html
Situazione europea prima dell’approvazione del ddl Cirinnà. Credits: Rai News

Ciò di cui possiamo essere sicuri è che la legge Cirinnà ha acceso i riflettori sulla disuguaglianza e ha animato un dibattito anche sull’omofobia e la transfobia. Eravamo tra gli ultimi paesi in Europa a non avere ancora una legge che permettesse le unioni di coppie omosessuali. Questa legge è lacunare ed è stata fatta nella maniera sbagliata? Probabilmente, ma almeno ha permesso ad un Paese, che in questo campo era fortemente in ritardo, di aprire un dibattito su temi così importanti.  Di certo è un po’ deludente che la questione «matrimoni gay, sì o no?» sia stato prontamente trasformato dai politici stessi in una discussione pro o contro il governo Renzi, ma forse c’era da aspettarselo.

Si dice che la speranza sia l’ultima a morire; allora speriamo che un giorno tutti gli uomini possano essere uguali davanti alla legge e che sia proprio la legge a tutelare le vittime di omofobia, bifobia e transfobia che sono ancora così numerose nel nostro Paese.

Immagine copertina presa da Matchmannews.

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