Alla ricerca di libri antichi e fuori catalogo, oggi, tra passione e difficoltà

Quando parliamo di librerie, nel panorama contemporaneo, la prima immagine che salta in mente è sicuramente quella dei giganti che dominano il mercato: nomi importanti come Mondadori, Feltrinelli, Giunti, case editrici che hanno deciso di aprire centinaia di punti vendita in tutta Italia.
Grandi librerie che, adattandosi alle esigenze del cliente moderno, vendono di tutto, dagli articoli di cancelleria ai film, alla musica e ai giocattoli; inoltre, a riempire i loro scaffali ci sono i titoli – e gli autori – più disparati e improbabili: come After, la saga di Twilight o i libri degli youtubers che ultimamente sembrano spopolare.
In un contesto in cui, ad attirare di più un possibile compratore sembrano essere le novità del momento o, comunque, le edizioni stampate più di recente, pare essersi persa, in un certo senso, quella tradizionale figura di piccola libreria, piena fino al soffitto di libri, dove si respira l’odore delle pagine e dove si possono scoprire imperdibili occasioni.

Tuttavia c’è chi decide di prendere una strada diversa, di distinguersi: questo proposito, abbiamo avuto il piacere di intervistare Cristiano Amedei, proprietario, insieme al suo socio, della libreria Minerva, una piccola libreria padovana, nata nel maggio del 2011, che si occupa di libri fuori catalogo e, soprattutto, di antiche edizioni di varie opere di letteratura italiana – e non solo – dal Duecento fino all’Ottocento.

Reperire i libri antichi non deve essere facile. Quali metodi usate? Dovete spostarvi molto?
Ci sono vari canali attraverso cui reperire il materiale; dipende, innanzitutto, da come il libraio decide di impostare l’attività: c’è chi predilige l’acquisto attraverso le aste specializzate, partecipandovi e provando ad aggiudicarsi i libri che gli interessano. Questo, diciamo, è il meccanismo più semplice: le aste sono note a tutti, arrivano i cataloghi e, in questo modo, ci è permesso scegliere il libro preferito.
Un aspetto svantaggioso, però, è forse il fatto che si rischia di pagare di più, trovandosi in competizione con chi, magari, è interessato allo stesso esemplare.
L’altro canale sono i privati, collezioni dismesse di collezionisti che, stanchi, decidono di cedere o di scambiare i propri lavori o, ancora, lasciti, biblioteche appartenenti a collezionisti che non ci sono più i cui eredi decidono di vendere tutto.
Ci spostiamo sicuramente per tutto il Veneto, può succedere però che ci capiti di uscire anche dalla regione.

Come mai avete deciso di occuparvi in particolare di libri antichi?
Arrivandoci per passi, diciamo: io, personalmente, ho lavorato per un po’ di tempo in una libreria padovana, dopodiché ho aperto una piccola libreria di storia locale, specializzata nella storia, appunto, padovana o comunque veneta. Verificata, poi, l’impossibilità di stare sul mercato vendendo libri moderni ho cominciato, piano piano, a trattare libri fuori commercio e da lì i libri vecchi e poi, infine, i libri antichi.
Alla base c’è, dunque, una scelta commerciale ma, chiaramente, poi c’è stata la passione, in quanto il libro antico è un mondo a sé stante che richiede competenze, nozioni e approfondimenti particolari che si acquisiscono soprattutto con la passione.

la libreria all'interno
L’interno della libreria. Foto dell’autrice.

Quali sono le difficoltà più comuni a cui dovete far fronte tutti i giorni in questo settore?
Nel settore dell’antiquariato, in generale, la difficoltà maggiore non è tanto legata alla vendita del materiale, quanto all’acquisto: si tratta, infatti, di un prodotto che non si può ordinare da magazzini, come per qualsiasi altro genere di merce, che va recuperato, appunto come ho detto prima, o alle aste o da clienti privati, libro per libro o lotti per lotti.
Il problema dunque sta nel recuperare, al minor prezzo possibile, più materiale e, soprattutto, nelle migliori condizioni possibili.


E per quanto riguarda la vendita? Avete tanta o poca richiesta?

Non siamo messi benissimo, questo è sicuro! In realtà dopo un po’ di tempo che ti dedichi a questo mestiere inizi a conoscere collezionisti, colleghi, amatori di cui impari a conoscere i gusti e di cui conosci le collezioni. Si prova, così, a orientare gli acquisti sulla base delle richieste che pensi ti potranno essere fatte.
Certe volte acquisti sapendo che ciò che hai acquistato verrà sicuramente venduto, nel senso che hai una richiesta specifica che corrisponde al libro che hai trovato e che stai cercando, oppure sai che comprerai una tipologia di libri che, tendenzialmente, hanno una certa richiesta, per cui sai già più o meno cosa potrai vendere con tranquillità e cosa, invece, sarà più difficile.

