Come saranno i libri del futuro?

«- You are just a machine, imitation of life. Can a robot write a symphony, can a robot turn a canvas in a beautiful masterpiece?

– Can you?

– Tu sei solo una macchina, un’imitazione della vita. Un robot può scrivere una sinfonia, può trasformare una tela bianca in un’opera, un capolavoro?

– Lei può farlo?»

Io, robot di Alex Proyas, 2004.

L’uomo narra storie da millenni e da millenni alcune di queste storie vengono scritte, fissate su supporti che permettano al maggior numero di persone possibile di leggerle e riviverle: in fondo, questa è la storia dei libri. Ma è una storia ancora in fase di scrittura.

No, non stiamo parlando dell’ennesimo dibattito tra i cari vecchi libri cartacei e gli innovativi ebook. Stiamo parlando del futuro della letteratura, della nuova faccia attraverso cui milioni di storie possono presentarsi, grazie all’applicazione di tecnologie visionarie.

Non è un mistero, il fascino della lettura sta tutto nell’immaginazione, in quel magico processo per cui delle semplici parole in un determinato ordine riescono a portare il lettore in mondi lontani, diversi, talvolta perfino inesistenti, e a fargli vivere emozioni anche in assenza di eventi della vita vera che dovrebbero scatenarle.
Ma il MIT Media Lab dimostra che si può fare di più. Sensory Fiction è solo uno dei progetti tuttora in via di sviluppo che permette di «aumentare» la realtà dei libri: si tratta di un libro con particolari sensori che individuano la pagina che si sta leggendo e che riproducono le sensazioni e le situazioni ivi descritte attraverso uno speciale zainetto. Lo zainetto può far accelerare il battito cardiaco vibrando, può innalzare la temperatura del corpo e comprimerlo tramite della sacche di aria compressa. Insomma, il lettore potrà davvero essere eccitato, imbarazzato, spaventato, vivendo così un’immersione completa nel racconto. Moltissimi piccoli led, inoltre, si accenderanno discretamente di colori differenti a seconda dello stato d’animo, dalla tristezza alla gioia, senza però inficiare la lettura. I punti rivoluzionari sono molti: non solo il lettore può immedesimarsi interamente in ogni personaggio (perché ammettiamolo, di solito facciamo  il tifo solo per il nostro preferito e non vogliamo sentire ragioni), ma l’esperienza offerta rimane coerente con quella che è la classica attività di lettura. Infatti, tutto è estremamente soggettivo, adatto a quel lettore in quel preciso momento, senza coinvolgere stimoli esterni troppo forti, bensì rimanendo concentrati sul singolo. Certo, non è una cosa praticabile la mattina presto in un treno affollato di pendolari, ma anche questo è un aspetto positivo poiché innalza il libro a rito personale, invita gli appassionati di letteratura a dedicare del tempo al solo leggere, permettendo con tutti gli avanguardistici meccanismi di assaporare davvero ogni singola parola. Poi, a differenza di altri progetti simili, come quello elaborato dalla Disney che consiste nella proiezione intelligente e reattiva dei contenuti di un libro, non si toglie la capacità immaginativa: mentre HideOut mira a trasportare le parole in forma fisica e far interagire le due dimensioni, Sensory Fiction amplifica la reazione del lettore attraverso i sensi solitamente meno coinvolti.

Insomma, un’invenzione straordinaria che può dare tutto un altro valore al libro.

E contro chi obietta che, per quanto per bello, il libro però è «un’altra cosa», una cosa da difendere e da non storpiare con la tecnologia, ricordiamo che gli stessi dubbi erano affiorati alla nascita del cinema: si pensava che l’ascesa della narrazione audiovisiva avrebbe completamente soppiantato la narrazione delle lettere stampate. Invece, per quanto i mercati siano cambiati, il cinema appare ancora subordinato alla letteratura dal punto di vista creativo e, a dimostrarlo, c’è l’estesa quantità di film tratti da romanzi o biografie (dai classici ai cosiddetti young adult).

Altro dato a favore sembra la classifica di ebook scaricati (sì, infrangiamo la promessa e prendiamo in causa per un attimo gli ebook). Secondo Librerie.coop-Bookrepublic, raddoppiano i titoli scaricati ma –ed è ciò che ci interessa- la top 5 è dominata da saggi, non da romanzi: gli interventi filosofici di Thomas Nagel sono al primo posto, seguiti da Tutto. Letteratura italiana, manuale con schemi e riassunti, e dal Secondo diario minimo di Eco; infine, una guida sul Giappone e un saggio Il califfato e l’Europa. Ciò dimostra che si ricorre all’ebook specialmente per consultazione, per leggere opinioni autorevoli su questioni particolari o semplicemente per imparare. La narrazione di storie rimane vissuta e interpretata rapportandosi sempre al favoloso insieme di copertina, pagine e carta, al sicuro da ogni pericolo. Dunque, queste applicazioni tecnologiche non sembrano mettere a rischio l’esistenza dei libri, al contrario cercano nuove forme per diffondere racconti. Anziché sostituire i libri, si sta cercando di trovare nuovi mezzi d’espressione proprio come il cinema fece al suo tempo.

