Rothko all’asta: quanto vale il suo animo.

Il 10 maggio si terrà a New York un’asta dedicata all’arte contemporanea e del dopoguerra organizzata da Christie’s, ovvero la casa d’aste tra le più grandi e famose del mondo, fondata nel 1766 da James Christie. In 240 anni, molti sono stati i capolavori venduti e la tradizione sembra continuare: tra le opere più importanti del prossimo evento compare infatti Green on blue on blue dell’artista Mark Rothko stimata tra i 30 e i 40 milioni di dollari. La valutazione non stupisce, soprattutto considerando che l’anno scorso, nel maggio 2015, nella stessa asta organizzata da Christies’s un’altra tela di Rothko è stata venduta per 81.925.00 dollari, superando la stima che era di 60 milioni.

Così citate, le cifre raggiunte dai compratori possono sembrare esagerate, se non del tutto insensate, proprio come appare difficile comprendere il motivo per cui collezionisti ed estimatori arrivino a spendere tanto per una tela. Ma approfondendo l’affascinante figura di Mark Rothko e dell’arte dietro alle sue opere i dubbi si diradano.

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Multiform. Credits: butowskaja.blogspot.it.

La prima guerra mondiale non causò traumi psicologici devastanti solo in Europa. Ovunque i sopravvissuti provavano lo stesso profondo turbamento e la stessa incapacità di comunicare. Ecco che tra Stati Uniti ed Europa si forma quella corrente artistica chiamata Informale, la quale può essere descritta come l’arte dell’incomunicabilità, l’arte che abbandona il linguaggio figurativo per ricercare un nuovo modo di comunicare. Negli USA, invece, si sviluppa l’Espressionismo astratto, dove alla centralità espressionista del colore si accosta un contesto privo di riferimenti oggettivi, sicuri e immediatamente riconoscibili. L’Espressionismo astratto si divide a sua volta in due tendenze estremamente diverse tra loro: l’Action painting, dal un contenuto gestuale fortemente provocatorio e diretto, incentrato sulla volontà di fissare la presenza del sé, e il Colorfield painting, che tende a una dimensione più spirituale e meditativa rivolta verso la ricerca dell’Assoluto e della comunicazione con l’Altro.

Mark Rothko sarà l’esponente principale di quest’ultimo movimento. Nasce a Daugavpils in Lettonia nel 1903 in una famiglia ebrea ed è costretto a trasferirsi negli Stati Uniti nel 1913. Nei suoi primi dipinti si riconosce dapprima una tendenza realista, poi surrealista. Dal 1946 inizia a semplificare le forme fino ad arrivare all’indipendenza del colore creando i suoi famosi «multiform»: tele con macchie di diverse dimensioni e diversi colori. Il colore fluttua nel colore. Queste opere richiamano quasi delle bolle che si liberano in uno spazio senza confine, se non quello della stessa tela.

Successivamente, Rothko semplifica ulteriormente le composizioni, raggiungendo una sintesi estrema: campiture di forma rettangolare, dai bordi incerti ed evanescenti, sono sovrapposte ad uno sfondo monocromo. Tutto è costruito dal colore, infatti non è difficile notare come i colori riflettano gli stati d’animo dell’artista: con l’aggravarsi della sua depressione egli inizia ad usare toni cupi quali il rosso, il blu e il grigio, per giungere infine al nero.

Red over dark blue on dark grey http://framingpainting.com
Red over dark blue on dark grey. Credits: framingpainting.com.

La pittura di questo astrattista statunitense stimola la percezione visiva creando degli effetti quasi illusionistici: gli elementi sembrano muoversi, sprofondare o emergere a seconda del nostro punto di vista. Ciò accade perché le campate di colore sono realizzate tramite una sovrapposizione di pennellate e strati di pittura che donano alla tela bidimensionale un effetto di profondità sconcertante. La profondità che si percepisce osservando queste opere stimola a sua volta emozioni e raccoglimento, fino a provocare nell’osservatore un’adesione intima e spirituale con la tela stessa e, tramite essa, con la psiche dell’artista. Questi dipinti hanno dimensioni notevoli proprio per permettere loro di inglobare lo sguardo del fruitore che non riesce a dominarli. Rispettando la dimensione spirituale, Rothko esprime nei suoi quadri le più forti emozioni umane: tragedia, estasi e destino.

L’artista punta ad una totale eliminazione degli ostacoli tra pittore e idea, ma anche tra idea e fruitore mirando ad una comunione tra essi. Il suo scopo è quindi quello di creare un’intimità tra opera, artista e pubblico

«La gente che piange davanti ai miei quadri vive la stessa dimensione religiosa da me vissuta nel momento in cui li ho dipinti».

Dichiarazione dell’artista.

La meditazione, l’estraneazione dall’esterno e la concentrazione saranno considerate così importanti dal pittore che i suoi lavori avranno destinazioni e criteri di esposizione estremamente precisi e rigidi. Per esempio, fu rifiutata la consegna di un ciclo di tele commissionate da un lussuoso ristorante di New York perché non considerate adatte a un luogo di divertimento; mentre nelle Gallerie volle che le sue opere venissero esposte in un luogo appartato, con un’illuminazione bassa e soffusa.

La sua agognata ricerca mistica della lirica e del sublime avrà il suo apice nei quattordici pannelli che realizzerà per le pareti ottagonali (forma tradizionalmente ricondotta al sacro) della Cappella Rothko a Houston. I toni di queste tele tendono al viola e al nero. Esse sembrano il punto di arrivo di una ricerca e di una sintesi drammatica e disperata: il nero però non è vuoto, non è fine, ma è infinita profondità, è presenza, quasi come se quell’infinito, quell’assoluto a cui puntava si potesse raggiungere una volta arrivati al limite del nulla. Proprio là, dove sembra iniziare il vuoto, inizia la vera contemplazione. I dipinti di Rothko riescono a comunicare con l’anima dell’osservatore portandola in una dimensione trascendente. Entrati nella Cappella si ha quasi l’impressione di essere entrati in un luogo sacro, sospeso, fuori dal tempo e dalla realtà.

The Rothko Chapel http://www.christies.com
The Rothko Chapel. Credits: www.christies.com.

Esasperato dalla sua depressione, Rothko si suiciderà il 25 febbraio 1970, un anno prima dell’inaugurazione del suo capolavoro.

Il concetto chiave di queste opere, dunque, è il linguaggio, la comunicazione. La creazione di un legame e di un’intesa va, quindi, oltre la parola e la forma e trova il suo mezzo espressivo nel colore, linguaggio universale capace di toccare l’animo, indipendentemente dalle convenzioni linguistiche. Rothko riuscì a trasformare l’arte in tramite tra lui, l’Altro e gli altri. Davanti ai suoi quadri, le persone meditano riuscendo ad immergersi in quel percorso visivo-emotivo che l’artista voleva proprio innescare in loro. Per questo, egli non forniva mai al pubblico la chiave di lettura dei suoi lavori, per lui la mancanza di una ricerca personale totalmente libera avrebbe rappresentato «la paralisi della ragione e dell’immaginazione». La capacità di questo artista è stata quella di esprimere la condizione umana in modo implicito, innescando un processo contemplativo che solo affrontato direttamente e individualmente permette di cogliere e comprendere il dramma che Mark Rothko stesso trovava all’interno del suo animo infinito. E tutto ciò è inestimabile.

L’immagine di copertina è la tela No. 17, chiamata anche Green on blue on blue, tratta da Repubblica.it.

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