Al giorno d’oggi a dominare il mercato sono, principalmente, le librerie delle grandi case editrici, come Mondadori e Feltrinelli; pensate che ci sia un modo per le librerie indipendenti come la vostra di far sentire di più la propria voce?
Onestamente penso che no, non ci sia un modo per emergerePenso infatti che, per quanto riguarda i libri moderni in commercio, quelli che vengono scritti, stampati e pubblicati oggi, le grandi catene siano ormai inattaccabili dalle cosiddette «librerie indipendenti». È, sostanzialmente, una battaglia persa.
Questo perché, nel corso degli ultimi decenni in particolare, è profondamente cambiata la struttura della vendita del libro che, storicamente, è sempre stata articolata in: scrittore che scrive il libro, editore che decide di editarlo, stampatore, distributore, librerie e, infine, cliente a cui viene venduto il prodotto.
A ciascuno di questi passaggi corrispondeva una figura professionale ben precisa; i grandi marchi come, appunto, Feltrinelli e Mondadori – ma non solo, anche altri all’estero – hanno stravolto completamente questa filiera, impossessandosene totalmente: oggi, cioè, Feltrinelli è, allo stesso tempo, editore, distributore e libraio, non permettendo, quindi, ad un’altra figura di inserirsi all’interno di una filiera che è già interamente occupata da un’unica grande figura.
Non ha senso, dunque, oggi tentare di fare il libraio indipendente: noi siamo diversi da questo punto di vista, ci occupiamo di altro, cioè di libri fuori mercato, che sia il libro uscito da catalogo dieci anni fa oppure il libro del ‘500, che non è mai nemmeno stato inserito in un catalogo. Il nostro, dunque, è un settore differente: l’oggetto rimane lo stesso, ovvero il libro, però sono due realtà distinte e pensare di poter condurre una lotta contro giganti del mercato è un’impresa disperata e, probabilmente, insensata.

Soprattutto in un mercato in cui sta prendendo piede sempre di più il digitale – ebook, kindle e vari – non deve essere facile tentare di difendere il cartaceo…
Vale lo stesso discorso, cioè, il digitale può essere un problema o una risorsa al tempo stesso: un problema dal punto di vista del commerciale per chi si occupa di libri nuovi, ma, più generalmente, può essere considerato una risorsa.
Per quanto riguarda noi, che vendiamo un’altra tipologia di libri, appunto, credo che valga lo stesso discorso che è valso per la creazione di internet: quando, cioè, si diceva che i computer avrebbero sostituito pian piano il libro. Nel caso nostro il computer o, meglio, internet ha costituito e continua a costituire una risorsa piuttosto che un concorrente: uno strumento, insomma, che si può utilizzare per implementare l’attività che non viene, quindi, sostituita ma affiancata.
 

all'esterno, sulla strada, la bancarella in cui si possono trovare vecchie edizioni dei romanzi più famosi.
All’esterno, sulla strada, la bancarella in cui si possono trovare vecchie edizioni dei romanzi più famosi.

Avete qualche suggerimento per chi vorrebbe lavorare nel vostro settore?
Per chi è interessato a fare il libraio generico, di libri nuovi per intenderci, non saprei; non penso che esistano suggerimenti.
Si può provare, innanzitutto, a mandare lettere d’assunzione alle grandi librerie o case editrici.
Io, poi, sono un po’ pessimista, nel senso che non vedo un futuro particolarmente roseo per la figura del libraio indipendente.
Per chi vuole cominciare a «trafficare» con libri vecchi o antichi, in realtà, c’è più possibilità di farlo, nel senso che, entro certi limiti, già adesso ci sono migliaia di librai che lo fanno non professionalmente, ma nel loro piccolo – mercatini, siti specializzati, Ebay addirittura – che trattano libri vecchi o quadri.
Chi, quindi, ha interesse o passione professionale per questa cosa, può già provare a comparare o a vendere qualche libro nei mercatini, provare a concludere un affare, vedere se riesce a comprare una prima edizione importante al minor prezzo possibile; questo potrebbe essere un primo passo.
C’è da tenere conto, però, di un altro aspetto: i commercianti professionisti, in realtà, spesso soffrono della presenza di questi venditori amatoriali che si servono di internet o dei mercatini, in quanto non essendo veri e propri commercianti sono svincolati da alcune «seccature burocratiche» – come le tasse o la partita iva – però, se fatto entro certi limiti, questo può essere un sistema per iniziare a muoversi un pochino nel campo.
Se c’è veramente passione, in realtà, la cosa migliore è sicuramente frequentare le librerie, i mercatini, cominciare ad impratichirsi leggendo i cataloghi e curiosando online sui siti delle librerie che si occupano, appunto, di libri antichi; ci sono moltissime possibilità per impratichirsi, una vasta bibliografia che si può consultare sull’universo dei libri antichi o, più in generale, dei libri vecchi, ci sono addirittura riviste specializzate in questo settore, quindi ci sono moltissime possibilità di documentarsi.
Il discorso si complica quando si tratta di farne un lavoro, chiaramente, in quanto, come gran parte delle attività, anche questa risente della crisi, però noi lo facciamo e speriamo di continuare a farlo e che questo sia un buon auspicio per chiunque voglia provarci!

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