Altro dubbio che può venire è quello sull’autorialità: se tali innovazioni dovessero diffondersi, avrebbe ancora senso legger un buon libro, scritto con grandi capacità stilistiche, con arte ed ispirazione, oppure tutto ciò si perderebbe in quanto anche l’opera di uno scrittore improvvisato e povero di talento può trasformarsi in capolavoro grazie alla scienza? La questione è certamente complessa. Innanzitutto, bisognerebbe riflettere sulla presenza di autori dotati di genio letterario e sul loro peso all’interno del mercato editoriale attuale, in cui imperversano (e scalano le classifiche con vendite esorbitanti) libri dalla bassa qualità artistica. Quindi, la domanda diventa: siamo in grado di distinguere il genio dal mero prodotto?

Guardando agli eventi del Nikkei Hoshi Shinichi Literary Award, premio letterario giapponese, la risposta parrebbe essere un no. Un gruppo di programmatori di AI (Artificial Intelligence, Intelligenza artificiale) della Future University di Hakodate ha sviluppato un computer in grado di scrivere un romanzo, The Day A Computer Writes A Novel. Questo romanzo, elaborato interamente dalla macchina a partire da informazioni e regole inserite nel programma, ha superato molte fasi di selezione del concorso, andando quasi vicino alla vittoria. La giuria, ignara del vero autore, non si è accorta di nulla nonostante il titolo. E non si trattava dell’unico autore non umano: di 1.450 manoscritti, ben 11 erano opere di «robot».

E se questo fatto può apparire soltanto come un buffo aneddoto, l’indagine di Matthew Jokers sarà invece più decisiva. Il professore di inglese alla University of Nebraska, esperto nell’ambito degli studi umanistici digitali, ha elaborato un modello che individua in 41.383 romanzi, solamente sei trame di base. Secoli e secoli di creazione artistica, miliardi di pagine, emozioni, personaggi… tutto in sei (al massimo sette) trame.

«Fenomenali poteri cosmici… In un minuscolo spazio vitale!»

Aladdin di Ron Clements e John Musker, 1992.

Per trama Jokers intende il modo in cui l’autore scioglie la vicenda narrata, nei suoi eventi e nei sentimenti descritti, i quali cambiano al procedere della lettura. L’identificazione di sei schemi, quindi, avviene tramite particolari markers del vocabolario usato dall’artista che rendono possibile dividere l’opera in passaggi positivi e negativi e sviluppare così uno svolgimento fondamentale.

L'analisi de Il ritratto dell'artista da giovane di James Joyce, tratta dal blog di Jokers.
L’analisi de Il ritratto dell’artista da giovane di James Joyce, tratta dal blog di Jokers.

Questo modello, accessibile a tutti su GitHub, ha una rilevanza particolare non solo nel campo degli studi letterari ma sull’intero concetto di arte ed autorialità, aprendo un dibattito su quanto sia possibile ridurre a numeri le emozioni scaturite dalla penna di grandi scrittori -e banalizzare brutalmente dei capolavori indiscussi-, ma anche su quanto l’uomo essenzialmente condivida, in modo del tutto incosciente, le stesse idee, gli stessi processi mentali e le stesse vie d’espressione del proprio animo: si dice che l’uomo non riesca a cogliere il concetto di infinito, perché troppo grande rispetto alla sua mortale natura e forse è così anche nei libri, forse oltre certi sistemi non si può andare.

Per questo, lo sviluppo tecnologico e la sua applicazione in campo umanistico e letterario può portare alla scoperta di lati nuovi e sconosciuti a noi stessi lettori, a noi stesse persone, avviando un cammino immensamente importante perché duplice: dall’apertura di nuove strade da percorrere, all’analisi di tutto ciò è stato, verso una più completa comprensione.

Il futuro dei libri non sembra dunque volgere al tramonto e i libri del futuro non sembrano poi così freddi e sterili. Chiudersi nel conservatorismo sarebbe un peccato: il rischio è la perdita di un oceano di affascinanti nuove possibilità, un rischio che forse non si dovrebbe correre.

L’illustrazione iniziale è di Alessandro Pastore in esclusiva per il blog.

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